Mentre il presidente Donald Trump cerca di bloccare donne e uomini provenienti da diverse nazioni a prevalente religione musulmana, impedendo loro l’ingresso negli Stati Uniti, decine di editori hanno trovato una modalità creativa per ribattere alla crescente islamofobia che serpeggia nel paese.

Un gruppo forte di circa 80 agenti letterari ha pubblicato un invito rivolto ad autori di fede islamica, affinché inviino i loro contributi, i loro testi, da proporre per una eventuale pubblicazione, con l’obiettivo - come si legge nell’appello - «di cercare e dare voce a chi voce non ha in maniera tale che gli altri possano sentirla e conoscerla». «Siamo tutti concordi nell’affermare che l’attuale clima politico richieda una maggiore presenza di autori del panorama musulmano nel mercato librario statunitense - si legge ancora nell’appello-. Ci stiamo dunque adoperando per far sì che un simile obiettivo possa realizzarsi».

Cindy Hu della casa editrice Thompson e Clelia Gore della Martin editrice sono state le prime a muoversi. L’idea ha preso piede subito dopo la firma dell’ordine esecutivo del neo presidente Trump relativo allo stop imposto ai reinserimenti di rifugiati e all’ingresso negli Stati Uniti dei cittadini di sette nazioni.

«Siamo entrambe ex avvocate - ha dichiarato Cindy Hu alla versione a stelle e strisce dell’Huffington Post; abbiamo visto molti ex colleghi precipitarsi negli aeroporti per dare supporto a tante persone smarrite e spaventate, e ci siamo dunque chieste in che maniera avremmo potuto anche noi marcare la nostra volontà di dialogo e apertura».

Le due donne hanno quindi pubblicato un appello su Publishers Weekly, la più nota rivista letteraria al mondo, e hanno inviato decine di mail a loro colleghi editori invitandoli a firmare la petizione. In pochi giorni oltre 70 dirigenti di case editrici hanno sottoscritto la lettera ed hanno iniziato a incoraggiare autori musulmani a presentare i loro manoscritti.

«Il mondo dell’editoria ha un ruolo da svolgere per invertire questo pericoloso clima di caccia allo straniero, meglio se islamico - ha continuato Hu -. E’ nostro dovere come agenti letterari promuovere la diversità culturale che si esprime attraverso i libri. Personalmente ho già ricevuto una dozzina di manoscritti di autori musulmani dal momento della pubblicazione dell’appello».

Fra i firmatari i vertici di molte case editrici per l’infanzia, segnale di come una buona educazione alla cittadinanza e al rispetto nasca ovviamente dalle nuove leve, ma lo spettro dei partecipanti è veramente ampio, la miglior risposta alla chiusura proposta dai vertici istituzionali.

Immagine: via Pixabay

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