Corro per ricordare

A colloquio con Shaul Ladany, ebreo, maratoneta, sopravvissuto ai lager e all'attentato di Monaco del 1972, a Torino per la "Run for Mem", la corsa della memoria in occasione delle celebrazioni del 27 gennaio

La maratona di 10 km «Run for mem »( correre per la memoria) nella sua edizione torinese si è svolta domenica  27 mattina prendendo le mosse dalla piazzetta Primo Levi davanti alla Sinagoga (vedi Riforma…). Essa si è snodata attraverso il centro cittadino concludendosi, con la partecipazione di circa duemila persone, in Piazza San Carlo. Ideata e organizzata , grazie anche a molti sponsor e con il patrocinio del Comune e della Regione Piemonte , dall’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) per il giorno della memoria ha avuto quest’anno un testimonial d’eccezione: Shaul Ladany.

L’anziano docente universitario d’ingegneria sopravvissuto miracolosamente da bambino al lager di Bergen Belsen ( quello di Anna Frank) e più tardi, nel settembre 1972, all’attentato di terroristi palestinesi nel villaggio olimpico di Monaco di Baviera. Ladany, atleta olimpico, nella sua vita ha sempre corso. Quasi un Forrest Gump che ha attraversato il XX secolo lasciando un segno ad ogni suo passaggio. La sua intensa esistenza di sincero democratico è raccontata, in modo avvincente, nel libro «Cinque cerchi e una stella» scritto dal giornalista di Tuttosport Andrea Schiavon. Il libro venne presentato, per la prima volta in Italia, al Circolo dei lettori di Torino nel gennaio del 2013 e fu subito un successo. Nell’estate dello scorso anni l’autore del libro ha presentato il suo testo a Pralibro. Schiavon e Ladany, sono da tempo amici, il testo è anche il distillato di una lunga frequentazione, in occasione di maratone, da Gerusalemme a New York. A fine corsa, durante il pranzo presso la comunità ebraica torinese abbiamo tempo di conversare con lui.. «Sono rimasto impressionato-mi dice Ladany- dalle tante persone che hanno voluto che gli firmassi copie del mio libro, dalle tante strette di mano, dai sorrisi. Dall’atmosfera gioiosa e, allo stesso tempo, partecipe.

Correre qui a Torino è stato non solo ricordare le tragedie del passato per non ricaderci di nuovo dentro ma ribadire l’impegno per un messaggio di vita. È confortante vedere come in questa terza edizione del «Run for Mem» (le precedenti si svolsero a Roma, nel 2017 e a Bologna nel 2018, ndr) raccolgano l’adesione di tante persone anche con posizioni politiche o di fede o culturali assai diverse». Il presidente della comunità ebraica Dario Disegni mi fa notare, nel corso dell’incontro con Ladany, che alla corsa era anche presente un nutrito gruppo di valdesi, con la presidente del concistoro torinese, Patrizia Mathieu. «Insieme- dice Disegni- organizzeremo iniziative anche in vista dell’imminente 17 febbraio festa della libertà, condividendo ideali e impegno per una società realmente democratica e rispettosa dei diritti di tutti. Abbiamo di fronte un programma denso e significativo aperto, come la corsa di oggi, a tutta la cittadinanza».

Venerdì Ladany correrà con tanti giovani in un'altra maratona sulle rive del Mar Morto. Ma perché correre? «Corro impegnando, fisicamente e spiritualmente, tutto me stesso,  per affermare che la vita e la forza di vivere sono più forti delle logiche di morte che, anche nel presente, vogliono dividere, distruggere, cancellare un passato tragico per riproporlo in termini più distruttivi di prima. Non bisogna fermarsi è importante trasmettere a tutti questo impegno per la vita». 

Foto: Shaul Ladany davanti alla libreria Claudiana di Torino

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