L’opuscolo del XVII Febbraio della Società di Studi Valdesi

 Quando sulle strade dell’esilio camminavano i valdesi…

Tra i diversi momenti della storia valdese, è ben conosciuto il «glorioso rimpatrio» del 1689, dal Lago di Ginevra (Prangins) a Bobbio Pellice (Sibaud). Molto meno noto è il percorso dell’esilio cui i «nostri padri» (e madri!) furono costretti dalla politica di Vittorio Amedeo (estirpare l’eresia dalle Valli). Il Savoia, stimolato dal re di Francia, suo zio, che aveva revocato l’Editto di Nantes e costretto gli ugonotti all’abiura o alla fuga dalla Francia cattolica, ne seguì l’esempio. I valdesi con i loro pastori, nella famosa assemblea a Roccapiatta avevano preso con difficoltà la decisione di resistere con le armi nei confronti dell’esercito di Catinat, ma l’esito fu tragico: oltre 1600 valdesi morti, circa 12000 rinchiusi in 18 carceri piemontesi, da Luserna a Saluzzo, da Fossano a Cherasco, Mondovì, Ivrea, Vercelli...

Su forti pressioni delle diplomazie europee fu finalmente concesso agli imprigionati di partire (in realtà fu una vera deportazione); varie brigate si misero in marcia verso la destinazione di Ginevra dove gli ultimi giunsero nel febbraio 1667.

In questo contesto si colloca quest’anno l’Opuscolo che la Società di Studi Valdesi pubblica tradizionalmente in occasione del XVII Febbraio: un libretto particolarmente coinvolgente, diverso dal solito, che ci parla delle strade degli ugonotti e dei valdesi, progetto in corso di realizzazione con il concorso dei paesi interessati (Francia, Germania, Svizzera, Italia) e sostenuto al Consiglio d’Europa.

«Raccontare le storie del passato e riflettere sul significato che esse possono avere nel presente, – scriveva la compianta direttrice del Centro culturale valdese Donatella Sommani – predisponendo appositi itinerari da percorrere a piedi, è una delle modalità attualmente più diffuse in Europa. Una di queste iniziative è nata nella ambito della storia del protestantesimo e precisamente dalle vicende che hanno fatto seguito alla revoca dell’Editto di Nantes (1685) da parte del re Luigi XIV che portò ad un massiccio esilio degli ugonotti dalle terre di Francia verso la Svizzera. Un gran numero di persone nel corso della storia hanno dovuto fuggire dalla loro terra di origine a causa di violenze politiche e persecuzioni, senza avere nessuna certezza del ritorno… Per questo motivo enti pubblici e privati si sono riuniti per progettare un itinerario che, partendo da Poet-Laval nella Drome (Francia), raggiungesse, dopo 1600 chilometri di percorso, Bad Karlschafen (Germania). La Fondazione Centro culturale valdese ha pensato che sarebbe stato opportuno collegarsi a questo percorso con la storia coeva dell’esilio e del rimpatrio dei valdesi...» L’idea, per gli italiani, era nata nel 2008: nel 2017 si è arrivati al riconoscimento di «Le strade degli ugonotti e dei valdesi» quale Itinerario Culturale Europeo. Non dunque un pellegrinaggio più o meno religoso, tipo Santiago di Compostela, ma un percorso laico che, partendo da una narrazione storica, affronta problematiche tipiche del presente come l’intolleranza, la xenofobia, la mancanza della libertà di coscienza…

Ma l’opuscolo del XVII ha un fascino particolare, anche perché il percorso non è solo descritto o rappresentato su di una cartina, ma vissuto in prima persona da un gruppo di giovani di Pinerolo.

In cinque, Federico Bounous, Chiara Mannalà, Anna Peraldo, Giacomo Rosso e Daniele Vola hanno percorso i 350 chilometri da Saluzzo a Ginevra, dal 21 luglio al 5 agosto 2017 (troverete un inserto di fotografie a colori per conoscerli) e ci trasmettono il loro diario di viaggio con le emozioni, la gioia degli incontri, il male ai piedi, il caldo, gli spettacoli teatrali offerti nelle serate, le generose ospitalità, i collegamenti periodici con Radio Beckwith evangelica, le faticose salite, il timore di non farcela e infine la soddisfazione di arrivare a Ginevra e la bellezza di un bagno ristoratore nell’acqua del lago vicino a Prangins, da dove partirono i valdesi del rimpatrio nel 1689.

L’opuscolo è curato da Paola Schellenbaum e Davide Rosso e contiene anche il testo completo (Giacomo Rosso) utilizzato dai giovani per il «teatro di narrazione» che il guppo ha offerto nei vari luoghi di tappa, con un tipo di comunicazione efficace e personale.

Ci sono infine molte indicazioni su come proseguire la riflessione nelle scuole, su libri e film utilizzabili.

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