Se ne parlava già da tempo, ma ora è arrivata la conferma: il disarmo totale e definitivo di Euskadi Ta Askatasuna (Paese Basco e Libertà).

La data prevista per tale evento, l'8 aprile 2017, non appare casuale. Cadrà infatti pochi giorni prima dell'Aberri Eguna. La prima celebrazione del Giorno della Patria basca risale alla Domenica di Pasqua del 1932. Con questa ricorrenza il nazionalismo basco intendeva richiamarsi all’insurrezione irlandese della Pasqua del 1916.

E non si può escludere che proprio in occasione dell'Aberri Eguna di quest'anno ETA dia l'annuncio di autoscioglimento come organizzazione armata.

La scorsa settimana Bake Bidea, piattaforma della società civile che promuove il processo di pace in Euskal Herria, aveva organizzato un convegno (“Il disarmo al servizio del processo di pace”) a Biarritz, nel Nord del Paese basco (Ipar Euskal Herria, sotto amministrazione francese). Vi avevano preso parte numerosi esperti e rappresentanti degli “Artigiani della Pace”. Tra questi, le cinque persone arrestate lo scorso dicembre mentre si apprestavano a mettere fuori uso un certo quantitativo di armi di ETA (come concordato con l'organizzazione indipendentista armata). Un gesto di “buona volontà” che si voleva propedeutico alla soluzione politica del conflitto, ma che invece era incorso nella repressione e nella manipolazione mediatica.

A circa due anni dalla “Conferenza umanitaria per la pace nel Paese Basco” che aveva partorito la “Commissione di giuristi per la pace nel Paese Basco” (composta da una ventina di persone) e a cinque anni dall'inizio del mandato del governo socialista francese, il Convegno di Biarritz ha rappresentato l'occasione per un bilancio e una riflessione sul ruolo della società civile nel promuovere il processo di pace.

Un breve riepilogo sugli eventi di Luhuso.

Il 16 dicembre 2016 alcuni rappresentanti della società civile avevano preso la decisione di intervenire direttamente, in prima persona, nel disarmo di ETA.

Tra loro, i due primi arrestati: Michel Berhocoirigoin (ex presidente di Euskal Herriko Laborantza Ganbara e sindacalista) e Jean-Noël Etcheverry (militante di organizzazioni ambientaliste basche come Bizi). Entrambi conosciuti per la pluridecennale attività politica, sindacale e sociale.

In un primo momento si era parlato anche di Michel Tubiana, presidente onorario della Lega per i Diritti dell'Uomo di Francia. Invece non si trovava tra gli arrestati, ma soltanto perché non era uscito da casa per tempo. Si dichiarava comunque a disposizione delle autorità in quanto firmatario del documento sottoscritto da Michel Berhocoirigoin e Jean-Noël Etcheverry.

Inoltre Tubiana condannava fermamente l'arresto dei due esponenti pacifisti e ribadiva il suo coinvolgimento per la pace e il disarmo.

Nella medesima circostanza venivano fermati la giornalista Béatrice Molle-Haran (di Mediabask), Michel Bergouigan e Stèphane Etchegaray che doveva riprendere l'operazione.

Per l'occasione era stata messa in campo un'operazione congiunta della Guardia Civil spagnola e della Direccion General de Seguridad Interior (DGSI). Operazione che venne poi presentata dal Ministero dell'Interno come un “nuovo colpo assestato agli arsenali di ETA”.

Dopo quattro giorni di detenzione i cinque furono rimessi in libertà, ma posti sotto controllo giudiziario e accusati di “porto, trasporto e detenzioni di armi, di munizioni e prodotti esplosivi in associazione con organizzazione terrorista”. Accuse per cui, in teoria, potrebbero essere condannati dai 15 ai 20 anni di prigione.

Con una loro dichiarazione scritta in precedenza, prevedendo un'azione giudiziaria, Tubiana, Berhocoirigoin e Etcheverry rivendicavano che “in quanto esponenti della società civile e senza nessun legame e subordinazione rispetto a ETA abbiamo deciso di dare inizio al processo di disarmo dell'organizzazione armata con la distruzione di un primo stock di armi corrispondente al 15% dell'arsenale di cui dispone ETA”.

Significativa la risposta popolare al loro appello di “mobilitarsi in massa, in modo totalmente pacifico, per sostenere la necessità di un disarmo ordinato e controllato”. Una grande manifestazione si era tenuta a Baiona all'insegna della parola d'ordine: “Bakearen alde, liberté pour les artisants de la paix”.

Altre manifestazioni a sostegno dei cinque militanti si svolgevano in tutta Euskal Herria il 17 dicembre 2016, nel giorno successivo al loro arresto.

Stando a quanto riportava Le Monde “l'essenziale dell'arsenale militare dei separatisti di Euskadi Ta Askatasuna è nascosto in Francia”. Anche dopo l'abbandono della lotta armata nel 2014, secondo il noto quotidiano francese, centinaia di fucili d'assalto, pistole, esplosivi rimarrebbero ancora disseminati e nascosti in rifugi e nascondigli. E Le Monde confermava chediverse centinaia di persone e numerosi eletti della regione parteciperanno a questa operazione (8 aprile nda) di inedita ampiezza”.

“ETA ci ha affidato la responsabilità del disarmo del suo arsenale e, alla sera del prossimo 8 aprile, ETA sarà totalmente disarmata” ha ripetuto in varie occasioni Etcheverry. Ricordando poi come da tempo la società civile basca sia in attesa di un intervento del governo francese a favore del processo di pace avviato nel 2011 con la Conferenza internazionale di Ayete a Donosti (San Sebastian).

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