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	<title>Riforma.it | Germania, ripensare i luoghi di culto</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Jul 2026 12:20:41 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Riforma.it | Germania, ripensare i luoghi di culto</title>
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	<item>
		<title>Germania, ripensare i luoghi di culto</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/23/germania-ripensare-i-luoghi-di-culto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:48:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Troppi rispetto alle necessità, servono collaborazioni &#160; Heidrun Böttger, esperta di immobili ecclesiastici in Germania,...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/germania-ripensare-i-luoghi-di-culto/">Germania, ripensare i luoghi di culto</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Troppi rispetto alle necessità, servono collaborazioni</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Heidrun Böttger, esperta di immobili ecclesiastici in Germania, ha rivolto un appello ai politici locali affinché prendano in considerazione l&#8217;uso condiviso degli edifici di culto. Ciò potrebbe creare opportunità per entrambe le parti, ha dichiarato all<em>&#8216;Evangelical Press Service</em> (epd). «Le chiese sono spesso situate in posizioni centrali e contribuiscono a definire il carattere della città: il settore pubblico potrebbe trarne vantaggio».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiese e cappelle non devono necessariamente essere utilizzate solo per le funzioni religiose; potrebbero anche fungere da luoghi di incontro pubblici o centri comunitari. Tali luoghi di aggregazione sono spesso carenti, soprattutto nelle zone rurali.</p>
<p>Il punto di partenza della discussione è la sproporzione che si è creata nel corso degli anni tra il numero dei fedeli e il numero di immobili di proprietà della chiesa. Secondo Böttger, la sola Chiesa evangelica luterana di Hannover, la più grande chiesa protestante regionale in Germania, possiede attualmente 2.014 edifici religiosi, il 70-80% dei quali è classificato come monumento storico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sono troppi edifici per un numero sempre minore di persone. La chiesa non può permettersi questa situazione a lungo termine.</p>
<p>Inoltre, si registra una diminuzione del personale nelle chiese, il che significa che non tutti gli edifici possono più essere utilizzati nel senso tradizionale. Allo stesso tempo, chiese, cappelle e campanili sono associati a un elevato grado di identità e legame emotivo, nonché a una responsabilità nei confronti della società nel suo complesso, ha sottolineato l&#8217;esperta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secondo Böttger, i finanziamenti da parte di terzi potrebbero contribuire ad aprire nuove prospettive per l&#8217;utilizzo delle chiese. Ad esempio, il settore pubblico potrebbe richiedere sovvenzioni per lo sviluppo urbano a cui la chiesa non ha accesso. La vendita delle chiese è un&#8217;ipotesi plausibile, così come lo sono i modelli di utilizzo in cui l&#8217;edificio rimane di proprietà della chiesa.</p>
<p><strong> </strong></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/germania-ripensare-i-luoghi-di-culto/">Germania, ripensare i luoghi di culto</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Valdese il primo traduttore in Cina de &#8220;I promessi sposi&#8221;</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/23/valdese-il-primo-traduttore-in-cina-de-i-promessi-sposi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 07:13:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[#slide]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Giovanni Garnier]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scoperta di una dottoranda dell&#8217;Università di Torino. Alberto Giovanni Garnier, di famiglia valdese, fu...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>La scoperta di una dottoranda dell&#8217;Università di Torino. <span class="s1">Alberto Giovanni Garnier, di famiglia valdese, fu missionario in Cina per conto della Missione battista</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">«Oggi pomeriggio in archivio abbiamo avuto la visita di Quian Zhang, dottoranda dell’Università di Torino che si sta occupando di una ricerca su “<strong>Manzoni in Cina</strong>”. Nel corso della sua ricerca ha scoperto che il <strong>primo traduttore cinese dei Promessi sposi è stato il valdese Alberto Giovanni Garnier</strong>, fu studente del Collegio Valdese dal 1892 al 1899. Successivamente, nel 1906, partì come missionario per la Cina, dove visse e lavorò per più di trent’anni per conto della Missione Battista di Londra».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così sul Facebook l&#8217;<a href="https://www.facebook.com/patrimonioculturalevaldese">Ufficio del Patrimonio culturale metodista e valdese</a> a metà giugno dava conto della visita speciale della ricercatrice alla prese con le tracce delle traduzioni del grande autore. Perché proprio recarsi nello scrigno della storia valdese e metodista? Perché per l&#8217;appunto Quian Zhang ha scoperto che la prima traduzione in lingua cinese dei Promessi Sposi è stata opera del valdese Garnier. <span class="s2">A</span><span class="s3">veva imparato il cinese ed era direttore della Società per la letteratura cristiana di Shanghai. Aveva scritto quattro libri in cinese, tra i quali una Storia della Chiesa Cristiana in cui compare anche la Chiesa Valdese con il suo candeliere e le sette stelle. </span></p>
<p><span class="s4">Garnier, nato a Roma nel 1881, dopo la morte del padre, si era trasferito con la madre e i fratelli ad Angrogna, nelle Valli valdesi, e aveva studiato a Torre Pellice.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p3"><span class="s4">Alberto Giovanni Garnier fu un influente missionario protestante in Cina per trent&#8217;anni. Alberto, o Chia Lyan come lo chiamavano i cinesi, venne conosciuto da milioni di persone grazie alle sue numerose conferenze radiofoniche e pubblicazioni. Nel 1933 fu tra i fondatori di una stazione radio religiosa a Shanghai, dalla quale trasmise in tutta la Cina. </span></p>
<p class="p3"><span class="s5">Un articolo del quotidiano Avvenire a firma di </span><span class="s6">di <a href="https://www.avvenire.it/redazione/eugenio-raimondi-100"><span class="s4">Eugenio Raimondi </span></a></span><span class="s5">ricorda che l</span><span class="s4">a versione de &#8220;I promessi sposi&#8221; «è uscita a Shanghai nel 1935 per The Commercial Press, una delle principali case editrici cinesi dell’epoca. Sul volume figurano i nomi di A.J. Garnier e H.P. Feng. Le iniziali inglesi del primo traduttore e il suo lavoro per una società missionaria britannica avevano contribuito a farlo ritenere inglese. Da qui l’ipotesi, accolta a lungo dagli studiosi, che il romanzo di Manzoni fosse stato tradotto da una precedente edizione anglosassone».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p5"><span class="s4">La svolta è arrivata con il ritrovamento di un libro di Tony Garnier, neozelandese e nipote del missionario, dedicato alla storia della propria famiglia grazie al quale <span class="s1">Quian Zhang ha potuto unire tutti i puntini e </span></span><span class="s4">identificare A.J. Garnier con Alberto Giovanni.</span></p>
<p>Come conclude l&#8217;articolo di Avvenire «<span class="s4">La scoperta è ben più di una semplice curiosità. Modifica infatti un passaggio importante nella storia della ricezione di Manzoni in Asia. Prima del 1949, infatti, si è spesso ritenuto improbabile che in Cina vi fossero traduttori in grado di lavorare direttamente dall’italiano. Il caso di Garnier dimostra invece che la circolazione dei classici europei è passata anche attraverso missionari e collaboratori locali capaci di muoversi tra culture molto lontane».</span></p>
<p class="p5"><span class="s4">Garnier tornò in seguito in Inghilterra, dove è morto nel 1973.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Nella foto Alberto Giovanni Garnier e il figlio Ben</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/valdese-il-primo-traduttore-in-cina-de-i-promessi-sposi/">Valdese il primo traduttore in Cina de “I promessi sposi”</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Conferenza Metodista britannica riceve il documento Kairos II</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/23/la-conferenza-metodista-britannica-accoglie-il-documento-kairos-ii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:53:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Conferenza metodista britannica]]></category>
		<category><![CDATA[kairos ii]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue la nostra panoramica sul dibattito nelle chiese attorno al testo prodotto dai cristiani in...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/la-conferenza-metodista-britannica-accoglie-il-documento-kairos-ii/">La Conferenza Metodista britannica riceve il documento Kairos II</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Prosegue la nostra panoramica sul dibattito nelle chiese attorno al testo prodotto dai cristiani in Medio Oriente per denunciare quanto accade nella regione e per chiedere ai cristiani in tutto il mondo di agire</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Le voci dei cristiani in Palestina sono state ascoltate dalla <strong>Conferenza Metodista britannica</strong>, riunita a Telford nei giorni scorsi, che ha ricevuto il documento <a href="https://kairospalestine.ps/images/Kairos_2_Italian.pdf">Kairos II</a> nell&#8217;ambito della presentazione del Comitato Missionario. Si tratta di un aggiornamento del primo documento Kairos, pubblicato nel 2009, riguardante l&#8217;impatto dell&#8217;occupazione della Palestina sui cristiani palestinesi, che invitava i cristiani di tutto il mondo a rispondere con fede, speranza e amore. Kairos II, che affronta gli eventi di Gaza successivi al 7 ottobre 2023, è stato lanciato nel novembre 2025 con il titolo &#8221; <i>Un momento di verità: la fede in un tempo di genocidio&#8221;.</i> Rinnova l&#8217;appello alla giustizia e a una risposta cristiana globale urgente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p2"><span class="s1">La Conferenza ha approvato una mozione che richiede la produzione di una risorsa di studio basata su Kairos II, utilizzabile dalle chiese. La mozione chiedeva inoltre al Presidente della Conferenza di scrivere al Primo Ministro e al Ministro degli Esteri del Regno Unito e agli organi di governo delle altre giurisdizioni in cui la Chiesa Metodista di Gran Bretagna è presente, esortandoli a rispettare il diritto internazionale e ad adottare le misure delineate nella <a href="https://justpeacecoalition.com/"><span class="s2"><b>campagna &#8220;Time To Act&#8221;.</b></span></a></p>
<p>Kairos II è stato presentato alla Conferenza da padre Fadi Diab, rettore della parrocchia Anglicana di Ramallah.</p>
<p>Intervenendo alla Conferenza, padre Fadi ha commentato: «Kairos II è nato durante uno dei capitoli più bui della storia palestinese, durante e dopo l&#8217;aggressione genocida contro la comunità di Gaza e le restrizioni imposte al popolo palestinese in Cisgiordania. Gli ultimi tre anni ci hanno cambiato per sempre. A Gaza abbiamo assistito alla decimazione di un&#8217;intera società&#8230; questo documento non è una riflessione teologica astratta, ma il grido di un popolo la cui fede viene messa alla prova».</span></p>
<p class="p2"><span class="s1"></p>
<p>«Il dolore e la distruzione a cui abbiamo assistito richiedono una voce nuova, ancora più forte di quella di Kairos I. Kairos II rivolge un messaggio chiaro alla comunità internazionale, alla comunità palestinese e alla Chiesa internazionale. La Chiesa non può essere neutrale e non può rimanere in silenzio di fronte alla distruzione di vite umane».Padre Fadi ha concluso affermando che la Chiesa non può scegliere la neutralità. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Leggi anche:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="GFj4m9w3zy"><p><a href="https://riforma.it/2026/07/14/chiesa-dinghilterra-storico-dibattito-sul-medio-oriente/">Chiesa d&#8217;Inghilterra, storico dibattito sul Medio Oriente</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“Chiesa d’Inghilterra, storico dibattito sul Medio Oriente” — Riforma.it" src="https://riforma.it/2026/07/14/chiesa-dinghilterra-storico-dibattito-sul-medio-oriente/embed/#?secret=fzCAEzJJn7#?secret=GFj4m9w3zy" data-secret="GFj4m9w3zy" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/la-conferenza-metodista-britannica-accoglie-il-documento-kairos-ii/">La Conferenza Metodista britannica riceve il documento Kairos II</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Dichiarazione contro Kairos II&#8221;</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/23/dichiarazione-contro-kairos-ii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:46:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[kairos ii]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il voto del Sinodo della Chiesa d’Inghilterra, una coalizione internazionale di leader cristiani contesta...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/dichiarazione-contro-kairos-ii/">“Dichiarazione contro Kairos II”</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Dopo il voto del Sinodo della Chiesa d’Inghilterra, una coalizione internazionale di leader cristiani contesta il documento Kairos II, ritenuto dannoso per la pace e per le relazioni con il mondo ebraico</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una coalizione di pastori, teologi e leader laici cristiani ha lanciato una dichiarazione pubblica in cui respinge il controverso documento «<a href="https://kairospalestine.ps/images/Kairos_2_Italian.pdf">Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio</a>», noto anche come Kairos II, che il <a href="https://riforma.it/2026/07/14/chiesa-dinghilterra-storico-dibattito-sul-medio-oriente/">recente Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra ha votato</a> di “ascoltare” e discutere.</p>
<p>La “<a href="https://declaration-against-kairos.com">Dichiarazione contro Kairos II</a>”  invita i cristiani di tutto il mondo a respingere quelle che definisce distorsioni teologiche che danneggiano le relazioni ebraico-cristiane, invitando i cristiani ad aggiungere la propria firma a sostegno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il documento Kairos II, redatto dal movimento cristiano palestinese Kairos Palestine, definisce la campagna militare israeliana a Gaza come un genocidio e Israele come uno stato coloniale di apartheid. Nel documento si legge, tra l’altro: «Israele è un’entità coloniale, di insediamento ed escludente, costruita sullo spostamento della popolazione indigena e sulla sua sostituzione con nuovi coloni. Per questo motivo, respingiamo il concetto stesso di “conflitto”. La realtà sul campo è la tirannia e un regime oppressivo di colonialismo di insediamento e apartheid. Qualsiasi negazione di questa realtà è un’elusione della verità manifesta, che rafforza e perpetua l’ingiustizia».</p>
<p>La coalizione che si oppone a Kairos II accusa il documento di «retorica inaccurata, parziale e pericolosa».</p>
<p>«Dopo aver letto e riflettuto, non possiamo accettare Kairos II né approvarne l’ascolto in un contesto cristiano, e lo respingiamo e lo denunciamo esplicitamente. Dio comanda: “Non renderai falsa testimonianza contro il tuo prossimo” (Esodo 20, 16). Siamo convinti che Kairos II non sia nell’interesse dei cristiani palestinesi e serva solo a ostacolare la causa della pace, non riconoscendo le cause profonde del dolore a Gaza e nella regione di Giudea e Samaria, comunemente nota come Cisgiordania».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Il suo linguaggio – prosegue la “Dichiarazione contro Kairos II” – è aspro e sembra persino razionalizzare e giustificare le terribili atrocità commesse dalle fazioni terroristiche palestinesi il 7 ottobre 2023, che hanno avuto conseguenze devastanti. Il documento accusa falsamente e senza fondamento Israele di genocidio in relazione alla sua guerra contro Hamas e le fazioni terroristiche a Gaza per liberare gli ostaggi e distruggere il potenziale offensivo di Hamas».</p>
<p>Il Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra, riunitosi a York dal 10 al 14 luglio, ha votato a larga maggioranza per “ascoltare” il documento Kairos II, anziché “riceverlo” come previsto dalla mozione originale. In seguito alla forte opposizione dei leader ebrei, l’Arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally, ha dichiarato al Sinodo che ascoltare documenti come Kairos II «non significa che siamo d’accordo con tutto ciò che contengono».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Regan King, pastore londinese che ha contribuito a promuovere la “Dichiarazione contro Kairos II”, ha affermato in una dichiarazione che la decisione del Sinodo di concedere “qualsiasi ascolto” al documento è stata “sconcertante”, allontanando la Chiesa d&#8217;Inghilterra da una tradizione storica di sostegno al popolo ebraico, attraverso figure come William Wilberforce.</p>
<p>La Dichiarazione contro Kairos II afferma che le promesse dell’alleanza biblica al popolo ebraico sono eterne e dichiara che Israele ha il diritto all’autodifesa contro il terrorismo. Rifiuta qualsiasi teologia che, a suo giudizio, giustifichi gli attacchi contro Israele o neghi i legami storici del popolo ebraico con la Terra Santa.</p>
<p>«La Chiesa ha la responsabilità di parlare con verità, in modo biblico e con umiltà. Siamo addolorati per l’immensa sofferenza che continua in Terra Santa», ha affermato King.</p>
<p>«In un periodo di crescente e dilagante antisemitismo, è sconcertante che il Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra abbia accettato di dare spazio a un documento profondamente falso e aspro, un documento che mina i diritti del popolo ebraico e demonizza Israele, cercando persino di giustificare l’orribile atrocità del 7 ottobre 2023».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prima del voto, il Rabbino Capo Sir Ephraim Mirvis aveva esortato i membri del Sinodo a respingere il dialogo con Kairos II, definendo il documento «poco più che attivismo politico mascherato da teologia» e avvertendo che un’approvazione avrebbe danneggiato le relazioni cristiano-ebraiche. Ha aggiunto che era «vergognoso» che il Sinodo Generale avesse raccomandato di dialogare con Kairos II. «Si tratta di un documento pieno di falsità, che rifiuta apertamente il dialogo, usa una retorica estremista per mettere in discussione l’esistenza stessa di Israele e si oppone agli accordi di pace esistenti nella regione», ha dichiarato.</p>
<p>«Sebbene si presenti come una via per la comprensione, Kairos II in realtà funziona come un ostacolo insormontabile, riducendo uno dei conflitti più complessi del mondo a una singola narrazione distorta, che non può che nuocere alla causa della pace».</p>
<p>Tra i firmatari della Dichiarazione contro Kairos II – figura il teologo anglicano Ian Paul, che si è espresso contro il documento durante il dibattito del Sinodo. «Questa mozione solleva per noi alcune questioni scomode e complesse», ha affermato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Come possiamo pretendere di parlare a favore di una “pace giusta e duratura” quando, in questo conflitto complesso e controverso, ascoltiamo solo il dolore di una parte, mentre ci rifiutiamo di ascoltare quello dell’altra: i familiari delle vittime e i mutilati del 7 ottobre e della seconda intifada? Perché non è stata data voce anche all’altra parte? Se è stata ritenuta degna di essere ascoltata dal nostro arcivescovo, perché non da noi? Come possiamo evitare l’accusa di ipocrisia quando incontriamo i leader cristiani palestinesi come nostri fratelli e sorelle in Cristo, come è giusto che sia, ma restiamo in silenzio mentre alcune di quelle stesse comunità celebrano la violenza terroristica, e i loro figli pubblicano online immagini che esaltano tali celebrazioni?».</p>
<p>Tra gli altri firmatari figurano la reverenda Hayley Ace, portavoce di <em>Christian Action Against Antisemitism</em>, e Juergen Buehler, presidente dell’Ambasciata Cristiana Internazionale di Gerusalemme.</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/dichiarazione-contro-kairos-ii/">“Dichiarazione contro Kairos II”</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I protestanti e i dogmi</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/23/i-protestanti-e-i-dogmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Baratto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[culto evangelico]]></category>
		<category><![CDATA[dogmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pastore Luca Baratto nella rubrica «Parliamone insieme» della trasmissione Rai Culto Evangelico risponde a...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/i-protestanti-e-i-dogmi/">I protestanti e i dogmi</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Il pastore Luca Baratto nella rubrica <em>«Parliamone insieme» della trasmissione Rai Culto Evangelico risponde a una domanda ricorrente posta dal pubblico</em></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sono delle domande, delle curiosità sul protestantesimo che periodicamente ritornano nelle conversazioni, nelle mail che riceviamo in redazione, nelle telefonate. Una di queste domande ricorrenti è la seguente: “Caro pastore, anche i protestanti hanno i dogmi, riconoscono i dogmi?”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono sicuro che molte persone risponderebbero di no: i protestanti non hanno dogmi. Questo probabilmente perché esiste ancora il preconcetto – che, purtroppo, alcuni protestanti stessi alimentano – che il protestantesimo sia una religione individuale, in cui ognuno può mettere in questione ogni cosa e interpretare arbitrariamente la fede. Non è così. I protestanti i dogmi li hanno e li riconoscono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bisogna però mettersi prima d’accordo su che cosa s’intenda per dogma</strong>. Dogmi sono tutte quelle verità di fede che rappresentano l’essenza del cristianesimo e che sono patrimonio comune a tutti i cristiani. La Trinità – lo scorso anno abbiamo ricordato i 1700 anni del Concilio di Nicea che sulla Trinità si espresse –, ma anche l’incarnazione, l’opera di Cristo, il Dio creatore, la salvezza dell’umanità, il giudizio, sono articoli di fede comuni a tutte le chiese cristiane. Non sono protestantesimo, cattolicesimo od ortodossia: sono cristianesimo. Quando si dice che le cose che uniscono i cristiani sono maggiori di quelle che li dividono si dice qualcosa di vero. Il nostro patrimonio comune, definito nei primi secoli del cristianesimo, è immenso e ci permette di recitare insieme il credo con assoluta sincerità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di questo erano ben coscienti i Riformatori del XVI secolo. Quando nel 1530 i protestanti tedeschi consegnarono all’imperatore Carlo V una loro confessione di fede – la <a href="https://www.chiesaluterana.it/confessione-augustana-1530/"><em>Confessione di Augusta</em></a> – presentarono un testo che iniziava enumerando tutte le principali verità cristiane; solo nella seconda parte passava a spiegare le specificità protestanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Detto questo, si può aggiungere che i protestanti non hanno dogmi propri. Non è un’affermazione banale, perché altre chiese nel corso della storia hanno deciso di proclamare dei dogmi che non sono riconosciuti da tutti i cristiani. La Chiesa cattolica, per esempio, lo ha fatto nel corso del papato di Pio IX con la definizione dell’infallibilità del papa e l’immacolata concezione di Maria. Due affermazioni di fede coerenti con la dottrina cattolica ma indigeste – anzi, inaccettabili – per il resto del cristianesimo, o per una sua cospicua e non trascurabile parte. Il fatto che queste siano affermazioni di fede non condivise da tutti fa dubitare che in effetti si possano chiamare dogmi. In più, imporre qualcosa che è particolare a una confessione come elemento essenziale dell’intera fede cristiana è un ostacolo serio al cammino ecumenico e all’unità della chiesa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La rubrica «Parliamone insieme» a cura di Luca </em><em>Baratto è andata in onda domenica 19 luglio </em><em>durante il «Culto evangelico», trasmissione </em><em>(e rubrica del Giornale Radio) di Rai Radio1 a </em><em>cura della Federazione delle chiese evangeliche </em><em>in Italia. Per il podcast e il riascolto online ci si </em><em>può collegare al sito www.raiplayradio.it</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/i-protestanti-e-i-dogmi/">I protestanti e i dogmi</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Imparare a guardare oltre</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/23/imparare-a-guardare-oltre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Greetje Van der Veer]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[guarigione]]></category>
		<category><![CDATA[paralitico]]></category>
		<category><![CDATA[Parola di Dio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un giorno una parola – commento ad Atti degli apostoli 3, 1-2 &#160; &#160; Io...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Un giorno una parola – commento ad Atti degli apostoli 3, 1-2</h5>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Io sono imprigionato e non posso uscire. I miei occhi si consumano di dolore; io t’invoco ogni giorno, Signore, e tendo verso di te le mie mani</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Salmo 88, 8-9</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona, mentre si portava un uomo, zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano presso la porta del tempio detta «Bella» per chiedere l’elemosina a quelli che entravano nel tempio</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Atti degli apostoli 3, 1-2</strong></em></p>
</blockquote>



<div class="wp-block-spacer" style="height: 30px;" aria-hidden="true"> </div>


<iframe src="https://widget.spreaker.com/player?episode_id=73101088&amp;theme=light&amp;playlist=false&amp;playlist-continuous=false&amp;chapters-image=true&amp;episode_image_position=right&amp;hide-likes=false&amp;hide-comments=false&amp;hide-sharing=false&amp;hide-logo=false&amp;hide-download=true" width="100%" height="350px" frameborder="0"></iframe>



<div class="wp-block-spacer" style="height: 30px;" aria-hidden="true"> </div>



<p class="wp-block-paragraph">Un mendicante paralizzato presso la porta del tempio. Il mendicante non ha un nome e, con questo, lo scrittore del libro biblico ci invita quasi a scriverci il nostro: forse si tratta di noi, del contesto in cui viviamo. Il mendicante viene portato e deposto presso la porta del tempio per chiedere l’elemosina. L’unica cosa che può fare ancora è tendere la mano affinché, in un modo o nell’altro, possa continuare a sopravvivere. Lo fa giorno dopo giorno: questa è la sua vita. Non sa nemmeno cosa desiderare oltre l’elemosina. È deposto presso la porta detta ‘Bella’. Probabilmente si tratta della porta orientale di cui scrive Ezechiele, la porta riservata al Messia, che rimane chiusa fino al suo arrivo. È la porta dell’attesa. Il mendicante aspetta l’elemosina, non una guarigione. Può essere l’immagine della nostra vita: talvolta siamo così abituati alla vita che viviamo da non aspettarci più un cambiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche noi, come il mendicante del racconto, ci troviamo giorno dopo giorno vicino a questa porta, senza sapere che la liberazione è vicina. Spesso chi vive una situazione difficile non riesce a guardare oltre: l’orizzonte del cuore si restringe, non c’è altro a cui pensare, ci limitiamo a gestire le nostre problematiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi aspetta soltanto l&#8217;elemosina non riceve molto di più; invece, chi incontra Dio, anche tramite la testimonianza di altre persone, scopre che può rialzare lo sguardo e rimettersi in cammino. Non abbiamo bisogno né di oro, né di argento, ma della Parola di Dio. Amen!</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/imparare-a-guardare-oltre/">Imparare a guardare oltre</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Gestire gli schermi per crescere una generazione attenta</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/23/gestire-gli-schermi-per-crescere-una-generazione-attenta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Lanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 05:24:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#slide]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adolescenti (e anche preadolescenti) e strumenti tecnologici: i rischi di patologie, disabilità e dipendenze. Il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h5>Adolescenti (e anche preadolescenti) e strumenti tecnologici: i rischi di patologie, disabilità e dipendenze. Il problema si intreccia però con le disuguaglianze sociali e di reddito</h5>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</div>
<p class="Textbody" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span class="StrongEmphasis"><span style="font-family: 'Times New Roman',serif; font-weight: normal;">«La tecnologia non è né buona né cattiva e nemmeno neutra»,</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman',serif;"> spiegava Melvin Kranzberg ed è per questo che pensare che tutto «dipende dall’uso che se ne fa» significa ignorare che le app degli smartphone sono progettate con finalità commerciali e che, se sono gratuite, non è certo per filantropia ma perché gli utenti ripagano lautamente i possessori delle piattaforme. Le famiglie sono però le prime vittime di quella che sempre più persone in Europa definiscono una “epidemia silenziosa”: benché vada intesa in senso metaforico, c’è un’ampia zona dell’infanzia dove l’esposizione precoce e prolungata agli schermi causa diversi rischi di disabilità, mentre nell’adolescenza c’è un vero e proprio arcipelago di dipendenze. L’epidemia riguarda però soprattutto la normalità con cui stiamo diventando dipendenti dagli schermi.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Textbody" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><b><span style="font-family: 'Times New Roman',serif;">Per oltre quindici anni tutti siamo stati sommersi dalla retorica dei “nativi digitali”</span></b><span style="font-family: 'Times New Roman',serif;">, dall’idea che i figli avessero per nascita competenze informatiche e che l’uso degli schermi ne aumentasse l’intelligenza. Un’idea tecno-ottimista che ha dipinto “adolescenti navigati” capaci di guidare noi “adulti brontosauri del web”. In realtà per crescere ci vuole attenzione, cura, sguardi e se gli adulti preferiscono le interfacce si perde l’aggancio oculare, la sintonizzazione emotiva, lo sguardo congiunto, tutti prerequisiti essenziali nello sviluppo psicomotorio dei primi quattro anni, e che poi si trasformano in dialogo e presenza costante nell’infanzia e nell’adolescenza. I primi a spostare lo sguardo dal mondo allo schermo sono stati ovviamente gli adulti. Adesso che molti danni sono accertati, nei paesi nordici stanno ritirando gli schermi nella fascia scolastica 0-6.</span></span></p>
<p class="Textbody" style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 14pt;">Con tablet e smartphone i genitori si sono ritrovati tra le mani uno strumento apparentemente neutro, utilizzabile come “baby-sitter” gratuito o come un “paciere” per sedare pianti e capricci. Lo schermo calma solo apparentemente un bambino: quella che vediamo non è concentrazione, ma un&#8217;attenzione di tipo <i>bottom-up</i> che risponde a stimoli di luci e suoni. Dare uno smartphone a un bambino nel passeggino (come a undici anni) non è un atto di fiducia, ma un rischio calcolato male: è come consegnargli un coltello per tagliare una zucca. Non basta dirgli di farne un uso consapevole, bisogna capire anche: a quale età può davvero imparare a usarlo? Questa domanda semplice che ogni genitore si fa per qualsiasi cosa, perché non dovrebbe essere posta per l’uso degli schermi? Oggi occorre aiutare le famiglie a gestire gli schermi per crescere una generazione attenta. L’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda infatti zero minuti di tempo schermo (Tv, tablet o smartphone) nei primi due anni e in Francia consigliano di alzare questo limite a sei anni. Comunque anche la Società italiana di pediatria consiglia di dare lo smartphone dopo i 13 anni.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Textbody" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><b><span style="font-family: 'Times New Roman',serif;">In Italia (come nel resto del mondo) le statistiche mostrano una frattura socio-culturale nell&#8217;uso degli schermi:</span></b><span style="font-family: 'Times New Roman',serif;"> i bambini di 15 mesi che non sono mai stati esposti agli schermi sono il <span class="StrongEmphasis"><span style="font-weight: normal;">63% in Trentino</span></span> ma solo il 25<span class="StrongEmphasis"><span style="font-weight: normal;">% in Calabria</span></span>. Questo divario è strettamente legato al reddito e al livello di istruzione: le famiglie con un alto status socio-economico tendono a privilegiare interazioni personali e giocattoli reali, mentre nelle fasce più povere è molto più diffusa la falsa credenza che il “tempo schermo” favorisca l&#8217;apprendimento.</span></span></p>
<p class="Textbody" style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 14pt;">Le famiglie che danno lo smartphone ai figli nel passeggino non sono quindi state informate della differenza tra un peluche e uno schermo. Mentre un peluche è un “oggetto transizionale” che aiuta il bambino a sviluppare autonomia e gioco simbolico, quindi immaginazione, linguaggio ed empatia, lo smartphone è un “oggetto antitransizionale” che produce dipendenza e inibisce lo sviluppo psicomotorio. Inoltre, lo schermo rimuove il corpo dall&#8217;esperienza di apprendimento: dei cinque sensi di cui la natura ci ha dotati per conoscere, ne fa funzionare solo uno e anche male (con gravi danni nell’apparato oculomotorio).</span></p>
<p class="Textbody" style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 14pt;">I danni maggiori a tutte le età vertono sulle capacità attentive, che concernono i processi sia cognitivi sia relazionali. Gli schermi non favoriscono lo sviluppo dell’attenzione ma attirano l’attenzione, con un processo inverso. Questa differenza abissale purtroppo non è assolutamente ben chiara a molti docenti ed educatori.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Textbody" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><b><span style="font-family: 'Times New Roman',serif;">Se il problema è sociale, la soluzione non può che essere collettiva.</span></b><span style="font-family: 'Times New Roman',serif;"> Come diceva Don Milani, «uscirne insieme è la politica». Per questo stanno sorgendo in tutto il mondo reti di mutuo aiuto di genitori che ritardano l’arrivo dello smartphone seguendo le leggi peraltro in vigore (che non permettono l’uso dei social prima dei 14 anni), impegnandosi a formarsi e facendo rete sul territorio. Una realtà che aumenta ogni giorno <span style="color: #673ab7;">(www.pattidigitali.it)</span>: in Italia ci sono duecento patti di comunità dalla Val Pellice al Friuli passando per le più grandi città. Molte scuole appoggiano la rete sottoscrivendo una decina di impegni (<i>Decalogo per le scuole</i>) e molti Comuni si impegnano a formare il personale educativo nella fascia 0-6 affinché faccia prevenzione sulle famiglie. In questo quadro delle leggi nazionali e europee (come quella australiana che in soli sei mesi ha ridotto del 30% <span style="color: #673ab7;">l’accesso ai social sotto i 16 anni</span>), magari con portfolio per campagne informative, sono ciò che le famiglie si aspettano per non restare sole a fare i “poliziotti” dei propri figli contro multinazionali strapotenti. È una sfida etica, politica e culturale ed è quindi necessario assumersi le responsabilità a ogni livello. E se la sfida riguardasse anche i luoghi di culto?</span></span></p>
<p class="Textbody" style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="Textbody" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><i><span style="font-family: 'Times New Roman',serif;">Simone Lanza è maestro elementare, ricercatore e formatore: ha recentemente pubblicato sull’argomento una guida per le famiglie: “Un attimo e arrivo, gestire gli schermi per crescere una generazione attenta” (Sonda Editore, 2026); il suo blog è www.400colpi.net</span></i></span></p>
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		<title>Piemonte: agricoltura in ginocchio</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/23/piemonte-agricoltura-in-ginocchio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 04:15:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Megafono]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Coldiretti chiede alla Regione di attivare le procedure per lo “stato di emergenza&#8221; per la...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>Coldiretti chiede alla Regione di attivare le procedure per lo “stato di emergenza&#8221; per la siccità</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Non piove da giorni; e se piove sono quasi sempre guai per il vento e la grandine. Qualche temporale ha interessato pure le zone alpine ma anche in questo caso i prati hanno l’erba secca e c’è incertezza sul futuro dei pascoli e delle mandrie salite in alpeggio.</p>
<p class="p1">Le organizzazioni professionali agricole provano a chiedere aiuto.</p>
<p class="p1">Coldiretti chiede alla Regione Piemonte di attivare le procedure per lo “stato di emergenza&#8221; per la siccità. Insieme allo stato di emergenza Coldiretti chiede anche l’attivazione della deroga al deflusso minimo vitale e deflusso ecologico secondo quanto previsto dalla normativa vigente e dalle procedure stabilite dagli Enti competenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">La richiesta arriva dopo la riunione del Tavolo regionale per l’emergenza idrica. Il riconoscimento dello stato di emergenza per il settore agricolo trova già il consenso di molti sindaci e permetterebbe di attivare misure straordinarie di sostegno alle aziende agricole, che devono affrontare una stagione sempre più difficile.</p>
<p class="p1">«La situazione si sta rapidamente aggravando in tutto il Torinese – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici –. Sulle zone servite dall’irrigazione della rete storica (anche secolare) che preleva acqua dai nostri fiumi alpini ci sono già situazioni molto gravi sull’asta del Pellice, del Chisone-Lemina, della Stura di Lanzo, dell’Orco e del Sangone. Ma a soffrire sono soprattutto le zone non irrigue, dove l’agricoltura è impostata da sempre su un normale trend di precipitazioni primaverili-estive e non su una totale assenza di pioggia».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Per l’agricoltura torinese si parla già di un disastro paragonabile ai danni dell’annata 2022.</p>
<p class="p1">«Oltre al canone annuale per l’uso dei canali, le aziende agricole devono pagare i costi delle pompe e dei motori. I costi totali dei pompaggi li vedremo a fine stagione, ma ricordiamo che le semine sono già costate oltre 46 milioni di euro agli agricoltori torinesi, con rincari del 30% per i fertilizzanti e del 60% per il gasolio dovuti alla guerra nel Golfo».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Inoltre, ci sono i problemi strutturali di una rete che ha bisogno di interventi per favorire il risparmio idrico e la razionalizzazione della distribuzione dell’acqua. «Molti dei nostri canali hanno bisogno di lavori di adeguamento o di ripristino dopo i danni da eventi calamitosi, come il canale Gazzelli, che dal Po porta l’acqua ai campi della pre-collina e che, dopo le frane del 2025, non è ancora stato ripristinato. Serve poi garantire l’uso plurimo delle acque trattenute dagli impianti idroelettrici e modulare in modo diverso le captazioni a scopo irriguo. Ma al centro di tutte le politiche per dare acqua all’agricoltura deve esserci un piano per i piccoli invasi. Lo chiediamo da anni, ma non è stato fatto nulla».<span class="Apple-converted-space"> </span></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/23/piemonte-agricoltura-in-ginocchio/">Piemonte: agricoltura in ginocchio</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>America Centrale. Nutrire la fede attraverso la comunione e il servizio</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/22/america-centrale-nutrire-la-fede-attraverso-la-comunione-e-il-servizio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 07:48:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Federazione luterana mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Flm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I leader delle chiese luterane dell’America Centrale, del Messico e di Cuba si sono riuniti...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/22/america-centrale-nutrire-la-fede-attraverso-la-comunione-e-il-servizio/">America Centrale. Nutrire la fede attraverso la comunione e il servizio</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>I leader delle chiese luterane dell’America Centrale, del Messico e di Cuba si sono riuniti in El Salvador per rafforzare la speranza di fronte alle sfide odierne</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con il tema “Incoraggiamoci a vicenda attraverso la fede”, 14 rappresentanti delle chiese membro della Federazione luterana mondiale (Flm) dell&#8217;America Centrale, del Messico e di Cuba si sono incontrati l’8 e il 9 luglio a San Salvador, ospitati dalla Chiesa Luterana Salvadoregna (ILS).</p>
<p>Il tema, già affrontato nella recente riunione del Consiglio della Flm, ha invitato i partecipanti a esplorare il sostegno reciproco come fondamento della vita e della missione delle chiese.</p>
<p>La vescova della ILS, Guadalupe Cortéz de Huezo, ha guidato una riflessione biblica su Romani 1, 11-12. Ha ricordato che persino l’apostolo Paolo aveva bisogno di essere rafforzato dalla fede degli altri: «La vera fede si nutre della comunione e del servizio condiviso», ha affermato, sottolineando che le chiese della regione sono chiamate a rispondere insieme a sfide comuni come la migrazione, la violenza, la povertà e l&#8217;esclusione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Rev. Sonia Skupch, segretaria regionale della Flm per l&#8217;America Latina e i Caraibi e per il Nord America, ha dato il benvenuto ai partecipanti, affermando che, sebbene siano spesso i leader a incoraggiare gli altri, anche loro hanno bisogno di ricevere incoraggiamento e sostegno. La Skupch ha anche presentato la speranza cristiana come un modo di guardare alla realtà attraverso la lente della promessa di Dio. «La speranza è la lente attraverso cui guardiamo il mondo con fede», ha affermato, invitando i partecipanti a interpretare la realtà attraverso la teologia della croce e a incarnare tale speranza, sia nei grandi progetti che nei gesti quotidiani. Ha infine condiviso aggiornamenti sulla risposta umanitaria della Flm in Venezuela a seguito dei devastanti terremoti del mese scorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Attraverso “discussioni a tavola” organizzate attorno a tre sottotemi: gratitudine, speranza e testimonianza, i partecipanti hanno esplorato come questi valori rafforzino la leadership e la vita delle chiese. Sono intervenuti: il presidente della Chiesa cristiana luterana dell&#8217;Honduras, rev. Rolando Antonio Ortez, la pastora dell&#8217;ILS, Laura Saravia, il rev. Atahualpa Hernández della Chiesa evangelica luterana della Colombia, il presidente della Chiesa luterana costaricana, rev. Carlos Bonilla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I rappresentanti dell&#8217;Istituto per i Diritti Umani dell&#8217;Università Centroamericana (IDHUCA) hanno fornito ai partecipanti un&#8217;analisi della situazione politica e sociale in El Salvador. Durante la presentazione, hanno sottolineato che il Paese sta attraversando un processo di “autocrazia elettorale”, in cui le elezioni continuano a svolgersi, ma in cui le istituzioni democratiche e le garanzie dello stato di diritto sono state indebolite. Hanno messo in guardia sulle conseguenze dello stato di emergenza in vigore dal 2022, affermando che, secondo i rapporti dell&#8217;IDHUCA, circa un terzo delle persone detenute in regime di emergenza sono innocenti, ma non hanno accesso a un avvocato difensore. Questa situazione, hanno osservato, rappresenta una delle principali sfide per la difesa dei diritti umani nel Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Foto: Rev. Guadalupe Cortéz, vescova della Chiesa Luterana Salvadoregna</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/22/america-centrale-nutrire-la-fede-attraverso-la-comunione-e-il-servizio/">America Centrale. Nutrire la fede attraverso la comunione e il servizio</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>“L’effetto farfalla” costruisce futuri più luminosi e famiglie più forti</title>
		<link>https://riforma.it/2026/07/22/leffetto-farfalla-costruisce-futuri-piu-luminosi-e-famiglie-piu-forti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nev - Notizie evangeliche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 07:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Celi]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa evangelica luterana in Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=83139</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un progetto sostenuto dalla Chiesa luterana in Italia e dalla comunità luterana di Napoli consente...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/22/leffetto-farfalla-costruisce-futuri-piu-luminosi-e-famiglie-piu-forti/">“L’effetto farfalla” costruisce futuri più luminosi e famiglie più forti</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="td-post-sub-title">Un progetto sostenuto dalla Chiesa luterana in Italia e dalla comunità luterana di Napoli consente ai bambini italiani e immigrati nei Quartieri Spagnoli della città di acquisire competenze accademiche, insieme ad autostima, resilienza e integrazione sociale</h5>
<div class="td-module-meta-info"></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Si chiama “<strong>Effetto Farfall</strong>a” il progetto che nei Quartieri Spagnoli di <strong>Napoli</strong> accompagna giovani in situazioni di vulnerabilità attraverso attività sportive, educative e di sostegno psicologico.</em></p>
<p><em>Gestito dall’Associazione Quartieri Spagnoli (AQS), è nato nella primavera del 2019 ed è stato sostenuto nei primi anni dall’Otto per mille della <strong>Chiesa evangelica luterana in Italia</strong> (CELI) e dalla comunità luterana di Napoli. Nel 2026 ha ricevuto anche un contributo specifico dalla Federazione luterana mondiale (LWF) nell’ambito del programma “<a href="https://lutheranworld.org/what-we-do/churches-mission/member-church-projects">Member Church Projects</a>” (progetti delle chiese membro).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Di seguito pubblichiamo la traduzione eralizzata dall&#8217;agenzia stampa Nev Notizie evangeliche  dell’articolo di <strong>P. Hitchen</strong>, pubblicato sul <a href="https://lutheranworld.org/news/italy-butterfly-effect-builds-brighter-futures-and-stronger-families?ct=t(EMAIL_CAMPAIGN_NL_EN_COPY_01)">sito</a> della Federazione luterana mondiale.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>Biagio, un bambino italiano, vive con i suoi genitori in una delle zone più povere di Napoli. All’inizio del suo percorso scolastico faceva fatica con le nozioni di base, compreso il riconoscimento delle lettere o il rispondere alle domande più semplici sui numeri. Ha vissuto un momento di profonda fragilità in seguito alla morte dello zio, dopo che inizialmente gli era stato detto che l’uomo fosse semplicemente “andato via”. Dopo aver ricevuto supporto dal progetto “Effetto Farfalla” (Butterfly Effect), gestito dall’<a href="https://www.associazionequartierispagnoli.it/">Associazione quartieri spagnoli</a> (AQS) con il sostegno della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), Biagio sta facendo progressi significativi a scuola e sta ricevendo il supporto psicologico necessario per affrontare la perdita.</p>
<p>Ginevra è una ragazza di Capo Verde, arrivata in Italia da bambina con sua madre. Frequenta la scuola a Napoli e nel pomeriggio si reca regolarmente al centro AQS, co-finanziato dalla CELI per le attività pomeridiane, poiché il lavoro della madre fa sì che non ci sia nessun altro che possa andare a prenderla o prendersi cura di lei. In quasi quattro anni, anche Ginevra è fiorita, diventando più indipendente e autonoma e costruendo relazioni positive sia con i suoi coetanei che con gli adulti intorno a sé.</p>
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<p>Entrambe le storie illustrano l’impatto a lungo termine del progetto Effetto Farfalla nello spezzare i cicli di povertà, deprivazione ed esclusione sociale per gli italiani e gli immigrati che vivono nei Quartieri Spagnoli di Napoli. La Federazione luterana mondiale (LWF) sostiene l’iniziativa attraverso il suo programma di “member church projects”. Oltre 30 bambini e le loro famiglie ricevono supporto attraverso attività sportive, affiancamento educativo e supporto psicologico dedicato. L’obiettivo è prevenire l’abbandono scolastico, rafforzando non solo le competenze accademiche, ma anche lo sviluppo interpersonale ed emotivo.</p>
<p>“I tassi di abbandono scolastico sono molto alti in questa zona, quindi miriamo a sostenere i bambini con ripetizioni individuali che aiutino a sviluppare le capacità di apprendimento, consentendo di migliorare i risultati scolastici e ottenere qualifiche che offriranno opportunità di lavoro in futuro”, ha affermato la coordinatrice del progetto <strong>Caroline von der Tann</strong>. “Quando abbiamo iniziato, lavoravamo principalmente con famiglie napoletane, ma abbiamo assistito a una crescita significativa del numero di bambini immigrati, come Ginevra, che frequentano il centro”, ha aggiunto.</p>
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<p>Insieme al supporto educativo, il progetto è concepito per offrire benessere emotivo e relazionale. Il centro propone infatti allenamenti di calcio per ragazzi e ragazze, che imparano così il valore delle regole, il rispetto per i coetanei e l’importanza del gioco di squadra.</p>
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<p>“Molti di questi bambini provengono da contesti svantaggiati, spesso con un genitore in prigione o alle prese con la dipendenza, quindi il nostro obiettivo è offrire loro uno spazio sicuro per imparare a gestire le proprie emozioni, per incanalare le proprie frustrazioni e l’aggressività in modo costruttivo”, ha spiegato von der Tann. “Il coinvolgimento delle famiglie è fondamentale per innescare un vero cambiamento, perciò la nostra collaborazione con uno psicologo è di grande aiuto per lavorare sulla resilienza e sul rafforzamento dell’autostima”, ha aggiunto. “Abbiamo visto buoni progressi, con migliori risultati scolastici per coloro che frequentano le lezioni pomeridiane, ma anche una maggiore integrazione, inclusione sociale e un senso di appartenenza alla comunità”, ha concluso.</p>
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<h6>Foto di greissdesign tratta da https://pixabay.com/photos/buildings-city-city-space-urban-3700062/</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/07/22/leffetto-farfalla-costruisce-futuri-piu-luminosi-e-famiglie-piu-forti/">“L’effetto farfalla” costruisce futuri più luminosi e famiglie più forti</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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