Davide disse al Signore: «Ho gravemente peccato in quel che ho fatto; ma ora, o Signore, perdona l’iniquità del tuo servo»
II Samuele 24, 10

«Vi dico, vi è più gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede»
Luca 15, 10

Spesso, provocatoriamente, ho affermato davanti a zelanti sorelle e fratelli che se oggi il Signore scendesse sulla terra, non entrerebbe nelle Chiese, ma andrebbe per le strade a chiamare a sé gli storpi e gli zoppi del nostro tempo.

Purtroppo, la Chiesa non è immune dall’imborghesimento della società e spesso noi sedicenti cristiani, sotto sotto, ci comportiamo come tali. Farisaicamente prendiamo le distanze da quelli che classifichiamo come peccatori. Noi, tizzoni scampati al fuoco, ci dimostriamo incapaci di usare misericordia, sostituendo le compassioni con il giudizio.

Una volta, tempo fa, mi capitò che durante un culto, entrò in chiesa una giovane donna vestita succintamente, col trucco pesante, una vistosa capigliatura rossa. In pratica, l’aspetto era quello di una prostituta. Questa donna si inginocchiò all’ultimo banco e pianse sommessamente per tutta la durata del culto, al termine del quale alcune sorelle le si avvicinarono e la accolsero portandola in un locale attiguo per ristorarla.

Ebbene, nella kermesse del dopo culto, sentii distintamente qualcuno che criticava quella donna dicendo che non era convenevole entrar in chiesa così conciata. Quel qualcuno, quella persona per bene, anziché farsi carico dei problemi di quella donna, almeno con la preghiera, si dilettava a dare giudizi. Meglio se avesse taciuto.

Tante volte capita che ci facciamo scivolare addosso le parole del Maestro e siamo pronti a guardare l’altro per non guardare a noi stessi (ricordiamo la trave e la pagliuzza?)… eppure, il Maestro è andato in croce proprio per queste persone da cui spesso, sotto sotto, prendiamo le distanze.

Quando poi queste persone vengono afferrate dall’amore di Dio, in Paradiso è festa, con buona pace dei critici spara-sentenze.

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