Il cambiamento con conoscenza, fede, speranza e amore

Nello scorso fine settimana la Consultazione metodista, momento di riflessione, culto e festa, all’insegna della democrazia e delle libertà

 

Si è conclusa domenica 26 maggio la Consultazione metodista tenutasi a Velletri (Roma) ospitata in un rinnovato e sempre accogliente Centro Ecumene: «Un appuntamento importante e particolare per le nostre chiese, per i pastori metodisti e per quelli valdesi che curano le chiese metodiste, proprio perché libero da quelle regole che invece caratterizzano le nostre assemblee nazionali.

 

Un appuntamento di riflessione, culto, festa» ha rilevato il pastore Luca Anziani, presidente dell’Opera per le chiese metodiste in Italia (Opcemi), proseguendo: «Quest’anno si è deciso di dedicare l’attenzione a due temi: la democrazia e la missione. Riteniamo infatti che la nostra chiesa non sia solo una chiesa presente in città ma una chiesa della città, del popolo che la abita, del mondo che la ospita. Non possiamo dunque pensare di poter annunciare l’evangelo senza tenere ben presenti i grandi temi del nostro tempo».

 

«Il cambiamento con conoscenza, fede, speranza e amore», ha ricordato la relazione redatta dal Comitato Permanente. 

 

«Conoscenza – si è detto in assise plenaria –, perché dobbiamo comprendere quali siano i reali e profondi cambiamenti della società del nostro tempo e i grandi problemi che essa pone alla chiesa; conoscenza per comprendere come tali problemi si stiano declinando nel tempo presente: disoccupazione, crisi energetica e ambientale, paura per il futuro, povertà, non identici a quelli che con lo stesso nome avvenivano alcuni decenni orsono […]».

 

Proprio per non dimenticare la storia, il passato e le grandi tappe della chiesa metodista, il venerdì sera è stato presentato il volume Metodisti in Italia, edito dalla Claudiana con il professor Paolo Naso, curatore (insieme a Daniele Garrone e Silvana Nitti) di un libro importante che racconta il metodismo in Italia «grazie a un’indagine di ricerca che potesse essere la più comprensiva e organica possibile, prodotta in questi ultimi anni, dedicata alla storia di questa componente importante del protestantesimo storico del nostro Paese».

 

«Una presenza – ha proseguito Naso – radicatasi in Italia a partire dal 1861, peraltro recuperando alcune spinte evangeliche preesistenti, che poi si consolidarono nel tempo, arrivando a integrarsi con la Chiesa valdese nel 1975. Una componente che, ancora oggi, costituisce uno dei pilastri di quel fronte protestante che si esprime nella Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei). Una storia, quella metodista, fatta da singoli individui, da comunità, da tante opere sociali. Una storia di scommesse vinte, di sconfitte, ma che sono parte del patrimonio del protestantesimo italiano. Una “trama” importante, parola che dobbiamo a un protagonista della storia metodista del secondo dopoguerra, il pastore Sergio Aquilante, che la volle usare per descrivere con astuzia quanto la testimonianza metodista crescesse proprio in un contesto specifico del nostro Paese. Trama nelle vicende di un’Italia dal tempo dell’unità, di guerre mondiali, di tunnel nel fascismo sino alla ricostruzione del dopoguerra. Anni in cui bisognava immaginare formule nuove anche per il coordinamento del mondo protestante, della sua presenza nello spazio pubblico».

 

Sabato mattina, i workshop dedicati alla democrazia, introdotti da Bruna Peyrot, presidente della Fondazione Cento culturale valdese di Torre Pellice (To).

 

«Democrazia che – ha ricordato in occasione del focus dedicato all’informazione (e democrazia) la diacona Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese – è partecipazione di tutti e tutte all’assunzione delle scelte fondamentali del vivere insieme in comunità pacifiche. L’informazione è fondamentale proprio perché la democrazia è un sistema esigente che funziona solo se tutte e tutti sono informati e se esistono spazi in cui le idee, diverse, possano realmente confrontarsi in modo dialogante, partendo dalla prospettiva che ciascuno possa anche cambiare la propria idea ponendosi dinanzi ad altri che hanno idee differenti».

 

«Le chiese – ha quindi ricordato la pastora Mirella Manocchio, presidente della Federazione donne evangeliche in Italia (Fdei) – in una situazione di facili polarizzazioni per la mancanza di luoghi di confronto, possono e devono offrire gli spazi d’incontro e di apertura oggi utili per tessere relazioni e dialoghi fondamentali per innaffiare le radici della democrazia».

 

Nel pomeriggio, poi, il focus sul «cambiamento della chiesa in vista delle missione» ha visto l’interessante e articolata relazione proposta da Laurence Graham, della chiesa metodista d’Irlanda, che ha accompagnato l’arrivo in serata della corale della chiesa metodista coreana di Roma. La Consultazione metodista si è chiusa domenica mattina con il culto del rinnovamento del Patto insieme alla corale della chiesa metodista di Roma di via XX Settembre.