Una costellazione di parole buone

Concluso il 37° Kirchentag, la festa delle chiese evangeliche tedesche. Grande folla, grande attenzione ai temi sociali. Folta delegazione della Chiesa valdese

 «Che fiducia è questa che tu hai?». L’interrogativo del nemico assiro rivolto a Ezechia (cfr. II Re cap.18, 19), re d’Israele, che nel suo credere in Dio non vuole cedere a compromessi, è stato il motivo biblico conduttore di questo 37° Kirchentag (Kt – festa delle chiese evangeliche tedesche) svoltosi a Dortmund, nel cuore della Ruhr, dal 19 al 23 giugno. Una fede che resiste nonostante sia circondata da forze ostili. Cifre da capogiro: 130.000 partecipanti, 70 paesi rappresentati, 2650 ospiti, 2400 iniziative diverse. Queste ultime per lo più concentrate nel vasto Mercato delle possibilità allestito nel centro fieristico di Dortmund. Qui tra i numerosi stand si poteva visitare quello della Chiesa valdese con la Commissione sinodale per la Diaconia (Csd). Daniele del Priore, responsabile delle strutture ricettive della Csd stessa, ha registrato con il suo team di lavoro (coordinato da Marta Lausarot) molti contatti utili, anche da parte di gruppi che vogliono scoprire l’Italia evangelica e le sue sfide. Presente anche lo stand del Servizio cristiano di Riesi, progettato e allestito da ex-volontari, come tiene a precisare la segretaria del Centro Jacqueline Kahnmeyer, visibilmente soddisfatta dai tanti contatti avuti: indice dell’interesse che l’opera continua a suscitare. Al culto di apertura del Kt la colletta è stata destinata al lavoro tra i migranti che svolgono le chiese evangeliche in Italia e al popolo siriano.

L’Italia è stata particolarmente presente in questo Kirchentag che compie i suoi primi 70 anni (è nato infatti nel 1949 sulle macerie della seconda guerra mondiale). Il pastore valdese Sergio Manna ha tenuto uno studio sul libro di Giobbe e il prof. Eric Noffke ha svolto una conferenza sulla nuova traduzione italiana della Bibbia. Il decano della Facoltà valdese di Teologia Fulvio Ferrario era presente con un gruppo di studenti che avevano partecipato nei giorni precedenti a un seminario a Paderborn. Il pastore valdese Marco Di Pasquale è il nuovo rappresentate italiano nel Comitato internazionale del Kt. Tra gli ospiti più applauditi il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che in buon tedesco ha testimoniato davanti a ottomila persone dell’apertura della sua città nei confronti dei migranti. Il manifesto Carta di Palermosi apre con l’affermazione che prima di tutto siamo persone indipendentemente dalla condizione. In tribuna, accanto a Orlando, il presidente della chiesa evangelica in Germania Heinrich Bedford Strohm (che recentemente ha visitato in Italia il lavoro che svolgono le nostre chiese per i profughi) che ha lanciato l’appello (anche al governo tedesco) affinché siano immediatamente lasciati scendere dalla Sea Watch3 i 43 profughi. «In Germania e in Europa – ha detto – ci sono città pronte ad accogliere i profughi in fuga da paesi devastati, non è vero che per loro non ci sia posto in Europa». È intervenuta anche la giovane Mattea Weihe, dell’equipaggio della Sea Watch, che ha raccontato come a bordo i profughi siano ormai in condiziono di sfinimento, è una vera violenza, quella che viene perpetuata. La politica italiana sul tema ne è uscita piuttosto malconcia. Da più parti, è risuonato il termine “vergogna” italiana. Criminalizzare chi aiuta e giustificare chi chiude porti e porte è un gioco al massacro che rinnega in modo cinico i principi di umanità e solidarietà che ispirano il progetto europeo.

Tra le voci più ascoltate (e applaudite) al Kt quella di Paolo Naso del programma Mediterranean Hope (MH) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che, davanti a ottomila giovani, nella centralissima HansaPlatz, è stato intervistato dal pastore Ulrich Möller, dirigente della Chiesa della Westfalia. Naso ha simbolicamente regalato al pubblico una croce fatta con legno di un barcone, una coperta termica che viene offerta come primo aiuto e una borraccia d’acqua di quelle che si offrono a chi sbarca disperato. Il lavoro che la Federazione delle chiese evangeliche in Italia nell’ambito di MH è stato accolto con interesse da un pubblico giovane, giovanissimo. A illustrarlo ha concorso anche Marta Bernardini che, in Sicilia, se ne occupa direttamente.

Alla conferenza stampa conclusiva del Kt il suo presidente Hans Leyendecker ha affermato: «Volevamo un Kirchentag politico e ce l’abbiamo fatta, ma questa è anche stata una festa della fede e della fiducia in cui il coraggio civile dei credenti si è palesato». La cancelliera Angela Merkel nel suo intervento ha ricordato come i 70 anni del Kt, in qualche modo, abbiano ritmato la vita della Germania: un’operazione che non sarebbe stata possibile senza nutrire fiducia nel futuro. «Cambiamenti sul versante di azioni buone sono politicamente sempre possibili, dobbiamo cercare di collocarci dalla parte giusta della storia.». La cronaca di questo Kt è dunque una costellazione di parole buone di donne e uomini che credono e agiscono per costruire una società solidale e partecipata. Ed è una faccenda spirituale.

Mentre esco dal culto conclusivo, svoltosi nello stadio del Borussia-Dortmund (37.000 partecipanti e altri 5000 nel vicino parco: la colletta era destinata all’organizzazione Sea Watch «Operation Moonbird» e a Brot für die Welt per l’Etiopia) avverto una profonda emozione. Affiora qui la forza nascosta delle chiese. Una forza spirituale che può smuovere le montagne. Una forza lieta, allegra come il canto rock-pop che riempie lo stadio: «Di Te posso fidarmi» (Auf dich vertraun).

Sandra Bills, la pastora che ha predicato nello stadio, ha ricordato come la nostra settimana non abbia più solo la domenica come riferimento ma anche il venerdì a cui siamo invitati a partecipare dal movimento per l’ambiente suscitato da Greta Thunberg. Fede e politica. Ma anche amore, allegria e voglia di vivere senza voltare le spalle a chi soffre. Prossimo appuntamento, nel maggio del 2021, a Francoforte sul Meno per un Kirchentag ecumenico con i cattolici e gli ortodossi. La festa della nostra famiglia è finita. La prossima sarà con tutti i parenti. 

Foto: Dekt/Silvia Kriens

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