Servire le chiese in un'Italia che cambia

Confermato Raffaele Volpe presidente dell'Ucebi, l'Unione cristiana evangelica battista d'Italia, per il suo terzo e ultimo mandato. La valutazione dell'Assemblea appena conclusa e le prospettive per il futuro

Il pastore Raffaele Volpe è stato confermato a larghissima maggioranza presidente del Comitato esecutivo dell’Ucebi, l'Unione cristiana evangelica battista d’Italia, che ha tenuto a Chianciano Terme (Si) la sua 43esima Assemblea. A rieleggerlo per un terzo ed ultimo mandato biennale è stata un'assemblea pressoché unanime: 81 voti a favore su 83 delegati a voce deliberativa e sole due schede bianche. «Servire le chiese è un privilegio perché c'è una visione comune ed è l'Evangelo testimoniato attraverso le nostre vite. Come credenti abbiamo deciso che vogliamo spenderci per essere servitori in questo paese, consapevoli delle nostre fragilità ma con coraggio», ha detto il presidente dopo la sua rielezione. Un impegno che si rinnova, in un Paese provato dalla crisi e in forte trasformazione sociale e religiosa.

Presidente, una valutazione “a caldo” dell'Assemblea appena conclusa.

«Sono molto contento perché ci sono stati diversi momenti di confronto sui contenuti e siamo usciti dalle solite assemblee in cui si parlava soltanto di numeri. Il confronto è stato serrato e non sempre semplice ma ogni volta alla fine emerge che l'Assemblea è un organo maturo che sa porsi di fronte alle sfide per affrontarle e poi decidere una linea comune. I temi affrontati sono stati l'evangelizzazione, la diaconia e il pluralismo. Ed è interessante l'intreccio fra questi elementi perché non si può evangelizzare se non si prendono in affidamento i bisogni degli altri, così come non si può annunciare l'Evangelo se non ci si pone in ascolto di chi è differente da te».

Il moderatore della Tavola valdese, nel suo intervento, ha parlato di una missione comune delle nostre chiese sorelle in un tempo di cambiamento. Che cosa commenta?

«Volevo ringraziare il moderatore per il suo intervento: più che un messaggio di saluto all'Assemblea si e trattato di un “intervento piattaforma” su cui lavorare insieme: un obiettivo condiviso a cui siamo arrivati da riflessioni diverse. Se crediamo che questo specifico protestantesimo italiano sia un dono ricevuto da Dio e una possibilità per l'Italia, dobbiamo fare in modo che le chiese siano all'altezza del compito: per questo motivo devono continuare a crescere e a rinnovarsi».

Per la prima volta nel 2016 l'Ucebi riceverà i proventi dell'otto per mille. Come pensate di utilizzarli?

«Anche dalla mozione programmatica è emersa l'idea che le quote dell'otto per mille sono uno strumento per favorire e sostenere le diaconie diffuse e già presenti; diaconie leggere, capaci di mettersi in rete e misurarsi con la realtà in cui sono inserite. Serviranno anche a incentivare progetti comuni Bmv, battisti, metodisti e valdesi: già ci sono, come Riforma e la Claudiana, ma speriamo anche di metterne in campo altri».

Come immagina il suo prossimo mandato? Su che cosa si concentrerà la sua vocazione?

«Il mio motto è sempre stato “torniamo alle chiese”, rimettiamo l'agenda delle comunità al centro in modo che l'Unione sia una risorsa. Il mio desiderio è concludere il mio impegno da presidente con un'Unione quanto più stabile possibile, in grado di stare vicina alle chiese e di attivare risorse per la missione».

Che cosa significa vivere nelle comunità battiste una realtà di convivenza fra culture e nazionalità diverse?

«Sinceramente io non credo che fossimo preparati al pluralismo. Vivere in una cultura che è monotematica fa sì che spesso non si è attrezzati per accogliere un mondo plurale: invece vivere il pluralismo significa tollerare e cercare il comune denominatore che ci unisce. Io spero che le nostre chiese battiste siano in grado di scrivere una grammatica del pluralismo in questo Paese».

Foto Pietro Romeo

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