Servizio sanitario pubblico: perché occorre difenderlo

Quattordici scienziati di fama internazionale hanno redatto un appello urgente: ne parliamo con Alberto Mantovani, immunologo e docente universitario

 

Incontro Alberto Mantovani, medico immunologo e oncologo di fama, poche ore prima della sua partenza per un congresso negli Usa. Analisi bibliometriche lo indicano come lo scienziato italiano con il più alto impatto nella letteratura scientifica internazionale.

In Italia abbiamo imparato a conoscerlo, soprattutto nel lungo e drammatico periodo del Covid. Professore di Patologia generale e direttore dell’Istituto clinico dell’Humanitas a Milano, Mantovani è anche un brillante divulgatore scientifico. Tra i suoi libri Il fuoco interiore, il sistema immunitario e l’origine delle malattie (2021). Da molti anni, è un prezioso interlocutore e amico, con la moglie Nicla, della chiesa valdese di Milano. Il suo nome compare nella lista delle quattordici autorità scientifiche italiane (tra cui il Nobel G. Parisi) che hanno recentemente sottoscritto l’appello urgente per salvare il Servizio sanitario nazionale.

 

– Il Servizio sanitario nazionale (Ssn), istituito nel 1978, sino al 2019 ha rappresentato un pilastro essenziale per la qualità della salute dei nostri concittadini. E oggi?

«Il Ssn ha costituito una straordinaria risorsa per la salute nel nostro Paese: una affermazione basata su tanti dati che vanno dall’aspettativa di vita, fra le più alte al mondo, alla mortalità infantile, fra le più basse, a fronte di un investimento pubblico inferiore rispetto agli altri Paesi avanzati. Il Ssn è un po’ come un malato, un malato cronico, su cui pesano diversi fattori di lunga data, ventennali, fra cui sottofinanziamento e inefficienza a fronte dell’invecchiamento della popolazione. I sintomi sono tanti, a partire da liste di attesa lunghissime per tanti esami e cure. È la preoccupazione, nel mio caso l’angoscia, di fronte a questo stato di cose che ci ha spinto a scrivere il documento. Siamo persone diverse per competenza e affiliazione, 7 membri dell’Accademia dei Lincei, alcuni come me che svolgono la loro attività in strutture private che fanno servizio pubblico, alcuni all’estero, alcuni come Giorgio Parisi in settori lontani. Se è vero che il Ssn è malato, esso che continua a svolgere un servizio straordinario, come testimoniato anche recentemente dai dati Ocse. Insomma malato, ma non inguaribile, con al suo interno le risorse di competenza e passione per guarire».

 

– La medicina universale è una risorsa preziosissima per tutti. Ricchi e poveri. Ma non tutti possono considerarsi sullo stesso piano…

«Anche in questo caso partirei dai dati, da un’analisi recente condotta da Censis e Aiop (Ass. italiana Ospedalità privata) dove si paventa uno scenario di “salute per censo”. Ebbene io voglio continuare vivere in un Paese in cui ci si preoccupa di avere un tumore o una malattia autoimmune, ma non del costo della diagnosi e cura o del fatto di perdere la copertura assicurativa. Il nostro sistema, ricordiamolo, fa miracoli, il miracolo a esempio di assicurare ai pazienti con cancro una sopravvivenza superiore alla media europea, anche confrontandoci coi Paesi del Nord Europa (dati Ass. It Oncol. Med). Se vogliamo mantenere e migliorare il Ssn è necessario intervenire a più livelli, non solo economico. Finanziamento: il sistema è sottofinanziato. Efficienza: senza efficienza e senza riduzione del carico burocratico è difficile che, pur immettendo maggiori risorse, si possa ottenere un impatto risolutivo. Appropriatezza: penso ai tanti esami inutili, ai farmaci inutili o usati in modo inadeguato, penso agli antibiotici e al danno associato al loro uso sconveniente. Valutazione: è il motore che può stimolare efficienza e appropriatezza e qui abbiamo un’agenzia dedicata (Agenas). Ricerca: è un elemento essenziale per la sostenibilità dell’intero sistema. La mia visione del Ssn è quella di un ambito di ricerca e innovazione al servizio della salute condivisa.

 

– Medici e paramedici italiani, dopo essersi formati nei nostri atenei, non di rado, vanno a lavorare all’estero. Che cosa li spinge? A questa fuga all’estero si accompagna, al nostro interno, l’altra fuga verso la sanità privata….

«Lavoro in una struttura privata, Humanitas, che serve il Ssn e dove si fa ricerca: essa è parte del sistema di Istituti di Ricerca Ricovero e Cura riconosciuti dal ministero della Salute. Il tema dunque è quello della qualità delle istituzioni pubbliche e private, dell’efficienza, della valutazione e delle sinergie, come quelle che vivo e ho vissuto in particolare al tempo della pandemia di Covid-19. È possibile non solo non perdere cervelli, ma essere attrattivi per i cervelli all’estero. Nel nostro piccolo, lo abbiamo fatto sia per aree di assistenza e ricerca clinica sia per la ricerca preclinica. Le retribuzioni a tutti i livelli sono un problema, ma un sistema di ricerca per essere attrattivo deve essere affidabile, flessibile e meritocratico, tutte cose su cui dobbiamo migliorare. Ma c’è un tema che mi è caro, e lo è ancora di più in quanto è Riforma che mi interroga. Penso al tema vocazionale rivolto ai nostri giovani che escono dalle Facoltà di Medicina. Pochi di loro scelgono le specialità di frontiera, come la Medicina d’urgenza, le chirurgie, l’anatomia patologica, molti optano per specialità meno stressanti e più retributive. Al di là degli aspetti economici, mi chiedo se abbiamo, anzi se io ho fatto abbastanza per trasmettere la passione per la medicina, al di là del livello retributivo e dell’impegno richiesto.

 

– Le risorse economiche destinate al nostro Ssn sono, da tempo, inferiori di 2-3 punti rispetto agli standard europei attestati sull’8% del Pil. È dimostrato che finanziare adeguatamente la sanità è un investimento capace di produrre una crescita sociale di maggiore qualità e un notevole risparmio di costi sociali…

«Rispondo solo su due punti selezionati, vicini alla mia competenza. Anzitutto la ricerca scientifica: se siamo solo utilizzatori di ricerca e innovazione, e non generiamo noi stessi ricerca e innovazione, difficilmente il sistema sarà sostenibile, a fronte dei costi crescenti di molte procedure diagnostiche e terapeutiche. Quindi la prevenzione. È fondamentale investire in prevenzione, prevenire è meglio che curare. Prevenzione vuol dire tante cose, ambiente, stile di vita (es. fumo, sovrappeso, esercizio fisico). Rileviamo a esempio un problema molto grave considerando la realtà dei bambini sovrappeso o obesi: eravamo un Paese virtuoso, ora siamo secondi solo alla Grecia per numero di bambini in questa condizione. Considerazioni simili valgono per l’esercizio fisico. Si tratta di una emergenza nazionale, di cui pagheranno il prezzo gli individui, la comunità e la sostenibilità del Ssn».