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	<title>Riforma.it | Casita Nazareth: cura e speranza per i bambini in Argentina</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Wed, 02 Sep 2026 14:01:29 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Riforma.it | Casita Nazareth: cura e speranza per i bambini in Argentina</title>
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	<item>
		<title>Casita Nazareth: cura e speranza per i bambini in Argentina</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/casita-nazareth-cura-e-speranza-per-i-bambini-in-argentina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:25:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa evangelica luterana in argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Ierp]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una casa pastorale centenaria è stata trasformata in uno spazio di gioia e apprendimento che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="p1">Una casa pastorale centenaria è stata trasformata in uno spazio di gioia e apprendimento che offre sostegno e speranza a oltre 20 bambini</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Un secolo fa, era la casa del pastore e della sua famiglia della Congregazione Evangelica di Humboldt, situata nella provincia di Santa Fe, nel nord dell’Argentina. Dopo il trasferimento della famiglia pastorale, la casa rimase vuota, ma oggi è di nuovo piena di vita, gioia, giochi e apprendimento. <i>Casita Nazareth</i>, come viene chiamata ora, è un progetto diaconale gestito dalla Chiesa Evangelica del Río de la Plata, che offre uno spazio prezioso per il sostegno, la guida e lo sviluppo di bambini e ragazzi della comunità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">L’iniziativa si sostiene grazie all’impegno dei volontari e al generoso contributo di privati, residenti e aziende locali, che collaborano per rendere possibili le diverse attività e la manutenzione della struttura.</p>
<p class="p1">Il progetto è nato su iniziativa del diacono Rubén Mohr, che ha proposto di dare una nuova vita all’ex canonica, utilizzata dalla comunità per circa 100 anni. Un comitato della comunità locale ha approvato la proposta e ha avviato i lavori di restauro dell’edificio per trasformarlo in uno spazio pensato appositamente per i bambini. Da allora, Mohr ha sostenuto da vicino lo sviluppo di Casita Nazareth e partecipa attivamente alla sua gestione quotidiana.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Casita Nazareth ha aperto le sue porte il 5 novembre 2024 con soli sei bambini. Oggi accoglie 22 ragazzi e ragazze ogni martedì e giovedì, mentre altri rimangono in lista d’attesa perché non c’è più spazio sufficiente per soddisfare la crescente domanda. Il team di volontari organizza laboratori di cucina, riciclo, coltivazione di ortaggi, giardinaggio, giochi e musica, offrendo un luogo dove imparare, creare, condividere e scoprire nuove abilità.</p>
<p class="p1">Tuttavia, i partecipanti sottolineano che il più grande risultato del progetto non sono le attività in sé, ma l’atmosfera che si è creata. «Abbiamo creato un luogo dove tutti possiamo esprimerci, imparare, condividere, giocare e ridere; un luogo dove ogni persona è valorizzata e dove impariamo ad accettare le differenze, cercando al contempo il benessere del gruppo», afferma Edith Weder, volontaria del progetto. Un luogo dove ogni bambino trova uno spazio per sentirsi ascoltato, rispettato e incluso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Weder spiega che molti dei giovani arrivano con le proprie storie, difficoltà e sfide, e l’obiettivo quotidiano è aiutarli a scoprire i propri talenti, a costruire la propria autostima e a incoraggiarli a guardare al futuro con speranza.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">L&#8217;esperienza ha profondamente trasformato anche coloro che prestano servizio a Casita Nazareth. Ripensando al percorso intrapreso finora, Weder riconosce che Dio aveva in serbo qualcosa di diverso per lei. «In una società segnata dall’individualismo e dall’egoismo, dobbiamo impegnarci. C’è così tanto da fare. Non possiamo dare per scontato che il lavoro spetti sempre agli altri», riflette. Per lei, questo progetto ha riacceso l’amore per il prossimo che aveva imparato dai suoi genitori e le ha permesso di scoprire un nuovo modo di vivere la sua fede.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Casita Nazareth è diventata così espressione concreta del servizio diaconale dell’IERP. In un’ex casa pastorale che ha trovato una nuova destinazione d’uso, ogni incontro, ogni laboratorio e ogni sorriso ricordano che la Chiesa annuncia il Vangelo anche quando apre le sue porte per prendersi cura, accompagnare e offrire speranza alle giovani generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><em>(Da: <a href="http://www.lutheranworld.org">www.lutheranworld.org</a>)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6 class="p1">Photo: Rubén Mohr</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/casita-nazareth-cura-e-speranza-per-i-bambini-in-argentina/">Casita Nazareth: cura e speranza per i bambini in Argentina</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il nostro valore agli occhi di Dio</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/il-nostro-valore-agli-occhi-di-dio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Pace]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 07:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[scelta]]></category>
		<category><![CDATA[valore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento a I Corinzi 1, 28 &#160; &#160; Così parla...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>
<h5 class="isselectedend"><strong>Un giorno una parola – commento a I Corinzi 1, 28</strong></h5>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<div>
<blockquote><p class="isselectedend"><em><strong>Così parla il Signore degli eserciti: «Chi tocca voi, tocca la pupilla dell’occhio suo»</strong></em></p></blockquote>
</div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<div>
<p class="isselectedend"><em><strong>Zaccaria 2, 8</strong></em></p>
</div>



<div>
<p class="isselectedend"><em><strong>&nbsp;</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>



<div>
<p class="isselectedend"><em><strong>Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono </strong></em></p>
</div>
</blockquote>



<div>
<blockquote><p class="isselectedend"><em><strong>I Corinzi 1, 28</strong></em></p></blockquote>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>


<iframe src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=74807124&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true" width="100%" height="350px" frameborder="0"></iframe>



<div>
<p class="isselectedend">Ci sono persone che sembrano avere un posto preciso nel mondo e altre che sembrano non averne alcuno. Ci sono parole che vengono ascoltate e altre che cadono nel vuoto; vite considerate importanti e altre che passano inosservate. Anche noi, a volte, finiamo per misurare il valore delle persone secondo criteri di successo, autorevolezza, visibilità.</p>
</div>



<div>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isselectedend">L&#8217;apostolo Paolo scrive alla comunità di Corinto dove c&#8217;erano divisioni e logiche di prestigio, e ricorda che la logica di Dio non coincide con quella del mondo. Dio ha scelto «le cose ignobili», «le cose disprezzate», perfino «le cose che non sono». Non perché Dio ami ciò che è piccolo in quanto tale, ma perché la sua scelta mette in discussione il nostro modo di stabilire chi conta e chi no.</p>
</div>



<div>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isselectedend">È una parola che può raggiungere anche chi, oggi, si sente poco importante. Chi pensa di non avere abbastanza capacità, abbastanza voce, abbastanza successo per essere davvero utile. Il Vangelo ricorda che il nostro valore non dipende dal posto che occupiamo agli occhi degli altri.</p>
</div>



<div>
<p>&nbsp;</p>
<p class="isselectedend">Ma questa parola interpella anche chi si sente dalla parte di quelli che «sono»: quelli che hanno voce, riconoscimento, responsabilità. Ci chiede di guardare diversamente, di accorgerci di chi rimane ai margini, di lasciare spazio a chi normalmente non ne trova.</p>
</div>



<div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dio non guarda il mondo attraverso le nostre graduatorie. E forse la buona notizia di oggi è proprio questa: nessuna è così piccola da essere invisibile ai suoi occhi, e nessuna è così grande da poter fare a meno degli altri. Amen.<b></b></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sionismo cristiano, parliamone</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/sionismo-cristiano-parliamone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 07:06:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Kovacs]]></category>
		<category><![CDATA[Mitri Raheb]]></category>
		<category><![CDATA[sionismo cristiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al via a Istanbul una conferenza internazionale organizzata dalla Chiesa presbiteriana degli Usa e dall&#8217;università...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Al via a Istanbul una conferenza internazionale organizzata dalla Chiesa presbiteriana degli Usa e dall&#8217;università di Betlemme &#8220;<span class="s1">Dar al-Kalima&#8221;</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Ieri 1° settembre a <strong>Istanbul</strong>, l&#8217;Università &#8220;Dar al-Kalima&#8221;, in collaborazione con la Chiesa Presbiteriana (USA), ha aperto la conferenza internazionale &#8220;<strong>Cristianesimo senza sionismo: mappare e contrastare il sionismo cristiano in Asia e Africa</strong>&#8220;, che fino al 6 settembre riunisce studiosi, teologi, leader religiosi e attivisti per offrire una piattaforma fondamentale per esaminare criticamente l&#8217;ascesa del sionismo cristiano, i suoi fondamenti teologici e biblici e i suoi legami con il colonialismo e le realtà politiche contemporanee, in particolare il loro impatto su chiese e comunità in tutto il Sud del mondo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p3"><span class="s2">Per sionismo cristiano si intende quella corrente di pensiero teologico, radicato soprattutto in ambito evangelico protestante, </span><span class="s3">che ritiene il ritorno degli <span class="s4">ebrei</span> nella <span class="s4">Terra Santa</span> e la fondazione dello Stato di <span class="s4">Israele</span> nel <span class="s4">1948</span> segno del compimento delle <span class="s4">profezie</span> <span class="s4">bibliche</span>.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Attraverso interventi di relatori di spicco, presentazioni di ricerche, tavole rotonde, workshop e dibattiti strategici, i partecipanti studieranno le voci teologiche impegnate nel decolonialismo, radicate nella giustizia, nella pace e nella solidarietà con la Palestina; rafforzeranno le reti internazionali; e svilupperanno risorse pratiche per fornire a chiese e istituzioni teologiche gli strumenti necessari per conoscere e contrastare il sionismo cristiano, considerato uno degli ostacoli al dialogo e al raggiungimento di un obiettivo di convivenza nella regione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Dalla riflessione critica all&#8217;azione collettiva, la conferenza si propone di promuovere una testimonianza cristiana fondata sulla giustizia, la dignità e la speranza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>L&#8217;Università &#8220;Dar al-Kalima&#8221;</strong> è un istituto di istruzione superiore unico nel suo genere in Palestina, incentrato sulla creatività e sul pensiero critico. Offre diplomi e lauree triennali nelle arti visive e performative. L&#8217;obiettivo è preservare l&#8217;identità palestinese e dare alle giovani generazioni gli strumenti per svolgere un ruolo attivo nella società in cui si trovano a vivere.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Un <strong>atto</strong> dell’assemblea generale del 2024 della PcUsa, la <strong>Chiesa presbiteriana negli Stati Uniti</strong> invita la chiesa «a collaborare con i nostri partner in tutto il mondo, che pure si trovano ad affrontare la diffusione del sionismo cristiano nei loro contesti, e a creare spazi in cui esperienze e risorse possano essere condivise attraverso reti create per contrastare la diffusione del sionismo cristiano a livello globale. Ciò include l&#8217;organizzazione di eventi con partner negli Stati Uniti, in Africa e in Asia, dove il sionismo cristiano si sta diffondendo. Invitiamo le persone di fede a promuovere una pace giusta con pieni ed eguali diritti umani per tutti i popoli di Palestina e Israele».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Fra i relatori <strong>Mitri Raheb</strong> della Chiesa luterana di Betlemme, fondatore e presidente dell&#8217;Università Dar al-Kalima e teologo palestinese con il maggior numero di pubblicazioni. I suoi libri e numerosi articoli sono stati tradotti finora in tredici lingue e nel 2015 gli è stato assegnato il <strong>Premio Olof Palme</strong> insieme </span><span class="s5">al giornalista israeliano <strong>Gideon Levy</strong> «per la loro coraggiosa e instancabile lotta contro l&#8217;occupazione e la violenza, e per un futuro del Medio Oriente caratterizzato da coesistenza pacifica e uguaglianza per tutti».</span></p>
<p class="p5"><span class="s6">Presenti anche la portavoce della Chiesa presbiteriana statunitense, la pastora </span><span class="s1"><strong>Jihyun Oh</strong>, e <strong>Luciano Kovacs</strong>, valdese, responsabile delle relazioni ecumeniche della PcUsa con Europa e Medio Oriente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p7"><span class="s7">Come scriveva il teologo <strong>Piero Stefani</strong> su “Il Regno” del novembre 2023 «</span><span class="s1">Il sostegno senza riserve allo Stato d’Israele da parte del sionismo cristiano avviene all’interno di una concezione apocalittica che valuta il ruolo assegnato al popolo ebraico componente essenziale perché la storia pervenga al suo esito finale. La prospettiva è però proposta secondo interpretazioni estranee all’ebraismo.</span></p>
<p class="p8"><span class="s1">Il massimo sostegno a Israele coincide, dunque, con un’accentuata strumentalizzazione pseudoteologica del popolo ebraico. Non stupisce quindi che molte dichiarazioni ufficiali distorcano in senso ideologico affermazioni all’apparenza condivisibili.</span></p>
<p class="p8"><span class="s1">Anche nelle attuali società multi-religiose e multi-a-religiose l’intreccio tra teologia e politica è lungi dall’aver terminato il suo percorso così facilmente esposto a molteplici degenerazioni».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un liceo, tanti licei</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/83817/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Geymonat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 07:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Valdese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Collegio&#8221;, l’ultimo baluardo dell’istruzione superiore nelle valli valdesi &#160; È in distribuzione in tutto il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>&#8220;Collegio&#8221;, l’ultimo baluardo dell’istruzione superiore nelle valli valdesi</h5>
<p>&nbsp;</p>
<div class="page" title="Page 7">
<div class="layoutArea">
<p><strong><em>È in distribuzione in tutto il territorio del pinerolese nell’area sud della provincia di Torino (lo trovate in centinaia di luoghi pubblici, dalle biblioteche ai negozi) il numero di settembre del mensile free press L’Eco delle valli valdesi che potete leggere integralmente anche dal nostro sito, dalla home page di di <a href="http://www.riforma.it/">www.riforma.it</a>. Il numero contiene un dossier dedicato alla scuola che riparte, fra eccellenze e criticità. Qui di seguito un articolo per parlare dello storico Liceo valdese.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
<p class="p1"><span class="s1">“Un liceo, tanti licei” recita uno degli slogan promozionali e la scelta appare davvero azzeccata. Perché lo storico “Collegio” valdese di Torre Pellice ha saputo cambiar pelle nelle sue stagioni e oggi, con la sua proposta formativa si cala nelle sfide del presente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’istituto è stato fondato nel 1831 ed edificato nel 1835 per rispondere ad un’esigenza precisa della popolazione valdese: far studiare i propri figli non ammessi alle alte scuole per discriminazione religiosa. È stato innanzitutto la “fucina” dei futuri pastori evangelici per poi ampliare nei decenni la propria proposta, fino agli ultimi anni con la nascita di un indirizzo scientifico sportivo che ha affiancato i tradizionali classico, scientifico e linguistico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una possibilità di scelta premiata dai numeri: studenti assestati attorno a quota 100 negli ultimi tre anni, dopo esser stati 55 ancora nel 2019.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un liceo rimasto l’unico istituto superiore della Val Pellice. Se si pensa al recupero e alla valorizzazione delle cosiddette “aree interne” come non pensare all’istruzione come uno dei pilastri su cui fondare ogni speranza di futuro. «È così &#8211; ci dice <strong>Roberto Canu</strong>, presidente del Comitato di gestione del Liceo valdese &#8211; e il nostro rimane un presidio su un ampio territorio, dopo la chiusura di viari istituti professionali. Siamo presenti adattando le proposte alle necessità e al contempo rivendicando con orgoglio la qualità dell’offerta e la convinta scelta di rimanere un liceo, un istituto che possa insegnare un metodo, possa insegnare a pensare e a ragionare».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una proposta di qualità e tanto dialogo con il territorio in varie attività formative e culturali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">«Il tentativo è di mantenere alta l’offerta formativa &#8211; ci racconta <strong>Alessia Passarelli</strong>, preside del Liceo dal 2022- e insieme dare il nostro contributo nella formazione degli adolescenti, fornendo loro un luogo sicuro dove poter crescere e sperimentare, dove poter trovare ascolto e magari cura nell’espressione delle proprie fragilità di giovane in formazione». Da qui la scelta di offrire ad esempio uno sportello psicologico cui possono rivolgersi studenti e personale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Alla domanda su come vedono il “collegio” fra dieci anni Passarelli e Canu quasi a una voce rispondono «ancora più internazionale di quanto già è oggi. Radicato nel territorio ma in dialogo e scambio continuo con il mondo. Con ancora più studenti stranieri. Capace di rinnovarsi sempre».<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Gli anni difficili sembrano alle spalle, ma certamente il futuro del Liceo passa in buona parte anche dalla vitalità del territorio che lo ospita. Vitalità che non si costruisce solo con le buone intenzioni, ma con un pensiero politico che possa poi tradursi in investimenti economici, per offrire servizi nuovi e ripristinare quelli persi in questi decenni.</span></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/83817/">Un liceo, tanti licei</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Di segni e di visioni. Ciò che è utile</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/di-segni-e-di-visioni-cio-che-e-utile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Vernarecci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 06:37:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[di segni e di visioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La rubrica di Riforma fra arte e spiritualità &#160; L&#8217;arte, qualunque cosa sia, non sta...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">La rubrica di Riforma fra arte e spiritualità</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">L&#8217;arte, qualunque cosa sia, non sta solo nella pittura, nella scultura, nella <i>performance</i> o nella musica. Sta anche nello scrivere. Per esempio, nell&#8217;inventarsi accostamenti di parole, nel forzare un po&#8217; le regole o, semplicemente, nel cercare di mettere chi legge seduto vicino a te, come su una panchina del parco, per dirgli: «Questo è capitato a me. A te?».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Non lo dico, però, per infilarmi il berretto di creativa, ma perché questo mese vorrei dedicare le mie “duemila battute spazi compresi” non tanto a un&#8217;opera d&#8217;arte quanto allo scrittore che l&#8217;ha ispirata. L&#8217;opera d&#8217;arte è un murales, realizzato dallo <i>street artist</i> siciliano <strong>Vincenzo Magno</strong> sui muri di quella che, quando Giuseppe Pontiggia era ancora in vita (in senso fisico), fu la sua casa.<span class="Apple-converted-space">  </span>Pontiggia, lui, che scrivere sia un’arte lo ha mostrato in ogni sua pagina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Parla di tutto – cose bellissime e cose tristissime – con uno sguardo che, per intenderci, io chiamo quello del botanico disegnatore dell&#8217;Ottocento: attento al particolare, ma anche a metterlo sempre nell&#8217;ambiente cui appartiene. Scientificamente preciso, quasi da miniaturista, eppure perdutamente innamorato del disegno d&#8217;insieme. Della vita. Al punto di perdonarle, accogliendole, anche le necessarie imperfezioni.</p>
<p class="p1">Così Magno ha graffiato sul muro della casa che fu di Pontiggia il velocipede della copertina di <i>Nati due volte</i> (Premio Campiello 2001), una poesia dolente eppure rasserenata sulla necessità di imparare che il diverso non è così diverso, anzi è sempre il nostro figlio. E un uomo con un lungo cannocchiale – forse il simbolo della ricerca che percorre <i>La Grande Sera</i> (Premio Strega 1989) e, ancora, un albero con tanti cappelli tra i rami (i saggi di <i>L&#8217;isola volante</i>, del 1996?).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Posso credere che al “Peppo”, di cui sono stata adorante nipote acquisita, quel murale sarebbe andato a genio. Dicono che hanno voluto farlo per ricordarlo, ma anche con il fine pratico di limitare lo spazio che si prendono i graffitari.</p>
<p class="p1">Ecco, questa è l’unica idea che, credo, gli avrebbe fatto alzare il sopracciglio con un po’ di perplessità.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Non ho fatto in tempo a parlare con lui di spiritualità, ma i suoi scritti qualcosa alla mia l’hanno insegnato: che non sempre è utile solo ciò che è utile.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/di-segni-e-di-visioni-cio-che-e-utile/">Di segni e di visioni. Ciò che è utile</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Enzo Bianchi. Se ne va un testimone cristiano</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/enzo-bianchi-se-ne-va-un-testimone-cristiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nev - Notizie evangeliche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 06:13:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[bose]]></category>
		<category><![CDATA[enzo bianchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È morto ieri il teologo, fondatore della Comunità monastica di Bose &#160; Numerosi i messaggi di...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/enzo-bianchi-se-ne-va-un-testimone-cristiano/">Enzo Bianchi. Se ne va un testimone cristiano</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>È morto ieri il teologo, fondatore della Comunità monastica di Bose</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Numerosi i messaggi di cordoglio giunti dal mondo cristiano, ecumenico e interreligioso dopo la morte di <strong>Enzo Bianchi</strong>, fondatore della Comunità monastica di Bose, scomparso ieri 1° settembre a Torino all’età di 83 anni.</p>
<p class="isSelectedEnd">Nato a Castel Boglione in provincia di Asti nel 1943, Bianchi è stato monaco, scrittore e uno dei protagonisti del dialogo ecumenico e interreligioso. Figura di spicco nel dialogo ecumenico a livello internazionale, nel 1965 fondò a Bose, nel Biellese, una comunità monastica di uomini e donne appartenenti a diverse confessioni cristiane. Ne fu priore fino al 2017. Dal 2021 viveva a Torino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bianchi ha contribuito al confronto tra tradizioni cristiane diverse, in dialogo fra l’altro con molte figure del protestantesimo. Con<strong class="rQesXe MPyX" data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 700; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);"> Paolo Ricca</strong> ad esempio, noto teologo e pastore valdese (scomparso nel 2024), c’era una amicizia fraterna di lunga data. Negli anni hanno condiviso innumerevoli palchi, convegni e rassegne culturali, dialogando pubblicamente su temi complessi come l’<a href="https://www.nev.it/nev/tag/ospitalita-eucaristica/">ospitalità eucaristica</a>, la figura di Martino Lutero e il futuro del cristianesimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="CvNuD" data-sfc-root="ep" data-wiz-uids="gIAIRe_u,gIAIRe_v" data-hveid="CAAICRAA" data-complete="true" data-processed="true" data-sfc-inited="2" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 16px 0px 32px; text-decoration: none; border-bottom: 1px solid rgb(220, 223, 229);">
<div class="hgzZ0d" data-ved="2ahUKEwiwhPPHmM2WAxUa_rsIHQO1GoQQ8usTegYIAAgJEAQ" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">
<div class="UGcVVe BPUOre" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">
<div class="n6owBd fVtNVe" data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-hveid="CAAICRAF" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);"><span class="iNqyIf" data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">Con la pastora e teologa battista <strong>Lidia Maggi</strong> collaborarono regolarmente per promuovere il dialogo ecumenico e la divulgazione biblica attraverso conferenze e incontri pubblici. Presso la fraternità “Casa della Madia” guidarono insieme corsi per rileggere le Scritture, superando le barriere tra la tradizione cattolica e quella battista, proponendo la Bibbia come strumento per accogliere e valorizzare le differenze contemporanee.</span></div>
<div data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-hveid="CAAICRAF" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);"></div>
<div data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-hveid="CAAICRAF" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);"></div>
<div data-sfc-cp="" data-sfc-root="ep" data-hveid="CAAICRAF" data-complete="true" data-processed="true" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">A maggio del 2017, il Monastero di Bose guidato da Bianchi ospitò il Convegno ecumenico internazionale di spiritualità della Riforma dal titolo “Giustificazione. L’evangelo della grazia”. <strong>Fulvio Ferrario</strong>, allora decano della Facoltà valdese di teologia, parlò di “Karl Barth e la dottrina della giustificazione. Domande (auto-)critiche alla teologia evangelica”. Mentre Ricca, con il cardinale <strong>Walter Kasper</strong>, partecipò al dibattito “Tra cristiani, vivere insieme l’evangelo della grazia”, rispettivamente nelle prospettive protestante e cattolica.</div>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>A giugno scorso, il fondatore della Comunità monastica di Bose era stato <a href="https://chiesavaldese.org/appuntamento/incontro-con-enzo-bianchi/">ospite di anteprima per la rassegna “Una Torre di Libri”</a>, in conversazione con <strong>Sabina Baral</strong>, saggista e responsabile dell’Ufficio comunicazione e relazioni ecumeniche della Tavola Valdese.</p>
<p>Qui, uno scritto nel suo blog ufficiale: <a href="https://www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/628163/la-difficile-arte-della-correzione-fraterna">La difficile arte della correzione fraterna</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5></h5>
<h5><strong>Il messaggio di Laura Ricca, figlia di Paolo Ricca</strong></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con grande tristezza esprimo tutto il mio cordoglio perché uno dei più fraterni e cari amici di mio padre ci ha lasciati questa mattina.</p>
<p>Le sue riflessioni e i suoi ricordi di mio padre al recente incontro in memoria tenutosi a Corato in Puglia mi hanno profondamente colpita e toccata. Inoltre il carissimo Enzo Bianchi ha partecipato a fine gennaio al Convegno su mio padre, in occasione di quello che sarebbe stato il suo novantesimo, presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma con un bellissimo testo scritto, perché le sue condizioni di salute non gli permettevano di intervenire in presenza. Lo ringrazio con tutto il cuore e lo immagino con profondo affetto pienamente nella Grazia e nella Luce di Dio. Ci mancherà moltissimo, gli saremo sempre immensamente grati per tutto quello che ci ha donato e insegnato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<h5></h5>
<h5><strong>Il ricordo di Sabina Baral</strong></h5>
<header class="entry-header"></header>
<div class="entry-content">
<p class="wp-block-paragraph"><em>fonte: <a href="https://chiesavaldese.org/il-vangelo-la-follia-che-salva/">Il Vangelo: la follia che salva – Chiesa Evangelica Valdese</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Mentirei se dicessi che la morte di Enzo Bianchi mi ha colto di sorpresa. Ho avuto la fortuna, nel giugno scorso a Torre Pellice, nell’ambito del Festival “Una Torre di libri”, di dialogare con lui intorno ai temi portanti del suo pensiero. Nonostante la brillantezza della sua mente e la vivacità dello spirito, erano palesi la sua stanchezza e il suo abbattimento fisico. Si capiva che resisteva come si resiste alla morte perché come scriveva Franco Fortini, e credo sia valso anche per Bianchi, “si muore sempre bestemmiando”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Ho sempre considerato Enzo Bianchi un maestro: a lungo ho sostato e sosto ancora oggi dinanzi alle sue parole che sono per me fonte di ispirazione, di invito all’approfondimento, di sguardo obliquo sul reale. Numerosi sono infatti i libri da lui pubblicati, profondamente intrisi di spiritualità cristiana e del dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo. Ma non posso non nominare anche la sua attività di pubblicista di tematiche religiose e di attualità contemporanea per diversi quotidiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Fondatore della Comunità monastica di Bose, di cui è stato Priore fino al 2017, negli ultimi anni ha vissuto alla Casa della Madia, in un casolare in aperta campagna ad Albiano d’Ivrea, dove con altri fratelli e sorelle ha fondato una nuova fraternità in cui condividere stabilmente la vita, il lavoro e la preghiera comune. Un luogo che per chi scrive è stato accogliente e prezioso sia per la propria vita spirituale, per la propria pietà personale, sia per l’esercizio del pensiero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Del resto una delle più grandi qualità di Enzo Bianchi credo sia stata proprio la sua capacità di favorire delle esperienze comunitarie tra le più vitali del cristianesimo contemporaneo. Esperienze in cui c’è stato spazio per lo studio della Bibbia, per la ricerca spirituale, per il confronto autentico con la cultura laica, per il dialogo ecumenico e interreligioso, per il rinnovamento liturgico. Atei, credenti, laici, agnostici: c’era spazio per tutti perché i luoghi abitati da Bianchi sapevano essere generativi, erano animati dal desiderio, desiderio inteso come vocazione, forza trasformativa, spinta: una forza che apre le porte, allarga l’orizzonte del nostro mondo; insomma ciò che dà senso alla vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Questo fratello in Cristo è stato soprattutto un prezioso testimone. Testimone di come non si debba mai smettere di credere nell’umanità, nella misericordia, in Gesù Cristo. Senza vanti particolari ma ponendosi sempre tra gli uomini e le donne con l’umiltà di chi sa ascoltare e interrogarsi, talvolta mettendo in comune le proprie fragilità di umana creatura.</p>
<p class="wp-block-paragraph">Oggi ci rendiamo sempre più conto che non basta credere ma che occorre saper comunicare perché si crede e ciò in cui si crede. Bianchi sapeva farlo. La sua fede non era mai impigrita, rassegnata, apatica ma continuava a scandalizzarsi per il messaggio dirompente di Gesù che infatti resta un fatto sbalorditivo, una follia che nessuna liturgia o teologia può addomesticare. Questo messaggio di follia evangelica era colto da Bianchi in tutta la sua radicalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">In un’intervista che gli feci qualche anno fa, egli ricordava come Dio fosse ormai un termine equivoco, ambiguo, che non interessa più le nuove generazioni. Un termine che molti legavano al terrorismo, all’intolleranza, alle religioni istituzionali verso le quali non c’è più appartenenza. Allora Bianchi invitava a cercare innanzitutto Gesù, passare attraverso l’umanità di Gesù perché fuori di lui ci sono gli dèi, c’è il Dio delle religioni, della filosofia: ma il nostro Dio è quello raccontato, anzi incarnato, da Gesù Cristo. Per questo e molto altro continueremo ad essergli riconoscenti.</p>
</div>
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<div id="yui_3_18_1_1_1788276029374_2293" class="attribution-detached-container">Foto di  <a id="yui_3_18_1_1_1788276029374_2299" class="owner-name truncate" title="Vai al fotostream di Jim Forest" href="https://www.flickr.com/photos/jimforest/" rel="author" data-track="attributionNameClick">Jim Forest</a></div>
<div id="yui_3_18_1_1_1788276029374_1218" class="view follow-view clear-float photo-attribution"></div><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/enzo-bianchi-se-ne-va-un-testimone-cristiano/">Enzo Bianchi. Se ne va un testimone cristiano</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A Roma il convegno giovani del Sae</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/a-roma-il-convegno-giovani-del-sae/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 05:49:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Sae]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In nome di Dio? L&#8217;ecumenismo alla prova dei fondamentalismi. Iscrizioni fino al 6 settembre &#160;...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>In nome di Dio? L&#8217;ecumenismo alla prova dei fondamentalismi. </strong>Iscrizioni fino al 6 settembre</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ormai è diventata una piacevole tradizione: anche quest&#8217;anno i giovani del Sae, il Segretariato attività ecumeniche, si ritroveranno per un nuovo appuntamento ecumenico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;evento si terrà <strong>dal 18 al 20 settembre a Roma</strong>: l&#8217;alloggio sarà <strong>presso Villa Benedetta</strong> (via della Moletta 10), mentre il convegno si terrà presso la <strong>Basilica di San Paolo fuori le Mura</strong> (piazzale San Paolo 1).<br />
Il titolo scelto per quest&#8217;anno è <strong>In nome di Dio? L&#8217;ecumenismo alla prova dei fondamentalismi</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Viviamo in un contesto politico segnato da violenze che negano i diritti umani, in cui spesso emerge un&#8217;arma ideologica: la pretesa di avere Dio, la ragione e la storia dalla propria parte, per giustificare qualsiasi azione in nome di un presunto bene superiore.</p>
<p>Eppure, è Dio stesso a insegnarci continuamente a orientare i nostri pensieri e le nostre energie verso le opere di bene, al servizio del prossimo, piuttosto che ad alimentare divisioni e a farci nemici gli uni degli altri.<br />
Nessuno può rivendicare il possesso esclusivo del Signore, della storia o della ragione, né parlare in loro nome contro i fratelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;unica via che rispecchia davvero l&#8217;amore divino è il dialogo, opposto a ogni logica di sopraffazione o di imposizione.<br />
Siamo ancora capaci, come giovani, di costruire ponti di dialogo con chi non rispetta il comandamento &#8220;<em>Non nominare il nome di Dio invano</em>&#8220;?</p>
<p>A questa domanda cercheremo di rispondere insieme, attraverso il confronto, la preghiera e l&#8217;apprendimento reciproco, nella convinzione che investire nel dialogo sia, oggi più che mai, la scelta più appropriata.<br />
Per approfondire queste riflessioni così attuali, l&#8217;appuntamento è a Roma per dialogare con gli ospiti, condividere idee e riflessioni e pregare insieme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fra i relatori Ilaria Valenzi, avvocata e ricercatrice, Università di Tor Vergata e Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Luca Maria Negro, pastore battista, segretario generale della Società Biblica in Italia, e Lorenzo Sgro, membro di chiesa valdese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quota di partecipazione comprensiva di vitto e alloggio: € 100 (iscrizioni aperte fino al 6 settembre)<br />
Per iscriverti, compila il modulo: <a href="https://forms.gle/zqCScFWu8JW4imNY8">https://forms.gle/zqCScFWu8JW4imNY8</a><br />
Per ulteriori informazioni: <span id="cloak6d37936ad0f70e1822ac68001a72e821"><a href="mailto:saegiovani.info@gmail.com">saegiovani.info@gmail.com</a></span> — <a href="https://www.instagram.com/sae_aps" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Instagram @sae_aps</a> — tel. +39 349398101</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.saenotizie.it/sae/attachments/article/2468/Brochure%20Roma%20SAE%20Light_260805_235228.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al programma dell&#8217;incontro</a></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/a-roma-il-convegno-giovani-del-sae/">A Roma il convegno giovani del Sae</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Sulla moschea si può fare dialogo</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/02/sulla-moschea-si-puo-fare-dialogo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bragaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 05:03:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#slide]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[moschea]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso sorto alcuni giorni fa a Mestre è di per sé problematico, ma potrebbe...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h5>Il caso sorto alcuni giorni fa a Mestre è di per sé problematico, ma potrebbe nascerne un livello migliore di convivenza: vanno messi da parte i presunti “scontri di civiltà”, a vantaggio di progetti condivisi di cittadinanza</h5>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
<p class="p1">Moschea sì, moschea no. Moschea chissà. Il dibattito sul progetto della moschea che la comunità bangladese vorrebbe costruire a Mestre è ormai uscito dal ristretto ambito locale per diventare tema nazionale. Complici innanzitutto le dichiarazioni piuttosto dure del promotore dell&#8217;iniziativa, Prince Howlader, cittadino italiano di origini bangladesi e presidente dell&#8217;associazione islamica “Giovani per l&#8217;umanità”: se non avremo l&#8217;autorizzazione a costruire la moschea, entreremo in sciopero e bloccheremo la città, ha ribadito in diverse forme Howlader. Una risposta alla presa di posizione del sindaco Simone Venturini, da poco eletto: non ci sarà nessuna moschea finché non saranno fatti passi decisivi verso una reale integrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Venezia ha rapporti secolari con il mondo islamico,</b> legati soprattutto agli accordi e ai conflitti con l’impero ottomano, grande antagonista politico e commerciale all’epoca della Serenissima: Dal 1600 vi era pure uno spazio ufficiale in città che funzionava anche come residenza con spazi per il culto per i rappresentanti ottomani. Ma questa è storia passata, in epoca recente, con l&#8217;aumento degli arrivi di persone di fede islamica in quest’area, nel caso degli immigrati dal Bangladesh per lavorare alla Fincantieri di Marghera, nel turismo o nel piccolo commercio, l&#8217;esigenza di un locale di culto è diventata pressante. Risolta utilizzando alla buona spazi ricavati da esercizi commerciali, tra lamentele dei vicini e una ondivaga tolleranza da parte delle autorità. La legge regionale del 2016 sull&#8217;apertura di nuovi locali di culto, particolarmente restrittiva, aveva reso ancora più complicata la possibilità di costruire una moschea. Gli stessi gruppi islamici in città, poi, pur mantenendo la richiesta comune di un luogo di culto adeguato, non sembravano riuscire a convergere su progetti unitari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Fino alla vicenda di oggi.</b> Tante le questioni che si intrecciano nel botta e risposta locale, ora sulle prime pagine, ma che ha degli antefatti: Prince Howlader, che si era iscritto a Fratelli d&#8217;Italia nel 2025, già da qualche tempo aveva cominciato a chiedere al sindaco precedente Luigi Brugnaro, imprenditore prestato alla politica a capo di una giunta di centrodestra, di autorizzare la costruzione di una moschea per i numerosi residenti di fede islamica del Veneziano. No al progetto di una “Grande moschea”, sì a un complesso di impatto ridotto, era stata la conclusione di Brugnaro, che aveva anche suggerito l&#8217;utilizzo di un terreno occupato dai ruderi di un&#8217;attività abbandonata non distante dalla stazione ferroviaria di Mestre. Un suggerimento? Una promessa vincolante? Difficile dire, non è chiaro se ci siano documenti ufficiali. Fatto sta che uno studio di architettura mestrino ha elaborato dei progetti e l&#8217;associazione “Giovani per l’umanità” guidata da Howlader ha effettivamente comprato l&#8217;area, tanto che ora si sente tradita e ridicolizzata. Da qui il garbuglio di prese di posizione ultimative, slogan ideologici, piani politici, sociali, culturali che si intersecano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Di certo non aiuta l&#8217;essere appena usciti da una campagna elettorale,</b> quella per le comunali, in cui ha tenuto banco tra i vari temi proprio la partecipazione della comunità bangladese alla vita politica cittadina, prima con la possibile candidatura di Prince Howlader tra le fila di Fratelli d&#8217;Italia, poi sfumata; quindi, con la decisione del Pd di aprire le proprie liste ad altri esponenti della comunità, scelta fatalmente apparsa strumentale. La vittoria del centrodestra con Simone Venturini, per undici anni assessore nella Giunta Brugnaro e tra i più stretti collaboratori del sindaco uscente, aveva fatto forse illudere che il progetto potesse proseguire. Ma qui ci si scontra con la nuova campagna elettorale, di fatto già cominciata, verso le elezioni politiche del prossimo anno: approvare il progetto della nuova moschea-centro islamico potrebbe avere conseguenze nelle urne, nel centrodestra si alzano i consueti steccati “di principio”, con slogan rozzi e sommari, nel centrosinistra si invoca la Costituzione che garantisce la libertà di culto, ma forse c’è anche il sollievo di non avere nelle proprie mani la responsabilità di decidere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Cercando di superare lo stallo politico e gli atteggiamenti da “guerra di civiltà”,</b> si stanno levando diverse voci che auspicano un dialogo tra le parti. Questo è l’invito del Patriarca di Venezia Moraglia, o del tavolo “Articolo 19”, che si dedica al dialogo interreligioso. E con più forza di figure cittadine significative, come don Nandino Capovilla, parroco in uno dei quartieri di Mestre più multietnici, che da tempo promuove iniziative comuni con gruppi e associazioni islamiche, per facilitare reciproca comprensione e convivenza. O come Miah Rhitu, attivista impegnata per i diritti delle donne e autorevole voce della comunità bengalese, che auspica l’elaborazione di un progetto condiviso, che riconosca la capacità e il percorso verso una cittadinanza consapevole. A partire da una padronanza sempre maggiore della lingua italiana, il cui apprendimento, secondo Rhitu, è fondamentale soprattutto per le donne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Incerto e tenue appare per ora il filo del dialogo, che però può rinforzarsi lontano dai riflettori. La speranza è che diventi un percorso di crescita per tutta la comunità cittadina, capace di trasformare in ricchezza per tutte e tutti le sue diversità.</p>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Foto di Claudio Geymonat</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/02/sulla-moschea-si-puo-fare-dialogo/">Sulla moschea si può fare dialogo</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una Chiesa: due sinodi</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/01/una-chiesa-due-sinodi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 09:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[iglesia valdense del rio de la plata]]></category>
		<category><![CDATA[Sinodo valdese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=83803</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come il ramo sudamericano della Chiesa valdese ha vissuto il Sinodo europeo &#160; Il pastore...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Come il ramo sudamericano della Chiesa valdese ha vissuto il Sinodo europeo</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><em><span dir="auto">Il pastore Sergio Bertinat dell&#8217;Iglesia valdense del Rio de la Plata, il ramo sudamericano della Chiesa valdese, ha partecipato al sinodo dell&#8217;area europea della chiesa, apena concluso a Torre Pellice (To).  Il sito dell&#8217;Iglesia ha raccolto le sue riflessioni. </span><br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><span dir="auto">Siamo piuttosto abituati a ripetere questa frase che ci definisce come Chiesa evangelica valdese. Siamo un&#8217;unica chiesa che opera in due aree: quella italiana e quella del Río de la Plata. Pertanto, esistono due sinodi, che in ciascuna area definiscono il percorso di fede e di testimonianza evangelica nelle diverse località. </span></p>
<p class="wp-block-paragraph"><span dir="auto">Oggi, partecipando per la prima volta a questo Sinodo, condivido una prospettiva sul nostro di sinodo, cui ho partecipato molte volte e che molte volte ho presieduto .</span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><span dir="auto">Un problema comune: il caldo. Sia lì che qui, l&#8217;incontro si svolge d&#8217;estate, e il caldo è un fattore che, a mio avviso, ostacola significativamente la nostra capacità di pensare e riflettere insieme. Un altro problema comune è che in genere vorremmo trattare più argomenti di quanti sia possibile nei giorni in cui abbiamo programmato le nostre sessioni. In definitiva, questa combinazione di un programma sovraccarico e del caldo porta a stanchezza, spossatezza e difficoltà di concentrazione. </span></p>
<p class="wp-block-paragraph"><span dir="auto">Chiaramente, si tratta di due sinodi molto diversi, sia nella forma che nel contenuto. Il sinodo italiano si riunisce sempre in seduta plenaria. Gli argomenti sono proposti dalla Commissione d&#8217;esame, in quanto responsabile dello sviluppo delle questioni e della formulazione delle proposte di azioni da prendere in considerazione. Inoltre, durante l&#8217;Assemblea, questa commissione ha il potere di integrare nuove idee in un&#8217;azione proposta, se lo ritiene opportuno, o di respingerla se non è d&#8217;accordo. L&#8217;azione da sottoporre al voto è sempre di iniziativa di questa commissione. </span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><span dir="auto">Riguardo ai contenuti, vorrei dire due cose. Da un lato, in relazione alla vita delle chiese, ci sono temi e preoccupazioni simili ai nostri: la diminuzione del numero del personale pastorale, la mancanza di nuovi studenti, la necessità di progredire nella definizione di nuovi ministeri e, fondamentalmente, di iniziare la transizione da un modello parrocchiale di essere Chiesa a uno più dinamico e adattabile ai tempi; si discute anche dell&#8217;idea di lavorare in équipe pastorali regionali, al fine di ottimizzare le risorse pastorali, nonché di avvicinare le comunità e rafforzare la loro testimonianza oltre i limiti di un territorio. </span></p>
<p class="wp-block-paragraph"><span dir="auto">Infine, alcuni elementi distintivi del Sinodo italiano che ritengo abbiano un grande potenziale: hanno una chiara consapevolezza del ruolo che occupano nella società; pur essendo consapevoli di essere una minoranza, la loro presenza su tutto il territorio nazionale fa sì che le loro azioni, posizioni e proposte non passino inosservate, nemmeno all&#8217;interno del cattolicesimo dominante. </span></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><span dir="auto">Un altro valore è la capacità di parlare di ricerca della giustizia, di impegno per la pace e di amore per il prossimo con la chiara convinzione che questi siano valori evangelici promossi da Gesù, e non ideologie sempre più effimere. Questa è una netta differenza rispetto a noi, che spesso ci confondiamo e finiamo per perdere o relativizzare i valori fondamentali della teologia protestante. Credo che questa differenza derivi dal fatto che in Italia è in atto un processo di formazione tra i membri della Chiesa, che noi nella regione del Río de la Plata dobbiamo recuperare. </span></p>
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<h6>Foto di Pietro Romeo</h6>
<p class="wp-block-paragraph"><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/01/una-chiesa-due-sinodi/">Una Chiesa: due sinodi</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Fgei. Identità cercasi, tra inclusione e ricambio generazionale</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/01/fgei-identita-cercasi-tra-inclusione-e-ricambio-generazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara E. Tourn]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Fgei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal “presinodo” ai prossimi appuntamenti, la Federazione giovanile evangelica si sta ripensando &#160; &#160; Il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="p1"><span class="s1">Dal “presinodo” ai prossimi appuntamenti, la Federazione giovanile evangelica si sta ripensando</span></h5>
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<p class="p1"><span class="s1">Il Sinodo è un appuntamento anche per giovani e giovanissimi? A giudicare dall’interesse e dall’entusiasmo di chi vi ha partecipato, sembra proprio di sì. Ne abbiamo parlato, poco dopo l’intervento dei bambini in aula, con <strong>Elisa Piantelli</strong>, membro del Consiglio Fgei e deputata al Sinodo per l’ottavo Circuito, e <strong>Daniele Parizzi</strong>, coordinatore del Sinodo dei bambini e delle bambine e organizzatore del presinodo Fgei, per parlare proprio della Federazione giovanile evangelica italiana, che ha qui un suo momento di incontro e socializzazione nel contesto sinodale. Com’è andata quest’anno?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Risponde Daniele: «Credo che sia andata molto bene, abbiamo avuto dei momenti di convivialità, un’apericena, musica dal vivo con ragazzi e ragazze delle valli, è stato un momento molto partecipato e molto importante».</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Guardando più avanti, c’è qualcosa di importante da dire: «Siamo in una fase particolare per la Fgei, di ripensamento non solo organizzativo, nove mesi fa è stato eletto un nuovo consiglio dopo una fase di revisione dello statuto, ma anche e soprattutto in una fase di ricambio generazionale. Io penso che il presinodo abbia rappresentato molto questo: molti e molte dei partecipanti erano molto giovani e alla loro prima esperienza nella Fgei, e penso che questo passaggio abbia molto a che fare con la situazione della Fgei e più in generale della nostra chiesa. Abbiamo una tradizione di metodologie, modi di stare insieme, di vivere la convivialità, che appartiene forse al passato, seppur recente: nuove generazioni dovranno prendere in mano la responsabilità» della Federazione e appunto della chiesa in generale. Qualcosa si è cominciato a vedere nell’incontro di quest’anno, dove, racconta ancora Daniele, «abbiamo fatto delle attività, lavorando sul tema dell’identità, che oggi è quanto mai divisivo, presente nelle cronache e usato dai politici spesso come un machete, di cui però possiamo riappropriarci come cristiani e cristiane».</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Elisa conferma quanto detto da Daniele, l’impressione è positiva, non solo per quanto riguarda il pre-sinodo: «Siamo molto felici che sia stato così ben recepito e partecipato, anche perché eravamo in una zona un po’ più decentrata, però questo ha aiutato ad avere un’esperienza più intima e calda. Sia come consiglio sia come presinodo stiamo avendo una forte discussione sul tema dell’identità della federazione, perché c’è un cambio generazionale, ci sono nuove sfide, è un nuovo contesto quindi bisogna cercare di pensare al futuro anche in quest’ottica. Infatti come consiglio abbiamo trovato il modo per ritrovarci tutti al Sinodo, perché riteniamo importante farci vedere, ritornare nella vita delle chiese. Questo è il mio primo Sinodo come deputata, è stato molto interessante, molto bello e come consiglio ringraziamo per l’accoglienza che abbiamo ricevuto, al Sinodo e per il presinodo».</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Finito il Sinodo, si pensa già all’autunno, e c’è molto che bolle in pentola, continua Elisa: «Abbiamo molte idee in costruzione e, come preannunciato al Sinodo, sarà molto importante il tema della musica e della spiritualità, della fede, che sarà un nostro filo conduttore per quest’anno, sempre legato al tema dell’identità e della partecipazione attiva e consapevole».</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">L’invito è quindi a seguire la Fgei sui suoi canali, il sito <a href="http://www.fgei.org/"><span class="s2">www.fgei.org/</span></a> e i profili <i>Facebook</i> e <i>Instagram</i>.</span></p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/01/fgei-identita-cercasi-tra-inclusione-e-ricambio-generazionale/">Fgei. Identità cercasi, tra inclusione e ricambio generazionale</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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