Io, il Signore, sono il guardiano della vigna, io la irrigo a ogni istante; la custodisco notte e giorno, affinché nessuno la danneggi
Isaia 27, 3

In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli
Giovanni 15, 8

Negli ultimi anni, a seguito dei diversi movimenti a favore dell’ecologia e di un uso più responsabile delle aree verdi intorno a noi, sono stati ritagliati degli spazi nelle nostre città dove coltivare qualche pianta, della verdura, dei frutteti in miniatura. A Torino, nella centralissima Porta Palazzo, uno di questi spazi è disponibile a chi passa, e si possono raccogliere liberamente i frutti di questi angoli verdi di città. Ricordo i miei nonni, quando ero piccolo, e la loro dedizione per gli orti che i loro comuni di residenza mettevano a disposizione come passatempo per la pensione. Erano più grandi degli spazi verdi di oggi, la gente si incontrava e si scambiava i frutti del loro nuovo hobby. Si trapiantava già allora nella città, sempre più coperta dall’asfalto e dal cemento, un po’ di quella vita agricola e contadina che per i nostri nonni era la semplice quotidianità. Dio si presenta oggi come il guardiano della vigna. Non un semplice custode che vigila all’ingresso, ma un sollecito volontario dal pollice verde che la cura, la irriga, la difende dall’avanzare del cemento dell’indifferenza, della distrazione, dell’odio. Così è la grazia: cura costante e amorevole da parte di Dio per la nostra vita, in totale gratuità. E c’è di più: la responsabilità e la cura di questa vigna vengono condivise con noi. Siamo non soltanto i destinatari delle sue attenzioni, ma diventiamo anche collaboratori e corresponsabili di questa vigna. Il nostro dare frutto – o almeno il tentare – è fiducia di Dio nei nostri confronti, che usa le nostre mani per continuare la sua opera, le nostre vite per parlare ancora del Regno. «In questo è glorificato il Padre mio» (Gv 15, 8). Dio lavora per noi e con noi. C’è speranza a sufficienza, se ci pensiamo, per allargare i confini dei nostri orti e delle nostre vigne, non più ritagli nelle città, ma segni del Regno che è già in mezzo a noi.

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