Governi, ingerenze e cambiamenti

Le dichiarazioni del presidente della Conferenza Episcopale Italiana rilanciano l’eterno tema degli interventi del mondo religioso in relazione al dibattito politico

Nel pieno della crisi di governo, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, si rivolge all'allora Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, con un augurio e un monito. L'augurio è di inserirsi nella scia di politici del passato attivi a Firenze, la città nella quale Conte insegna: Bargellini, La Pira, Gozzini (quest'ultimo, per la verità, a suo tempo poco apprezzato dai predecessori del cardinale) e altri. Il monito riguarda i «principi irrinunciabili» dei vescovi italiani in ambito etico e sociale: l'espressione non è nuova, anzi, è classica e solitamente seguita da un elenco di temi prevalentemente bioetici ai quali, com'è noto, la Conferenza Episcopale è assai sensibile. L'elenco c'è, ma è un po' diverso: alcuni punti sono espressi in forma generale (centralità della persona, attuazione della Costituzione), altri in modo decisamente più caratterizzato: collocazione europea dell'Italia e bocciatura senza mezzi termini della “flat tax”.

Sia sul versante “laico”, sia, verosimilmente, nel piccolo mondo evangelico ci si chiede se sia opportuno che una chiesa si schieri in termini così netti su argomenti politici che richiedono un'analisi articolata e, per sua natura, tecnica e, appunto, “laica”. Il fallimento, proprio su uno di questi temi, del tentativo di Giuseppe Conte, poi, sottolinea ulteriormente il carattere esplosivo della discussione e contribuisce a suscitare il sospetto di un'entrata episcopale “a gamba tesa” o addirittura, nel linguaggio dei comunicati da battaglia, di “un'inaccettabile ingerenza”.

In effetti, in un paese normale e in tempi normali, non è auspicabile che una chiesa si pronunci direttamente sulla collocazione internazionale e sulla politica fiscale del paese nel quale vive e testimonia. La partecipazione ecclesiale al dibattito pubblico trova il proprio terreno privilegiato sul piano culturale, che non entra direttamente nelle scelte tecniche bensì, ad esempio, cerca di chiarire le caratteristiche di un confronto politicamente responsabile, rispettoso dei diritti di maggioranze e minoranze, delle regole costituzionali della convivenza democratica e dei criteri essenziali di equità sociale. Lo schieramento diretto, oltre a stimolare i sospetti di ingerenza, rischia di dividere la comunità e di disorientare quei suoi membri che, in politica, non condividono la linea della leadership. Tutto questo, ripetiamo, in un paese normale e in tempi normali.

Il presidente della Conferenza Episcopale deve aver pensato che l'Italia non sia in questa situazione di normalità. Deve aver pensato che la “ricollocazione” del nostro paese nel quadro economico, ma inevitabilmente anche politico, dell'Unione Europea determinerebbe uno scenario pericoloso, forse di tipo ungherese, o polacco, o, su altro versante, greco; deve anche aver pensato, Bassetti, che far pagare meno tasse ai ricchi avrebbe potuto comportare un aumento dell'imposizione indiretta per chi ricco non è, nonché una diminuzione dei servizi e può essere che questo gli sia parso ingiusto. Insomma, Gualtiero Bassetti deve aver pensato più o meno quello che pensa il Presidente della Repubblica.

Naturalmente, chi scrive ha, come tutti, le proprie opinioni sia sul contenuto, sia sul metodo dell'esternazione episcopale. Esse, tuttavia, sono molto meno importanti di due domande che l'intervento pone e che risultano enfatizzate a dismisura da quanto accaduto nella giornata di domenica 27 maggio.  1) Ha ragione Bassetti nel pensare che il paese sia effettivamente sulla soglia di un “cambiamento”, come dicono i suoi fautori, non solo però politico, ma culturale e civile? E il sospetto che tale “cambiamento” possa includere aspetti catastrofici verosimilmente non previsti dal corpo elettorale è fondato, oppure si tratta di disinformazione compiuta da poteri forti interni e internazionali che vogliono difendere lo status quo? 2) In una fase così delicata, naturalmente, chi crede è impegnato come cittadina o cittadino e la comunità cristiana è presente nell'intercessione. Accanto a ciò, esiste un ministero del discernimento anche civile e in che forma esso può essere esercitato?

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