Un movimento plurale europeo

Rubrica «La Riforma Protestante. Fatti, personaggi, idee», a cura della pastora D. Di Carlo, andata in onda domenica 26 marzo durante il «Culto evangelico», trasmissione di Radiouno a cura della Fcei

 

L’Europa è sempre stata importante per il protestantesimo perché essa rappresenta non solo un’unione di popoli ma anche quella terra comune a donne e uomini che hanno avuto l’esigenza di tornare all’Evangelo della grazia annunciato dalla Parola del Signore. Da Edimburgo a Ginevra, da Wittenberg a Lucca, la Riforma protestante è nata in maniera plurale grazie al lavoro e all’impegno di persone innamorate della fede.

È per questo che le chiese protestanti hanno vissuto con passione, nel bene e nel male, le vicende europee dei secoli a seguire, esprimendo una ricerca di unità a volte anche in presenza di contraddizioni o difficoltà che ne hanno rallentato il processo.

Proprio in questi giorni gli eredi della Riforma hanno celebrato con convinzione i 60 anni dei «Trattati di Roma» indicando nella pace il risultato più importante raggiunto dall’Unione stessa. Nel marzo 1957 i governi dell’Italia, Francia, Germania ovest, Olanda, Belgio e Lussemburgo si davano appuntamento al Campidoglio per coordinare i programmi di ricerca relativi all’energia nucleare assicurandone un uso pacifico e dando origine alla Comunità economica europea.

Ma le chiese si incontrano non tanto per celebrare quella pace o quel passato glorioso che ha visto, in tutti i paesi, donne e uomini che hanno dato la vita per poter predicare la Parola evangelica, ma anche per capire come oggi la Riforma protestante possa essere ancora attuale e capace di incidere e dire qualcosa al nostro tempo.

Una Riforma, quella protestante, che non è fatta solo di parole ma anche di fatti e di azioni che cercano di affrontare a esempio le emergenze migratorie comuni a gran parte dell’Europa che sempre più diventa un territorio dove il pluralismo religioso è presente. Le chiese riformate, abituate da molti anni al dialogo ecumenico e interprotestante, possono allora avere un ruolo fondamentale nel colloquio tra le diverse fedi o confessioni ma anche un’influenza politica sui governi europei affinché ciascuno possa avere un luogo di culto nel quale esprimere la propria fede.

Inoltre la buona pratica dei Corridoi umanitari promossa dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla Comunità di Sant’Egidio appare, per ora, ad alcune chiese protestanti francesi e tedesche, ma speriamo con il tempo anche ad altre, un modo necessario per predicare l’accoglienza ricevuta da Cristo e offerta in questi ultimi mesi a chi scappa dalle guerre, dalle violenze, dalle povertà.

In futuro ci troveremo necessariamente a festeggiare altri anniversari della Riforma protestante con il contributo di sorelle e fratelli che provengono dall’Africa o dall’Asia e che cambieranno il volto delle nostre chiese e dell’Europa tutta arricchendola di linguaggi, di gesti, di sguardi sul mondo. Del resto appartenere alle chiese protestanti porta con sé quella necessaria e continua riforma delle chiese stesse che si aprono al contributo di chi le abita e così le definisce di nuovo e sempre di nuovo ancora. 

Foto di Nicola Pedrazzi