Il Signore li riunì da tutti i paesi, da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno. Celebrino il Signore per la sua bontà e per i suoi prodigi in favore degli uomini!
Salmo 107, 3.8

Al Padre piacque di far abitare in lui tutta la presenza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli
Colossesi 1, 19-20

Chi siamo noi? Qual è lo scopo della nostra esistenza? Il Salmo 107 mostra diversi esempi di salvezza. Persone in preda alla fame e alla sete; uomini e donne in cattività; esseri umani malati; naviganti in pericolo. Hanno tutti un motivo valido per lamentarsi. Il dramma che li tocca può essere fisico, morale o spirituale: la fame di pane può anche essere fame di Dio. La minaccia incombente è reale, la possibilità della tragedia è tanto prossima da oscurare ogni speranza. Eppure, in una situazione disperata in cui l’ultima cosa da fare è gridare al Signore, si scopre, invece, che è sempre stata la prima e l’unica da compiere.

Chi siamo noi? Uomini e donne che hanno fatto esperienza di una salvezza simile a questa; diversa nella forma, non nella sostanza. Siamo sopravvissuti: non ci sembra vero, ma è non per merito nostro, bensì per l’amore misericordioso di Dio. Questo fa sgorgare la lode, la riconoscenza, il ringraziamento: che non esprimono soltanto la gioia degli scampati, ma anche l’impegno di chi vede dischiudersi una vita nuova. «La comunità che celebra il culto è formata da quelli che hanno vissuto fino in fondo una storia di salvezza» (J. L. Mays).

Qual è lo scopo della nostra esistenza? Da un lato, raccontare ciò che l’Eterno ha fatto per noi e ringraziarlo. Dall’altro, forti di questo, annunciare la sua benignità a ogni generazione. Il Signore salva, quindi può salvare. Chi lo vede, chi si lascia coinvolgere e partecipa alla lode e al ringraziamento, si rallegra. È una buona notizia, è motivo di gioia. Chi non vede, ne è escluso e può solo restare in silenzio. Ma la festa, legittima, non è un festino: l’ultima parola è un invito alla meditazione. Chi ha visto e compreso, riflette per vedere meglio e comprendere maggiormente chi siamo noi, qual è lo scopo della nostra esistenza e chi è Dio e cosa vuole.

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