Appartenere al Regno di Dio

Un giorno una parola – commento a Luca 13, 29

Benedite il Signore, voi tutte le opere sue, in tutti i luoghi del suo dominio! Anima mia, benedici il Signore!
Salmo 103, 22

Ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione a mezzogiorno, e staranno a tavola nel Regno di Dio 
Luca 13, 29

Mio cognato aveva adottato un cane poliziotto dismesso per raggiunti limiti di età. Personalmente amo gli animali e cercavo in ogni modo di accaparrarmi l’amicizia di Rusty, ma… Niente, non c’era verso: la risposta era sempre un inquietante ringhiare nei miei confronti. Ne parlai con mio cognato che, sorridendo, quella sera mi invitò a sedermi a cena con lui e tutta la famiglia in giardino. Da allora finirono i problemi: Rusty, vedendomi a tavola con gli altri, capì che ero “della famiglia” e mi mostrò la sua amicizia accettando le mie coccole, senza ringhiarmi più.

Questo piccolo aneddoto ci aiuti a riflettere sulla grandezza della nostra appartenenza al Regno di Dio: essere familiari con l’Eterno, il Creatore. L’appartenenza al popolo di Dio ci riveste di una grande dignità: “Voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato” (1 Pietro 2, 9). Il prezzo è stato altissimo, ma nulla poteva fermare la volontà e l’amore di Dio, “Colui che vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità (1 Timoteo 2, 4). Tutti e non alcuni, tutti da ogni angolo del mondo, perché una grazia riservata ad un sol popolo era poca cosa agli occhi di Dio.

Siamo chiamati e chiamate al banchetto delle nozze dell’agnello, lì dove ogni cosa risplenderà della luce della gloria di Dio, lì dove ogni lacrima sarà asciugata, lì dove la morte non sarà più, come ci annuncia l’Apocalisse.

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