La consolazione che viene da Dio

Un giorno una parola – commento a Isaia 40, 1

Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio
Isaia 40, 1

Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono; ed egli li accolse e parlava loro del regno di Dio, e guariva quelli che avevano bisogno di guarigione
Luca 9, 11

Le prime parole di questa piccola raccolta dei messaggi di Dio per Israele sono ripetute con insistenza: «Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio» (40, 1). Dopo il tempo di una estrema desolazione, il popolo deve essere «consolato», cioè deve essere messo nella condizione di cessare le sue lamentazioni, di rimettersi in piedi e ritrovare coraggio perché dal cuore di Dio scorre un avvenire.

Voglio ricordare alcuni punti fermi riguardo alla consolazione.

Il primo riguarda il fatto che la vicinanza di Dio nella nostra esistenza ci porta a partecipare, con passione, alla storia dei nostri fratelli sofferenti affinché proprio per loro vi sia la fine di ogni tribolazione. Il secondo riguarda il fatto che consolazione è “dono di consolazione” e non solo ricerca di essere noi consolati; è vocazione per consolare e non frutto da gustare gelosamente. Il terzo riguarda la debolezza, oggi, della consolazione, perché siamo sommersi dalla domanda: come offrire consolazione ai molti donando amore e libertà dalle sofferenze?

Se siamo da Dio in Cristo liberati dalle tribolazioni e siamo in pace, consolati, possediamo una forza e un dono da condividere con tutti coloro che oggi sono schiavi della malvagità e soffrono. Nella nostra società, nuovamente sconvolta dalla violenza e dalla prepotenza, il ruolo del credente nel Signore Gesù è quello di spianare ogni avversità e di rendere libero il cammino dei molti per manifestare l’opera grande del nostro Dio: il Consolatore!

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