Campioni d’Italia! Lo possono urlare a squarciagola i ragazzi del Pinerolo FD che domenica 18 giugno si sono aggiudicati il titolo nazionale di calcio per diversamente abili per il secondo anno consecutivo, dando seguito ai titoli regionali di calcio a 11 e a 5 conquistati di recente. Un successo arrivato al termine di una giornata in cui i ragazzi guidati da Gianluca Gallina hanno battuto Torino FD, Total Academy Torino e Total Academy Genova. E, se nelle prime due gare, i detentori del titolo nonché favoriti del torneo si erano sbarazzati con una certa facilità delle due squadre torinesi (6-0 e 4-0 i risultati), nell’ultima contro i liguri hanno dovuto tirare fuori tutto il loro carattere per ribaltare una situazione che li vedeva in svantaggio di due reti dopo pochi minuti «Forse è questa la soddisfazione più grande: nell’ultima partita siamo scesi in campo un po’ tesi e nervosi, ma i ragazzi sono stati in grado di reagire alla grande ribaltando lo svantaggio e dimostrando una freddezza e un carattere degni di una grande squadra», racconta orgoglioso mister Gallina. Un gruppo che, da oltre sei anni, lavora con grande serietà e che ha dato a questi ragazzi la possibilità di essere riconosciuti e di riconoscersi a propria volta come calciatori e non come diversamente abili. «La cittadinanza e le istituzioni ci sono sempre stati vicino e, per molti di questi ragazzi, alcuni dei quali un tempo giocavano in società sportive del territorio, si è riaccesa la luce e hanno avuto la possibilità di sentirsi nuovamente calciatori. Questo è il vero traguardo».

Questi successi, sportivi e non, fanno di questo gruppo un esempio da seguire per molti operatori e rappresentano motivo d’orgoglio per la città di Pinerolo, come ha dimostrato la grande partecipazione di pubblico alla conquista del titolo regionale ottenuto tra le mura amiche, anche grazie alla presentazione in diversi istituti scolastici di questo progetto «Il segreto del successo di questa esperienza – prosegue Gallina – è proprio questo: considerare questi ragazzi come atleti, senza nessun tipo di pietismo, che è l’errore più facile da commettere in queste situazioni. Quello che richiedo ai miei ragazzi è lo stesso che chiederei a qualsiasi gruppo sportivo: prestazione, impegno e, naturalmente, rispetto delle regole, dei compagni e degli avversari». Un successo strameritato quindi, per la capacità non soltanto di ottenere brillanti risultati sul campo, ma anche e soprattutto di diffondere una cultura sportiva che dimostri come il calcio possa, ogni tanto, rappresentare qualcosa di bello e pulito da insegnare alle giovani generazioni e un autentico mezzo di inclusione sociale.

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