Martiri e censurati

Proiettato al festival bolognese “Il Cinema ritrovato” la pellicola del 1924 I valdesi. Un popolo di martiri, un film storico sulla minoranza protestante, a lungo censurato

“Il Cinema ritrovato” non è un festival nuovo. Sono 29 anni che si tiene a Bologna. Da quasi un trentennio cinefili da tutto il mondo e bolognesi si incontrano per una settimana nei cinema della città, e la sera in piazza Maggiore, per guardare film. Non pellicole alla loro prima proiezione ma film "di un tempo", restaurati e recuperati come patrimonio per il pubblico, che apprezza. In piazza, per vedere Casablanca o Rocco e i suoi fratelli, o ancora 2001 Odissea nello spazio: quest'anno c'erano più di duemila persone ma quello che stupisce è che ci fossero mediamente dalle 150 alle 300 persone che si sono radunate per vedere pellicole meno famose, proiettate di mattina o nel primo pomeriggio nel corso della settimana.

Tra queste pellicole meno conosciute c'era anche I valdesi. Un popolo di martiri proiettato venerdì 3 luglio alle 14,30 in un caldo pomeriggio. Una partecipazione che si è tradotta dopo il film anche in richieste di chiarimenti e voglia di parlarne. Già perché "Cinema ritrovato" è anche stare insieme, riflettere sui film e sulle realtà che raccontano. È fare cultura.

"Girando" per le diverse proiezioni ci si rendeva conto che uno dei tratti comuni a molti di essi era aver subìto la censura, quello sui valdesi lo è stato nella sua interezza ma anche altre insospettabili opere artistiche, per altro molto distanti tra loro, come per esempio Fantasia di Walt Disney  o Rocco e i suoi fratelli hanno subito la mannaia censoria. Cioè hanno subito la negazione di quello che la cultura deve e può essere: l'espressione del confronto aperto, dichiarato anche nelle differenze, e non solo nell'uniformità.

Nel film I valdesi c'è da notare la presenza del cartello che nel film sottotitola l'incontro tra Valdo e papa Alessandro III e che dice: «l'unica volta che un papa ha abbracciato un valdese». Quella dizione portava con sé allora l'idea che quell'abbraccio non significava fraternità ma esclusione, perché anticipa il divieto di predicare che viene subito dopo. Quella e altre scene costarono al film la censura: sono dovuti passare più di sessant'anni perché in Italia lo si potesse rivedere e solo grazie al suo "fortuito" ritrovamento. Oggi la situazione è  differente, altri valdesi "sono stati abbracciati da un papa" e in un contesto differente. Il film è stato restaurato, più di un centinaio di persone hanno a Bologna visto cosa voleva raccontare questa pellicola nel '24 a un'Italia uscita dalla guerra ma non dalle sue contraddizioni e fascistizzata. Presto comincerà a circolare in Italia e in Europa. Un documento particolare che parla di come a volte una minoranza provi a raccontarsi ma fatichi a farlo perché le viene impedito; una sorta di testimonianza in sé, che va ben oltre il messaggio che il film portava. La testimonianza in questo caso è la storia stessa della pellicola; oggi la censura non la riguarda più ma può riguardare altri ed è per questi che occorre vigilare, perché la cultura è possibilità di esprimersi per tutti e nel rispetto dell'altro, sia pure nelle differenze. 

 

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