Il Libro. Medioevo inquisitoriale

Un nuovo ritratto del Medioevo e una trama in cui santi, inquisitori e inquisiti si confondono

Dal 18 novembre è in libreria “Medioevo inquisitoriale” di Marina Benedetti (Salerno Editrice) l’ultimo libro dell’autrice che insegna Storia della Chiesa medievale e dei movimenti ereticali presso l’Università degli Studi di Milano e che per l’editrice protestante italiana Claudiana ha pubblicato i volumi: Il «santo bottino» - Circolazione di manoscritti valdesi nell’Europa del Seicento e Donne valdesi nel Medioevo

Il volume della storica Benedetti è stato recensito ieri su Il Manifesto da Marina Montesano.  

Nella recensione, si legge: «In Francia, il complesso intreccio venutosi a creare negli ultimi decenni del ’400 tra eresia, magia e primi accenni di «caccia alle streghe» si manifesta nel drammatico episodio della cosiddetta vauderie d’Arras, nell’Artois. Un eremita condannato a morte per reati di magia demoniaca confessa di aver avuto alcuni complici. Arrestati e sottoposti a tortura, anche questi finirono per confessare, denunciandone a loro volta altri. Chiamati «valdesi» (vaudois), sono accusati di formare una setta criminale al servizio del demonio, che incontrano nel corso di riunioni notturne alle quali giungono in volo, a cavallo di piccoli bastoni, dopo essersi cosparsi di unguento magico per andare en vaulderie, una prefigurazione del Sabba, dove rinnegano la fede cristiana e prendono l’impegno di commettere ogni genere di nefandezza: diffondere epidemie, rendere infecondi i campi, sterili le persone. […] A testimoniare questi primi episodi ci sono diversi Trattati, incluso uno non inquisitoriale, ma in forma poetica e sarcastica, denso di quella misoginia che è pure un tratto del secolo; è Le Champion des Dames di Martin Le Franc, redatto fra 1440 e 1442. A margine, la celebre immagine di due donne in volo a cavallo di una scopa e di un bastone: «la strega in volo e l’espressione en vaulderie s’incontrano mostrando il sopravvento del metareale sul reale».

Nel libro emerge un nuovo ritratto del Medioevo inquisitoriale e in quarta di copertina si legge appunto, «Sono solo alcuni frammenti del “Medioevo inquisitoriale” raccontato in questo libro, una vicenda ricostruita attraverso documenti inediti, protagonisti più e meno noti - a partire dal XIII secolo -, fino alla crociata contro i valdesi del 1488. L’inquisizione medievale si nutre spesso di luoghi comuni che l’autrice s’impegna a sfatare, ricostruendo una vicenda dalle origini complesse e dagli esiti talvolta paradossali. Ne emerge un nuovo ritratto del Medioevo e una trama in cui santi, inquisitori e inquisiti si confondono, i frati partecipano alle crociate, le inchieste vengono annullate, gli inquisitori sono santi, i processi escono dagli archivi e circolano nell’Europa del XVII secolo».

Dunque, un viaggio nella storia che parte dal 1252 quando l’inquisitore Pietro da Verona viene assassinato: «Un vero  e proprio cold case medievale a rafforzare il potere dell’officium fidei, per cui si arriva ad accusare di eresia perfino alcuni santi». E dove «Nel XIV secolo, da Avignone, il papa impiega gli inquisitori per combattere i signori della penisola italiana. A Milano, nel 1437, Bernardino da Siena condanna dal pulpito il maestro d’abaco cittadino dando avvio a una serie di processi in cui i principali testimoni risultano i suoi studenti».

La concezione stessa di cosa fosse «eretico» si ampliava a dismisura, ricorda ancora su Il Manifesto Marina Montesano «arrivando a includere le pratiche magiche avvertite come demonolatriche. È così che l’interesse dell’inquisizione si sposta, almeno per una stagione (in età moderna, nel pieno della «caccia alle streghe», lo farà assai meno), verso questo ambito. Benedetti mostra molto bene la vicinanza fra contesto ereticale e stregonico attraverso “il caso valdese”».

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