Giovanni, testimone della luce

Un giorno una parola – commento a Giovanni 1, 6-7

Celebrate con me il Signore, esaltiamo il suo nome tutti insieme
Salmo 34, 3

Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui
Giovanni 1, 6-7

Il pensiero è in questi due versetti del Quarto evangelo costruito su due parole: testimone e luce; la luce è Gesù Cristo, il testimone Giovanni il battista. Fare ricorso all’immagine della luce per parlare di Cristo e della sua opera è una caratteristica di questo vangelo. La luce è realtà opposta alle tenebre, suggerisce pensieri di chiarore, di autenticità, di realtà positive laddove le tenebre esprimono il pensiero opposto: negatività, doppiezza, malvagità.

La contrapposizione fra queste due realtà non richiede molti commenti, parla da sola, si tratta di un’immagine molto eloquente per definire la nostra vita personale e collettiva, dentro e fuori di noi ci possono essere solo realtà positive o negative, bene e male o non piuttosto entrambe: luce o tenebre, gioia e dolore? Se, come dice l’apostolo, Cristo è luce dove egli è presente c’è vita, una vita che si impone da sé, evidente. Se c’è al mondo una realtà che non ha bisogno di essere dimostrata è proprio la luce, non è il caso di convincere qualcuno che a mezzogiorno c’è luce. Perché allora Giovanni afferma che Giovanni è testimone della luce di Cristo significa che non è evidente, bisogna individuarla. La luce di Cristo il messaggio della vita positiva efficace che propone va scoperto e può esserlo solo se c’è qualcuno che lo conferma.

Dover scoprire una luce nel buio è paradossale, se c’è si vede o c’è o non c’è; se c’è si vede, così è nella natura. Nelle tenebre dello spirito dell’anima non è così, bisogna essere guidati alla scoperta di Cristo: la luce di Cristo è quanto si è visto nel testo di lunedì dove la croce segno di morte è la porta della vita.

Immagine: via istockphoto.com