Il dono delle primizie

Un giorno una parola – commento a Proverbi 3, 9

Onora il Signore con i tuoi beni e con le primizie di ogni tua rendita
Proverbi 3, 9

Prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo
Luca 6, 35

Ho un ricordo particolarmente bello dell’apertura delle attività ecclesiastiche nella Chiesa valdese di Luserna San Giovanni, in particolare dell’incontro conviviale organizzato dalla Commissione Stabili in occasione della Festa del raccolto all’inizio dell’autunno (ero secondo pastore negli anni 1978-1981). Chi coltivava ancora la terra donava ortaggi, frutta, formaggio, uova, salumi, vino, dolci e gli altri contribuivano con varie offerte. Il pomeriggio si concludeva con un pasto comunitario, la “merenda sinoira” (un po’ merenda e un po’ cena), che potrebbe forse corrispondere a un’apericena, ma con prodotti a chilometro zero. Era l’espressione del ringraziamento al Signore per i frutti della terra dell’anno agricolo trascorso e per la grazia di poter vivere un nuovo anno ecclesiastico. 

Il riferimento biblico era anche a Proverbi 3, 9; l’offerta al Signore era nel segno della condivisione fraterna e della riconoscenza per tutti i doni ricevuti. Il modo più appropriato di onorare il Signore per i membri di una comunità con un’alta presenza di lavoratori e lavoratrici era anche donare agli istituti per anziani e alle famiglie in stato di necessità una parte delle loro risorse.

Un anno fui colpito dal dono di un sacchetto di patate donato da un contadino che, sebbene fosse molto povero, aveva desiderato offrire il suo contributo. 

Tavola valdese, Concistori e Consigli di chiesa hanno un fondo diaconia che eroga piccoli aiuti a fondo perduto e piccoli prestiti a tasso zero. Medici, farmacisti (mio nonno Antonio Adamo era fra questi) e infermieri/e (ricordiamo le diaconesse) valdesi alle Valli e nella diaspora, quando non esistevano ancora le mutue, hanno curato e aiutato, senza distinzione di appartenenza religiosa, un numero altissimo di persone. Al tempo dell’epidemia di Spagnola, dentro e fuori della chiesa, vi furono persone che si dedicarono alla cura dei malati con generosità e rischio della vita. Certo, anche allora c’erano negazionisti e speculatori, che sarebbe più corretto chiamare sciacalli, ma il numero di costoro era decisamente inferiore a quello delle persone responsabili e generose.

Noi siamo invitati a pregare il Signore, perché ci doni in ogni tempo figli e figlie dell’Altissimo. 

 

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