Dieci anni di Mediterranean Hope

Il programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia celebra la ricorrenza con un suo “alfabeto”, una serie di immagini e lettere con significati diversi dal senso comune quando si parla di migrazioni…

Dieci anni del programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Mediterranean Hope (MH).

 

«Per riflettere su quanto fatto e sul futuro del progetto, abbiamo pensato a un nostro vocabolario – spiega Marta Bernardini, coordinatrice di MH – . Uno dei nostri obiettivi e una delle sfide in cui siamo più impegnate è quella di provare a cambiare il tono di voce dei discorsi sulle migrazioni.

Parliamo di persone, non di numeri, di desideri, non di problema. Di qui la scelta di declinare le lettere dell’alfabeto a modo nostro, con immagini ed espressioni che raccontano un punto di vista maturato in questi dieci anni di lavoro collettivo, di cui hanno fatto e fanno parte tante persone, storie, racconti, esperienze, visioni e speranze. Un punto di vista che è sempre parziale, ma è di chi prova a mettersi nei panni dell’altro o altra e soprattutto che non vuole sostituirsi alle voci delle persone che arrivano in Italia, che sia coi corridoi umanitari o a Lampedusa, attraversando il Mediterraneo».

 

Qui la prima immagine del vocabolario di Mediterranean Hope, nelle prossime settimane sui social del progetto seguiranno tutte le altre lettere.

 

Intanto, il 20 giugno a Roma si terrà una prima iniziativa pubblica nell’ambito del decennale di MH, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, e Marta Bernardini sarà ospite a luglio di un talk ad hoc su Rai Tre, nella trasmissione “Protestantesimo”.

 

 

 

 

 

Foto di Stefano Stranges