Falcone e Borsellino. La Rai non ospiti chi li insulta

Il commento di presidente di Articolo 21 e direttore de La Spia.it Paolo Borrometi, che vive sotto scorta, alle esternazioni gravissime ai danni dei magistrati uccisi durante una trasmissione televisiva

Veder insultare in un programma Rai Falcone e Borsellino o sentire inneggiare ai clan che vorrebbero realizzare attentati, mi lascia esterrefatto. 

Un sedicente cantante neomelodico, tale Zappalà, su Rai2 ha detto parlando di Falcone e Borsellino: «queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro», ciò mi fa ribrezzo.

Così come mi fa ribrezzo vedere come si sia ridotta la nostra amata Italia. Mi fa ribrezzo perché non penso che i giovani davanti alla televisione abbiano ricevuto un buon esempio dal nostro «Servizio pubblico».

Il problema è che «personaggetti»del genere non meritano di andare in Rai. Ed è grave invece che siano invitati.

Così come l’altro «collega» di Zappalà, tale Niko Pandetta, che, sempre su Rai2, ha spiegato che lo zio ergastolano (boss al carcere duro per mafia) Turi Cappello, scrive le sue canzoni dal carcere. 

Proprio quel Cappello che ha dato il cognome al clan Cappello di Catania che, secondo i magistrati, doveva realizzare un attentato con un’autobomba nei miei confronti e degli Uomini della mia scorta.

É possibile tutto ciò? C’è chi è morto per la Giustizia, c’è chi dovrebbe saltare in aria secondo i piani dei clan. E la Rai cosa fa? Fa parlare chi inneggia ai boss?

Spero vivamente in una presa di posizione durissima dei vertici Rai. Io pago con orgoglio il canone Rai; lo pago perché credo nel servizio pubblico. 

Ma questo non è Servizio pubblico. 

Almeno abbiate la decenza di non farci vedere chi considera Falcone e Borsellino come due persone che si sono meritate la morte, o altri che santificano i boss dei clan, che ricordo, vorrebbero ammazzare me e la mia scorta.

 Tratto da Articolo 21.org 

 

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