L'eredità delle donne

Tre giorni di dibattiti volti alla sensibilizzazione sui temi di genere, sotto la direzione artistica di Serena Dandini ​

L'organizzazione del festival L'Eredità delle Donne, che arriva a Firenze la prossima settimana, ha cominciato a pensare a come strutturare il programma coinvolgendo il pubblico e cercando di raccogliere suggestioni anche dall'esterno: a maggio è già stata lanciata una campagna verso la città, realtà pubbliche e private, per proporre delle idee da inserire all'interno del programma off del festival. Le idee arrivate sono state tantissime, a dimostrazione di come la città sia reattiva verso iniziative culturali volte a valorizzare il patrimonio locale. Soprattutto perché questa volta il “patrimonio locale” in oggetto sono le donne italiane. Personalità, artiste, professioniste che hanno avuto un ruolo nella storia anche se di loro non si parla.

L'iniziativa, guidata dalla direzione artistica di Serena Dandini, arriva a Firenze e per tre giorni, dal 21 al 23 settembre, fa sbocciare la città attraverso appuntamenti e aperture straordinarie; come per esempio quella della Quadreria di Palazzo Corsini, salvata durante la seconda guerra mondiale grazie all'intervento rocambolesco di Elena Corsini.

«Un programma che ci è sfuggito di mano», come dice una delle organizzatrici e responsabile del progetto, Francesca Parisini: sono 130 gli appuntamenti solo del programma off. Dal sito ereditadelledonne.eu si può scegliere quale percorso seguire. Come è nata la necessità di organizzare questo festival? «Il Festival nasce dal gruppo di comunicazione insieme a Serena Dandini, che ne è la direttrice artistica. È stato pensato a partire da una suggestione che nasce a Parigi dove da quattro anni, in occasione delle giornate europee del patrimonio, si celebrano anche le “giornate del matrimonio”; in italiano suona meno bene, ma si tratta della celebrazione delle madri della patria e non solo dei padri della patria. Sono quelle donne, artiste, donne di scienza e di cultura che nei secoli con la loro attività, hanno contribuito a rendere grande il patrimonio e il progresso del proprio paese. L'idea è quindi di riscoprire tutte le protagoniste del mondo culturale e scientifico che non sempre hanno pari dignità rispetto agli uomini nei libri di storia. Il passo successivo era di portarlo in Italia e abbiamo pensato alla città, Firenze, che, da una parte è uno dei simboli principali del patrimonio culturale, dall'altra le appartiene una donna che abbiamo subito identificato come madrina della nostra manifestazione. Questa donna è l'Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de’ Medici, l'ultima della sua famiglia che davanti all'impossibilità di assumere il potere della dinastia, perché donna, e non potendo avere figli, si pose il problema di che fine far fare al patrimonio culturale che i Medici avevano accumulato nei secoli. Nel suo testamento l'Elettrice Palatina vincola tutti i beni monumentali e artistici della famiglia alla città di Firenze. Ed è questo il motivo per cui la città è una delle perle della cultura riconosciuta in tutto il mondo. Il sindaco ha subito accolto l'idea del festival, e il 21 settembre cominceremo questa nuova avventura».

Vi aspettate qualcosa come restituzione da parte del pubblico, della comunità, o anche dallo Stato, dopo l'organizzazione di questo festival?

«Parlo in vece della direttrice artistica del festival, Serena Dandini , che non è nuova a questi temi. Forse qualcuno ricorderà un suo libro di qualche anno fa, Ferite a morte, che fu anche un tour teatrale che andò in giro per il mondo per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema del femminicidio. Un fenomeno che è solo la punta estrema di un tema, la discriminazione di genere, che noi vogliamo affrontare dalla radice, ovvero agendo sulla base culturale: riconoscendo il ruolo delle donne nel progresso dell'umanità nel corso dei secoli e il ruolo delle donne oggi vogliamo riportare il rispetto tra i sessi. In generale pensiamo che il canale culturale sia lo strumento principale per la convivenza tra le differenze e tra i popoli. Quello che ci aspettiamo è di stimolare una sensibilizzazione ulteriore in questo senso».

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