Rola Sleiman ha fatto la storia. Il 26 febbraio scorso è divenuta infatti la prima donna araba a venir consacrata pastora in Medio Oriente. Accade a Tripoli, in Libano, nella locale Chiesa presbiteriana.

Dal 2008 serviva la sua chiesa come predicatrice, svolgendo in sostanza tutte le funzioni di un pastore con l’eccezione dei battesimi e delle comunioni. Poteva celebrare matrimoni e funerali, sempre però accompagnata dalla presenza di un pastore maschio ordinato. Poi la voglia di fare di più, e di vincere le resistenze di un mondo generalmente riservato ai maschi. Lo schiacciante voto del Sinodo, 23 voti favorevoli e uno solo contrario le hanno quindi infine aperto le porte dell’ordinazione pastorale.

Il particolare contesto, arabo e libanese, in cui le donne vivono in una condizione di subalternità, non certo solo in ambito religioso, ma anche politico (pochissime donne in parlamento), giuridico ( le norme che di fatto sanciscono la subalternità femminile si sprecano) e sociale, rende questo gesto anche un forte momento simbolico, al di là forse delle effettive volontà. Ma è indubbio che lo sia.

Nella tradizione cristiana le donne hanno un ruolo decisivo, si pensi all’esaltazione del ruolo di Maria e delle varie sante nel cattolicesimo e nell’ortodossia , e ancor più al fatto che proprio alle donne Gesù sceglie di mostrarsi dopo la risurrezione. Eppure, con l’eccezione di varie denominazioni protestanti, il panorama religioso rimane una prerogativa rigidamente maschile (come ha ribadito anche papa Bergoglio, chiudendo alle ordinazioni femminili rifacendosi a quanto affermato da Giovanni Paolo II nella lettera apostolica datata 1992.

La Chiesa presbiteriana in Libano è ovviamente una piccola minoranza nel paese (circa 3 mila membri) e la consacrazione di Rola rimane un’eccezione e non certo la regola, e sicuramente non troverà repliche sotto altre insegne. Ma rimane molto alto il valore del gesto, prima pietra di un edificio che si spera possa innalzarsi solido.

«Cristo è amore, e l’amore non fa distinzioni fra donne e uomini» ha pronunciato la neo pastora durante la cerimonia di insediamento, per poi proseguire ribadendo l’importanza del segnale lanciato dalla chiesa presbiteriana in una nazione che mostra dilaganti discriminazioni, ma che ospita anche un combattivo movimento femminista: «Se la chiesa discrimina le donne, cosa dovremmo aspettarci dallo Stato? Ecco un motivo in più perché questa sia una giornata da ricordare».

Rola Sleiman è nata quarant’anni fa a Tripoli (la città libanese, non quella libica) da padre siriano e madre libanese e ha studiato alla scuola di teologia di Beirut, proprio grazie all’incoraggiamento dei genitori.

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