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	<title>Notizie - Riforma.it</title>
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	<description>il quotidiano on-line delle chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi in Italia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 Sep 2026 09:38:18 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Notizie - Riforma.it</title>
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	<item>
		<title>Una terra da coltivare, una speranza da condividere</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/11/una-terra-da-coltivare-una-speranza-da-condividere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Scuderi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 09:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[Ucebi]]></category>
		<category><![CDATA[Zimbabwe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cammino dell’Unione battista accanto alle comunità battiste dello Zimbabwe, tra solidarietà, responsabilità e nuove...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/11/una-terra-da-coltivare-una-speranza-da-condividere/">Una terra da coltivare, una speranza da condividere</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 id="h-il-cammino-dell-ucebi-accanto-alle-comunita-battiste-dello-zimbabwe-tra-solidarieta-responsabilita-e-nuove-possibilita-di-futuro" class="wp-block-heading">Il cammino dell’Unione battista accanto alle comunità battiste dello Zimbabwe, tra solidarietà, responsabilità e nuove possibilità di futuro</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Un terreno fertile non basta a garantire il pane. Occorrono acqua, strumenti e la possibilità di portare il raccolto al mercato. Occorre soprattutto che chi lavora possa farlo con speranza, nella fiducia di godere del frutto della propria fatica. Nella distanza fra la ricchezza della terra e la precarietà di tante famiglie si legge una delle contraddizioni più dolorose dello <strong>Zimbabwe</strong>. Ma è proprio dalle persone che quella terra abitano e coltivano che può cominciare un racconto diverso. Lo Zimbabwe possiede importanti risorse naturali e minerarie. Ma la sua più grande ricchezza è custodita nel suo <strong>patrimonio umano e spirituale</strong> che il linguaggio dell’emergenza rischia di eclissare: competenze, legami comunitari, una fede capace di crescere lungo le valli più aride. Chi predica nella Chiesa, chi insegna nelle scuole, cura negli ospedali o lavora nei campi, mantiene aperta, ogni giorno, una porta attraverso la quale si intravedono infinite possibilità di futuro. È da qui che bisogna partire per comprendere il Paese e immaginare di proseguire nella collaborazione fraterna che da decenni lega l’Ucebi (Unione cristiana evangelica battista d&#8217;Italia, Ndr.) a questa terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le difficoltà restano profonde.</strong> La siccità impoverisce i raccolti e rende più incerto il sostentamento. La fame arriva anche dove il cibo sarebbe disponibile, ma manca il denaro per acquistarlo. Nelle zone rurali, una pompa guasta può costringere donne e bambini a lunghe camminate per procurarsi l’acqua. Il tempo speso a cercarla viene sottratto alla scuola e al lavoro: cosicché un bisogno elementare finisce per restringere le possibilità del domani. Le interruzioni di corrente aggravano questa fragilità. Quando una pompa si ferma o un’apparecchiatura sanitaria non può essere messa in funzione, diventa evidente quanto concetti come quelli di economia, ecologia e politica siano rilevanti per la vita reale di ciascuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Potremmo celebrare la forza incredibile di chi sopravvive a privazioni e lutti, ma sarebbe ingiusto esaltare l’eroismo di chi continua a operare dentro questo sistema fatto di incertezza. Piuttosto dobbiamo interrogarci sulle responsabilità che rendono tanto gravosa <strong>un’esistenza trasformata in resistenza</strong>.  La corruzione disperde risorse preziose; l’ottusità di un sistema incapace di ascoltare i bisogni e valorizzare le competenze frustra troppe buone iniziative. È amaro constatare che, mentre si fatica a raccogliere le risorse necessarie per garantire un pozzo, un impianto solare o altre opere essenziali, c’è anche chi riesce a trasformare la crisi ambientale e la scarsità delle risorse in occasioni di speculazione e sfruttamento, talvolta persino con il sostegno o la complicità delle istituzioni statali. Quando alle promesse di sviluppo segue ancora la fatica di procurarsi l’acqua, anche la fiducia inaridisce. Contrastare queste storture richiede coraggio, ma anche organizzazione e collaborazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><strong>La collaborazione acquista qui un valore decisivo.</strong> È nel nome della collaborazione e della condivisione fraterna che l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi) ha deciso di fare un passo di fede, mettendo in comune con i fratelli e le sorelle battisti dello Zimbabwe alcune risorse per affrontare problemi davanti ai quali troppe famiglie risulterebbero sole. Una comunità che partecipa alla gestione di un progetto può custodirlo, verificarne il funzionamento e chiedere conto delle risorse impiegate. In questo modo, la solidarietà contribuisce anche a costruire una cultura della responsabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo Zimbabwe è un grande paese,</strong> non solo per la ricchezza naturale (vedi le <em>Cascate Vittoria</em>), o spirituale e teologica, ma anche storica (vedi le mura del <em>Grande Zimbabwe</em>), ma anche per la capacità di innovazione ecologica e tecnologica che trova espressione nell’architettura. Ad Harare, per esempio, c’è l’<em>Eastgate Centre </em>che utilizza la circolazione dell’aria e le proprietà termiche dell’edificio per ridurre il ricorso alla climatizzazione tradizionale. Inaugurato nel 1996, l’Eastgate Centre comprende due blocchi di nove piani, con 26.000 metri quadri di uffici e 5.600 metri quadri di negozi, che grazie a una ventilazione ispirata ai termitai, integrata da ventilatori e dalla capacità della struttura di accumulare e rilasciare calore, utilizza secondo Arup il 90% in meno di energia necessaria a riscaldare e rinfrescare gli ambienti rispetto ai nostri sistemi convenzionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Per le nostre chiese, cooperare significa <strong>riconoscere il valore dei nostri interlocutori</strong> dai quali abbiamo molto da imparare. La fede vissuta nella precarietà e la disponibilità a sostenersi reciprocamente ci interroga sul nostro modo di abitare il mondo, condividendo un comune destino. Il profeta Isaia annuncia un deserto che si rallegra e fiorisce (35, 1). Questa promessa apre uno spiraglio anche nel nostro sguardo sul futuro: ci chiama a riconoscere possibilità di vita dove la rassegnazione vede soltanto aridità. La fioritura non è nelle nostre mani come un risultato garantito. Nelle nostre mani è però la responsabilità di accompagnare chi semina, di custodire l’acqua, di sostenere il lavoro. Con intelligenza e coraggio, insieme alle comunità dello Zimbabwe, possiamo coltivare questa attesa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Accanto al sostegno a centinaia di orfani, ospedali e cliniche, stiamo avviando una fattoria ecosostenibile, con l’obiettivo di <strong>creare lavoro e reddito per le famiglie</strong> e condividere parte della produzione con chi è nel bisogno. Il rispetto della terra e il trattamento responsabile degli animali appartengono alla stessa idea di sviluppo: far crescere possibilità senza consumare ciò che dovrà sostenerle domani, perché in questo mondo siamo tutti e tutte uniti da <strong>una rete d’amore e d’interdipendenza</strong> sempre più visibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><em>Antonella Scuderi, pastora della chiesa battista di Milano-via Pinamonte e referente per i progetti e la partnership con le Chiese Battiste dello Zimbabwe (BCZ).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Da <a href="http://www.ucebi.org">www.ucebi.org</a></em></p>
<p class="wp-block-paragraph"><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/11/una-terra-da-coltivare-una-speranza-da-condividere/">Una terra da coltivare, una speranza da condividere</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;11 settembre attraverso la storia di tre luoghi di culto</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/11/l11-settembre-attraverso-la-storia-di-tre-luoghi-di-culto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Geymonat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 09:28:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#slide]]></category>
		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le incredibili vicende di tre edifici a fianco delle torri gemelle abbattute nel 2001 &#160;...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/11/l11-settembre-attraverso-la-storia-di-tre-luoghi-di-culto/">L’11 settembre attraverso la storia di tre luoghi di culto</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Le incredibili vicende di tre edifici a fianco delle torri gemelle abbattute nel 2001</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;<strong>11 settembre 2001</strong> attraverso le vicende di tre luoghi di culto.</p>
<p class="rtejustify">Quella mattina due aerei di linea l’<em>American Airlines Flight </em>11 e la <em>United Airlines Flight </em>175 si schiantarono contro le torri Nord e Sud del complesso del <em>World Trade Center </em>a <em>New York</em>. Un martedì qualsiasi di settembre che in pochi minuti si trasforma nel peggiore attacco terroristico nella storia degli Stati Uniti. Sono le 8.46.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="rtejustify">Le persone del mondo ricordano bene quel tragico giorno, dove si trovavano in quel preciso momento e cosa stavano facendo quando 2.996 persone persero la vita e più di 6000 rimasero ferite. Da allora tutto sarebbe cambiato, si disse, e fu così.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La St. Paul Chapel è il più antico edificio di Manhattan</strong>, datato 1766, prima ancora della nascita formale degli Stati Uniti d&#8217;America. Chiesa episcopale, derivata dagli anglicani inglesi, era al tempo il più alto edificio di New York. Oggi scompare fra i giganteschi grattacieli. È situata praticamente dentro Ground Zero, il luogo in cui sorgevano le due torri gemelle abbattute eppure, miracolo, non ha subito quasi un graffio dal devastante crollo. Da allora è diventata “<strong>The Little Chapel That Stood</strong>” (la piccola cappella che è rimasta in piedi).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La parte posteriore della Cappella di San Paolo si affaccia su Church Street , di fronte al lato est del sito del <strong>World Trade Center</strong> . Dopo gli attentati dell&#8217;11 settembre 2001 la Cappella servì da luogo di riposo e rifugio per i soccorritori impegnati nelle operazioni di soccorso presso il sito.</p>
<p>Per nove mesi, centinaia di volontari hanno lavorato su turni di 12 ore, giorno e notte, servendo pasti, rifacendo i letti, offrendo supporto psicologico e pregando per vigili del fuoco, operai edili, poliziotti e altri. Anche massaggiatori, chiropratici, podologi e musicisti si sono presi cura di loro.</p>
<p>La cappella è sopravvissuta senza nemmeno una finestra rotta. L&#8217;edificio è stato in gran parte protetto da un platano nell&#8217;angolo nord-ovest della proprietà, che è stato colpito da detriti caduti e ha subito il danno maggiore. La radice dell&#8217;albero è stata conservata in un monumento in bronzo dallo scultore Steve Tobin. Sebbene l&#8217;organo della chiesa sia stato gravemente danneggiato dal fumo e dalla sporcizia, è stato restaurato ed è di nuovo in uso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La recinzione che circondava il terreno della cappella divenne il luogo principale in cui i visitatori deponevano memoriali improvvisati in ricordo dell&#8217;evento. Dopo essersi riempita di fiori, foto, orsacchiotti e altri oggetti, i responsabili della Trinity decisero di erigere una serie di pannelli sui quali i visitatori potessero contribuire al memoriale.</p>
<p>Stimando che ne sarebbero bastati solo 15 in totale, alla fine ne servirono 400. Rudy Giuliani pronunciò il suo discorso di addio da sindaco nella cappella il 27 dicembre 2001.</p>
<p>La cappella conserva ancora molti degli stendardi commemorativi esposti nel santuario e possiede un&#8217;ampia documentazione audio-video sulla storia dell&#8217;evento. All&#8217;interno della cappella sono presenti diverse mostre. La prima che si incontra entrando è &#8220;Guarire cuori e menti&#8221;, che consiste in un&#8217;uniforme da poliziotto ricoperta di distintivi di polizia e vigili del fuoco provenienti da tutti gli Stati Uniti . La più visibile è il &#8220;Thread Project&#8221;, che consiste in diversi stendardi, ognuno di un colore diverso, tessuti con fili provenienti da diverse parti del mondo e appesi al piano superiore sopra le panche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poco più distante sorge la <strong>St. Joseph Church</strong>, chiesa di San Giuseppe, cattolica, che sebbene gravemente colpita dal fumo e dai detriti, ha svolto un ruolo vitale per il primo soccorso dopo la caduta delle torri.</p>
<p>I soccorritori, gli operatori di emergenza e i volontari rimossero i banchi e utilizzarono l&#8217;edificio come rifugio notturno, obitorio, centro di smistamento degli aiuti  e stazione di comando per diversi mesi. I sacerdoti celebrarono messe all&#8217;aperto in tende mentre le operazioni di soccorso continuavano all&#8217;interno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2005, lo spazio è stato completamente ristrutturato e nominato quale memoriale cattolico ufficiale dell&#8217;11 settembre, con statue di bronzo in onore di agenti di polizia, vigili del fuoco, vittime e volontari del soccorso. Negli anni seguenti l&#8217;aumento vertiginoso dei costi ha creato deficit operativi insostenibili per la parrocchia, che si è affidata ai sussidi dell&#8217;Arcidiocesi di New York per coprire il divario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante le intense proteste della comunità, le manifestazioni per la conservazione e gli appelli delle famiglie dei sopravvissuti dell&#8217;11 settembre per designarla come monumento protetto, le trattative per il contratto di locazione sono fallite. La cappella ha chiuso ufficialmente i battenti nel gennaio 2018, con la sua congregazione trasferitasi nella vicina chiesa di San Pietro e in quella di Nostra Signora del Rosario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra gli edifici distrutti quel giorno di settembre di 25 anni fa c&#8217;era la <strong>chiesa greco-ortodossa di San Nicola</strong>, una piccola parrocchia che sorgeva all&#8217;ombra delle Torri Gemelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span dir="auto">Fu l&#8217;unico luogo di culto completamente distrutto dagli attentati, schiacciato sotto le macerie. Tra i beni materiali più preziosi andati perduti c&#8217;erano alcune reliquie di San Nicola , Santa Caterina e San Sava , che erano state donate alla chiesa da Nicola II, l&#8217;ultimo zar di Russia.   </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span dir="auto">P</span><span dir="auto">er anni, la sua ricostruzione fu ritardata da controversie sul sito di riqualificazione del World Trade Center, da carenze di fondi e da intoppi nei lavori di costruzione: un processo lungo e doloroso per la parrocchia e per l&#8217;intera comunità greco-ortodossa che aveva perso il proprio luogo di culto. Molti furono i donatori: La città di <strong>Bari</strong> dove si trovano  le reliquie di  San Nicola, donò 500.000 dollari, una delle cifre più consistenti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span dir="auto">La nuova Chiesa greco-ortodossa di San Nicola e ha aperto i battenti solo nel <strong>2022</strong>, per poi essere completata nel 2023. Progettata dal celebre architetto spagnolo Santiago Calatrava, l&#8217;opera rappresenta il culmine del suo lavoro svolto presso il complesso del World Trade Center. </span></p>
<p>Oltre a fungere da parrocchia greco-ortodossa , San Nicola è una &#8220;Casa di preghiera per tutti&#8221;,  che funge da santuario nazionale e centro comunitario, incorporando uno spazio laico per il lutto, una sala sociale e vari programmi educativi e interreligiosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Foto: la cappella di San Paolo <a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=110475408">By ajay_suresh &#8211; St. Paul&#8217;s Chapel &#8211; NYC, CC BY 2.0</a>,</h6>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/11/l11-settembre-attraverso-la-storia-di-tre-luoghi-di-culto/">L’11 settembre attraverso la storia di tre luoghi di culto</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il contributo di Giorgio Peyrot alla libertà religiosa</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/11/il-contributo-di-giorgio-peyrot-alla-liberta-religiosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gian Mario Gillio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:47:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<category><![CDATA[#slide]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Peyrot]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Valenzi]]></category>
		<category><![CDATA[libertà religiosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intervista alla giurista Ilaria Valenzi in vista del Convegno di lunedì prossimo a Roma &#160;...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/11/il-contributo-di-giorgio-peyrot-alla-liberta-religiosa/">Il contributo di Giorgio Peyrot alla libertà religiosa</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="td-post-sub-title">L’intervista alla giurista Ilaria Valenzi in vista del Convegno di lunedì prossimo a Roma</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p><b data-olk-copy-source="MessageBody">Ilaria Valenzi</b>, ricercatrice in diritto e religione e docente presso La Sapienza Università di Roma, dipartimento Saras, ha dato alle stampe un libro importante e dal titolo “<i>La prima attuazione dell’art. 8 della Costituzione – L’Intesa valdese e il contributo di Giorgio Peyrot</i>”, edito da Carocci.<span class="x_gmail-Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1"><a href="https://www.instagram.com/p/Dc0VUSaDCar/">Il volume sarà presentato lunedì 14 settembre alle 17</a>, presso la Sala del Carroccio di Palazzo Senatorio in piazza del Campidoglio, 8 a Roma. L’incontro nasce dalla collaborazione tra il Comune di Roma e la rivista di dialogo interreligioso <a href="https://confronti.net/"><i>Confronti</i></a>.</span></p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">In un suo scritto dei primi anni ‘70 del Novecento <strong>Giorgio Peyrot</strong> – nel delineare l’atteggiamento dello Stato nei riguardi delle minoranze religiose in Italia – si era soffermato sul rinnovamento apportato dal Concilio Vaticano II (grazie al rilancio del dialogo ecumenico) ricordando quanto questo avesse definito già allora “una maggiore comprensione ed un più adeguato rispetto nei confronti delle minoranze religiose”.<span class="x_gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">E, in effetti, dopo quel rinnovamento nato tra il 1962 e il 1965, ulteriori passi in avanti furono fatti. Non a caso Valenzi si sofferma nel suo libro, e in modo particolare, sull’articolo 8, terzo comma, della Costituzione italiana, attuato per la prima volta nel 1984, con la sottoscrizione dell’Intesa tra lo Stato e le Chiese rappresentate dalla Tavola valdese (grazie al ruolo della Chiesa evangelica valdese – Unione delle Chiese metodiste e valdesi), per rimarcare quanto quell’articolo e quell’Intesa determinassero in modo inequivocabile l’affermazione della libertà religiosa e il riconoscimento dell’autonomia e dell’indipendenza degli ordinamenti confessionali nei loro rapporti con lo Stato.<span class="x_gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Evento, quello del 1984, ricordato – tra i tanti temi affrontati – la scorsa settimana in occasione<span class="x_gmail-Apple-converted-space"> </span>del Convegno tenutosi a Torre Pellice (Torino) e dal titolo “<i>Libertà religiosa e libertà di coscienza dal Medioevo all’età contemporanea. Ricordando Giorgio Peyrot</i>”, una tre giorni promossa dalla Società di studi valdesi e della quale abbiamo scritto a conclusione dei lavori.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Giorgio Peyrot (1910-2006), docente di Diritto Ecclesiastico alla Facoltà valdese di Teologia e all’Università di Perugia, nonché libero docente all’Università di Roma “La Sapienza”, caratterizzò la sua produzione scientifica quale difensore delle minoranze e come studioso delle relazioni tra società civile e religiosa in Italia. Peyrot fece inoltre parte della delegazione della Tavola valdese che, insieme a quella governativa, elaborò l’Intesa nel 1984.<i><span class="x_gmail-Apple-converted-space"> </span></i></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><em><span class="x_gmail-s1">A distanza di quasi mezzo secolo dall’opera complessiva di Peyrot e a vent’anni dalla sua scomparsa le chiese evangeliche continuano a riflettere e a promuovere la difesa della libertà religiosa chiedendo con forza che si possa arrivare un giorno ad una Legge Quadro in materia, perché Valenzi?</span></em></p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Giorgio Peyrot riteneva che, nell’anniversario dei cent’anni dalla Breccia di Porta Pia e con il mutare del clima nei confronti della condizione delle ‘minoranze religiose in Italia’, grazie anche al Concilio Vaticano II –<span class="x_gmail-Apple-converted-space">  </span>che aveva inserito il cattolicesimo romano in un clima distensivo proprio dei rapporti ecumenici internazionali -, fosse giunto il tempo per l’abrogazione della legislazione sui ‘culti ammessi’. </span><span class="x_gmail-s1">Sono trascorsi ormai più di cinquant’anni da quell’auspicio che, come sappiamo, non si è mai realizzato.</span></p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Nel frattempo il tema della libertà religiosa ha cambiato volto – e più volte – nel corso del tempo e i problemi pratici che essa pone all’ordinamento delle società che vogliono definirsi democratiche si sono anch’essi declinati diversamente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Se nei primi anni ’70 del Novecento Peyrot guardava principalmente alle confessioni religiose di area evangelica che avevano continuato a subire importanti discriminazioni anche a seguito dell’entrata in vigore della Costituzione e alle comunità ebraiche, oggi il fenomeno migratorio e la pluralità delle scelte individuali in tema di religione, come nell’area della non credenza, hanno portato all’attenzione politica temi antichi declinati in forma nuova.</span></p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">La gestione degli spazi pubblici, il tema dei luoghi di culto, la negoziazione dello spazio pubblico con riferimento ai simboli religiosi, le scelte di conformità alle norme religiose sono questioni che riguardano il pluralismo delle democrazie, che toccano da vicino il tema degli identitarismi declinati in forma religiosa e che ci parlano della possibilità dell’incontro nelle differenze, a fronte di politiche inclusive sempre più in sofferenza”.<span class="x_gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><em><span class="x_gmail-s1">Valenzi, l’istituto dell’intesa ai sensi dell’Art. 8, terzo comma (Cost.) è l’unico strumento nella disponibilità delle confessioni religiose diverse dalla cattolica capace di garantirne il godimento dei diritti? Articolo, tra l’altro, che ha ispirato anche il titolo del suo libro…</span></em></p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Il sistema italiano di relazione tra Stato e confessioni religiose – diverse dalla cattolica – si è sviluppato sulla base del modello di bilateralità pattizia, cui l’Art. 8 terzo comma Cost. fa riferimento. Rappresentanze governativa e confessionale si incontrano per la negoziazione di strumenti legislativi in grado di garantire autonomia, indipendenza e diritti di quelle confessioni.</span></p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Il sistema è diventato, nel tempo, sempre più selettivo, con un accesso limitato. Ciò ha comportato l’emergere di una crescente sperequazione tra confessioni dotate di intesa e confessioni che ne sono prive. I principi costituzionali sembrano non essere sufficienti a fronte di interventi legislativi in grado di applicarli coerentemente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">L’intesa non è l’unico strumento, ma è diventata suo malgrado lo strumento principale per ottenere diritti (universali) che potrebbero essere normati anche attraverso altri strumenti legislativi. La permanenza della legislazione sui ‘culti ammessi’ obbliga verso una strada poco tutelante e non sufficiente per la risoluzione di questioni sempre più specifiche e al contempo di portata generale.<span class="x_gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><em><span class="x_gmail-s1">La produzione teologica, scientifica e giuridica di Peyrot fa emergere con forza quanto le relazioni – che intercorrono tra la società civile e quella religiosa in Italia – siano importanti. Perché l’impegno di Peyrot è stato così prezioso?</span></em></p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Perché è stato in grado di portare all’attenzione dell’accademia e del legislatore statale questioni essenziali legate al riconoscimento del pluralismo delle realtà confessionali in Italia.</span></p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Al lavoro di Peyrot si devono approdi giuridici fondamentali, a partire dall’elaborazione per parte confessionale di un istituto, quello dell’intesa, che l’ordinamento italiano non conosceva. Al contempo tutta l’opera di Peyrot mostra lo stretto legame tra il credente e la sua partecipazione allo svolgimento della vita democratica del Paese.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Come spesso si può leggere nei suoi scritti, Peyrot richiamava all’impegno per l’applicazione del disegno costituzionale come partecipazione civica, lealtà alla Costituzione e contributo all’affermazione della laicità dello Stato. Nell’ottica del suo operato di tecnico e di credente, Peyrot ha contribuito all’affermazione della legge sull’obiezione di coscienza al servizio di leva obbligatorio, alla tutela dei migranti italiani all’estero e all’esigenza della promozione di politiche plurali e accoglienti.</span><span class="x_gmail-s2"><span class="x_gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><em><span class="x_gmail-s1">In una fase come quella attuale di “stallo legislativo” qual è secondo lei “l’azione” più cogente da mettere in campo oggi per tutelare il pluralismo religioso?</span></em></p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Viviamo un momento storico di forte crisi per tutti i diritti e quello della libertà religiosa non fa certo eccezione, sebbene la sua applicazione sia sempre stata problematica.</span></p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Il nostro, tuttavia, è sempre stato un Paese in cui le scelte individuali hanno trovato una forma generale di rispetto: non abbiamo una tradizione legislativa che vieti di indossare il velo o la kippah. </span><span class="x_gmail-s1">Oggi la questione è soggetta a importanti cambiamenti. Le politiche identitarie pretendono di fondarsi anche sulla messa in discussione delle scelte personali in tema di fede e di credenza, nella vita privata come nella loro manifestazione pubblica. I luoghi di culto, la scuola pubblica costituiscono sempre più campi di battaglia per l’affermazione di politiche di esclusione. Eppure i nostri principi costituzionali si fondano su un patto di portata opposta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">In questo senso parlare di libertà religiosa significa rivolgersi a tutte e tutti, come affermava Peyrot, affinché ognuno possa affermare ‘io mi trovo a casa mia’. Riformare l’iter per l’ottenimento di un’Intesa – come peraltro recentemente sembra suggerire la Corte EDU – e provvedere a legislazioni che consentano l’emersione del fenomeno della differenza confessionale, sono questioni centrali. </span><span class="x_gmail-s1">Risolvere i problemi relativi ai luoghi di culto è certamente uno dei temi politici più urgenti.</span><span class="x_gmail-s2"><span class="x_gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p1"><em><span class="x_gmail-s1">Il suo libro è una fonte preziosa per comprendere il complesso iter delle Intese che, superando di fatto i “culti ammessi”, restano tutt’oggi il più importante riconoscimento per molte confessioni religiose…</span></em></p>
<p class="x_gmail-p4"><span class="x_gmail-s1">A partire dalla prima intesa del 1984, per la quale moltissimo si deve al lavoro di Giorgio Peyrot, a oggi 14 confessioni religiose hanno ottenuto un’intesa con lo Stato. Alcune importanti realtà non appartengono al mondo giudaico-cristiano: penso al buddismo e all’induismo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="x_gmail-p4"><span class="x_gmail-s1">Nel 2025 la Diocesi ortodossa romena d’Italia ha sottoscritto un’Intesa, così dotando di diritti la comunità religiosa straniera più numerosa presente in Italia. Mancano all’appello però le comunità musulmane (l’Islam). Ciò determina importanti problemi non solo di ordine tecnico, ma con risvolti politici e sociali di portata centrale. Affrontare con opportuni strumenti legislativi i rapporti con questa essenziale espressione di fede è questione che interessa il futuro di accoglienza dell’Italia e dell’Europa.<span class="x_gmail-Apple-converted-space"> </span></span></p>
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<hr />
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<h4 class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1"><b>Il libro</b></span></h4>
<h5 class="x_gmail-p1"></h5>
<h5 class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">1. Introduzione. Dal fascismo alla Costituzione. La Chiesa valdese di fronte allo Stato</span></h5>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">Di fronte al fascismo. Anticorpi ecclesiologici e autonomia confessionale di una Chiesa liberale/Legislazione sui culti ammessi/Legislazione sui culti ammessi e ripercussioni sull’ordinamento interno. La revisione del 1929/Il rapporto tra teologia e diritto: l’influenza del pensiero barthiano sulla visione dei rapporti della Chiesa valdese con lo Stato/Lo snodo del 1943/I rapporti con la Costituente/1946: il separatismo collaborazionista e le proposte di revisione della legislazione del 1929/Il 1947 e l’azione diretta sulle proposte di articolato costituzionale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">2. Dal 1948 agli anni Settanta</span></h5>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">1948: linea separatista e linea concordataria di fronte al nuovo assetto costituzionale/Tra legge generale e intesa particolare: per una nuova «Legge italiana sui culti diversi da quello cattolico-romano»/L’interpretazione dell’art. 8 della Costituzione e i riflessi sugli altri ordinamenti: il caso delle comunità ebraiche/L’azione unitaria dei primi anni Cinquanta. Le intese come attuazione della libertà religiosa in regime di uguaglianza/1955: il rischio della prevalenza della risoluzione unilaterale per via autoritativa/1956-58: fattori esterni e interni incidenti sull’evoluzione del modello di relazione Stato-confessioni religiose 92Esercizi pratici di avvicinamento: piccole intese e Concilio Vaticano II/Il congresso del 1965 e la paralisi del 1967/La riforma dell’ordinamento interno e il Patto di integrazione del 1975.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">3. Trattative</span></h5>
<p class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">L’avvicinamento alla fase delle trattative. I documenti conclusivi di Agape del 1969/Il Sinodo del 1971 e il ritorno della tematica dell’abrogazione della legislazione sui culti ammessi. Quadro di insieme e questioni esemplificative/1973: i lavori della Commissione valdese e metodista sui rapporti tra Chiesa e Stato. Gli elementi centrali di una nuova disciplina/1976: l’annuncio da parte del governo. Il disgelamento dei rapporti e l’avvio di una nuova stagione della politica ecclesiastica italiana/Dalla nomina delle commissioni al primo stallo sulle questioni pregiudiziali/Le proposte nel merito. La stesura del primo testo di progetto di intesa nell’elaborazione del soggetto confessionale/Una trattativa rapida per un risultato dilatorio/Dal testo siglato a quello revisionato. 1978-81 ovvero un nuovo protocollo/Il testo del 4 febbraio 1978 e quello del 26 aprile del 1981 a confronto. Tra continuità e discontinuità/1981-84: ultimo atto? L’atto legislativo, la sua forma, la fase politica. Il rigetto del testo del 1981/Le indicazioni programmatiche del Governo Craxi e la stipulazione del 1984.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 class="x_gmail-p1"><span class="x_gmail-s1">4. Osservazioni conclusive</span></h5>
<h5 class="x_gmail-p1"></h5>
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<p>Leggi anche:</p>
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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="i0hf6MyXjz"><p><a href="https://riforma.it/2026/09/08/ricordando-giorgio-peyrot/">Ricordando Giorgio Peyrot</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“Ricordando Giorgio Peyrot” — Riforma.it" src="https://riforma.it/2026/09/08/ricordando-giorgio-peyrot/embed/#?secret=4OKJAkoIVM#?secret=i0hf6MyXjz" data-secret="i0hf6MyXjz" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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<h6 class="td-module-meta-info">Foto di Pietro Romeo: Ilaria Valenzi</h6>
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<h1 class="entry-title"></h1><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/11/il-contributo-di-giorgio-peyrot-alla-liberta-religiosa/">Il contributo di Giorgio Peyrot alla libertà religiosa</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Raccolti resistenti</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/11/raccolti-resistenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Piperis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:26:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#slide]]></category>
		<category><![CDATA[dambe so]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori stagionali]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[revello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Braccianti stagionali a Saluzzo, tra sfruttamento e diritto abitativo &#160; Ai microfoni di Rbe, Radio...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/11/raccolti-resistenti/">Raccolti resistenti</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>Braccianti stagionali a Saluzzo, tra sfruttamento e diritto abitativo</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ai microfoni di Rbe, Radio Beckwith evangelica, Giovanni D&#8217;Ambrosio referente dell&#8217; <a href="https://riforma.it/2025/09/15/inaugurato-lostello-per-lavoratori-stagionali-a-revello/">Ostello Dambe So</a> di Revello (Cn) gestito dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e la testimonianza di Djakaridja, bracciante agricolo nel saluzzese che racconta la quotidianità nei campi, il sistema orario e di paga, oltre al progetto Raccolti Resistenti, sul diritto al lavoro e all&#8217;abitare dei lavoratori stagionali impiegati a Saluzzo).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/VttdJoS3oAo?si=oFA_NokbGBb8BV8s" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Immagine: disegno di Francesco Piobbichi</h6><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/11/raccolti-resistenti/">Raccolti resistenti</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Denise, il peso del dolore</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/11/denise-il-peso-del-dolore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Geymonat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 06:58:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Lea Garofalo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È morta la figlia di Lea Garofalo che venne brutalmente assassinata dalla &#8216;ndrangheta per aver...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>È morta la figlia di Lea Garofalo che venne brutalmente assassinata dalla &#8216;ndrangheta per aver denunciato la famiglia</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>È morta <strong>Denise</strong>, figlia di <strong>Lea Garofalo</strong>. Aveva 35 anni, la stessa età che aveva la mamma Lea quando nel 2009 venne brutalmente assassinata e fatta a pezzi dall&#8217;ex compagno Carlo Cosco, padre di Denise, perché aveva deciso di diventare testimone di giustizia, raccontare le nefandezze delle famiglie di &#8216;ndrangheta in cui era cresciuta. Una vita in fuga, fin da piccolissima quella di Denise. Dopo il terribile omicidio della madre altri dolori, altre fughe, nuove identità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma &#8211; ha dichiarato ieri <strong>don Luigi Ciotti</strong> &#8211; . Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore. Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle &#8220;Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Dovremmo avere il coraggio di guardare la realtà in faccia: la mafia uccide in tanti modi: &#8211; scrive  <a href="https://www.articolo21.org/2026/09/la-fine-tragica-di-denise-35-anni-come-mamma-lea/">sul sito di Articolo21</a> il giornalista <strong>Paolo Borrometi</strong>, a sua volta sotto scorta dal 2014 per minacce mafiose  &#8211; con il piombo dei proiettili ma anche con la fatica della sofferenza. Le mafie uccidono, provocano sofferenze difficili da comprendere se non le si vivono».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La storia di Lea è stata raccontata su Riforma alcuni anni fa da <strong>Federica Tourn</strong>: «Essere adolescenti a Petilia Policastro, piccolo comune in provincia di Crotone, non è semplice, soprattutto se ti chiami Garofalo e sei figlia e sorella di boss dell’ndrangheta. Così ti pare che fare la <em>fuitina</em> con il tuo ragazzo e scappartene al nord sia una buona idea, forse anche una cosa romantica, non importa se finisci in un caseggiato fatiscente alla periferia di Milano e lui è Carlo Cosco, legato a filo doppio con gli affari di tuo fratello Floriano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A diciassette anni nasce una bambina, Denise, e sembra niente ma la cronaca recente dice che per le donne di ‘ndrangheta, per alcune più forti e tenaci – da Giusy Pesce a Maria Stefanelli o Maria Antonietta Cacciola – i figli sono la molla per <em>cangiari </em>e rovesciare tutto, scardinare il sistema familista per eccellenza, sgusciare via dalla tenaglia di morte che vuole che tutto continui a ripetersi senza fine. La ragazzina ribelle che ha consegnato armi e visto tagliare cocaina, quando il compagno viene arrestato prende la piccola Denise e se ne va.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="rtejustify">Ma non sono porte che si riescono a chiudere, quelle. Non è che puoi lasciare impunemente il tuo uomo in galera, ci sono codici non scritti che ti marcano il passo, guai sgarrare. Nel 2002 Lea entra nel programma di protezione come testimone di giustizia e comincia la vita da raminga in fuga da una città all’altra, con gli assegni che arrivano in ritardo, il lavoro che non c’è, Cosco che ha giurato di ritrovarle perché sono <em>roba sua</em>. Il fratello Floriano viene ammazzato, le mandano un killer travestito da idraulico, lei riesce a metterlo in fuga. Dorme con un coltello sotto il cuscino. Nel 2009 accetta di incontrare Cosco con la figlia per parlare del futuro di Denise: con lei si sente al sicuro, e poi sono a Milano, mica in Calabria, non succederà niente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="rtejustify">Il 24 novembre l’ex convivente la carica in un furgone mentre la figlia è dai parenti; tutto è organizzato da tempo. La si penserà sciolta nell’acido fino al ritrovamento dei resti: un chilo e trecento grammi, 2800 frammenti d’osso. Carlo Cosco è stato condannato all’ergastolo in primo e secondo grado per l’uccisione di Lea, madre di sua figlia, la ragazza ribelle che ha mostrato il lato scoperto dell’ndrangheta».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Parlo per amore di mia figlia», spiegava Lea. E con sua figlia finì sotto protezione. Ad aiutarla don Luigi Ciotti e tanti volontari di Libera, in particolare l’avvocato <strong>Enza Rand</strong>o. Fu lei ad aprire il percorso del progetto “Liberi di scegliere”, da poco diventato finalmente legge.</p>
<p>«Al processo per l&#8217;omicidio di Lea sono stata l’avvocata di Denise &#8211; ricorda oggi Enza Rando &#8211; : un percorso drammatico in cui l’ho sostenuta e accompagnata per tanti anni in questa battaglia di verità e giustizia. Con Denise ho conosciuto il coraggio straordinario di una giovane donna, una forza immensa che ha lottato fino in fondo. Tuttavia ha portato sulle spalle un peso inumano: il dolore della perdita, il vuoto di domande che non troveranno mai risposta e i mostri interiori con cui chi resta è costretto a convivere ogni giorno. I figli delle vittime di mafia sono doppiamente vittime: spogliati dei loro affetti, strappati alle proprie radici e costretti a ricostruirsi un’esistenza sotto un’altra identità, lontani dai propri luoghi e dentro vite che non si sono scelti».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Io sono un’orgogliosa testimone di giustizia perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita», aveva detto Denise in aula prima di testimoniare contro Carlo Casco al processo per l’omicidio della madre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 13 ottobre 2013 in piazza Beccaria a Milano, una volta recuperati i pochi resti di Lea, si tennero i funerali con migliaia di persone, celebrati da don Luigi Ciotti. La figlia Denise seguì la celebrazione nascosta, dietro a una finestra. Ma l’altoparlante portò la sua voce ricorda <a href="https://www.rainews.it/articoli/2026/09/si-e-uccisa-denise-la-figlia-di-lea-garofalo-a4caa533-7532-4d92-8156-fbdbf257d88c.html">Rai News</a> : «Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza. Ma la vostra presenza è un segno di vicinanza non solo a lei, ma a tutte le donne e gli uomini che hanno rischiato e continuano a rischiare. Per me è un giorno molto difficile, ma la forza me l’hai data tu, se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti».</p>
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		<item>
		<title>Culto evangelico, sommario puntata del 13 settembre</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/11/culto-evangelico-sommario-puntata-del-13-settembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 05:41:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[culto evangelico]]></category>
		<category><![CDATA[Luca maria Negro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appuntamento sulle frequenze di Radio Uno Rai alle 6.35 di domenica mattina, e poi sempre...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Appuntamento sulle frequenze di Radio Uno Rai alle 6.35 di domenica mattina, e poi sempre riascoltabile su RaiPlay</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Domenica 13 settember</strong> alle 6.35 del mattino potremo ascoltare una nuova puntata del Culto evangelico sintonizzandoci su Rai Radio 1.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><b>“Una tunica dai molti colori</b><b>”</b>  da <b>Genesi 37:1-11</b><b> </b><b> </b>sarà la predicazione di questa settimana curata dal pastore <b>Luca Baratto</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Il programma proseguirà con il notiziario dal mondo evangelico e la segnalazione di alcuni appuntamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiude la puntata la rubrica <b>“Il cammino verso l&#8217;unità</b><b>” </b>a cura del pastore <strong>Luca Maria Negro</strong><b>.</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.raiplaysound.it/programmi/cultoevangelico">Puoi ascoltare qui</a> le puntate del Culto evangelico già andate in onda.</p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/11/culto-evangelico-sommario-puntata-del-13-settembre/">Culto evangelico, sommario puntata del 13 settembre</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Protestantesimo, sommario puntata del 13 settembre</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/11/protestantesimo-sommario-puntata-del-13-settembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 05:38:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Protestantesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione protestante cinema “Roberto Sbaffi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appuntamento domenica mattina di nuovo alle ore 7 su Rai 3 e poi nelle varie...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 class="wp-block-heading">Appuntamento domenica mattina di nuovo alle ore 7 su Rai 3 e poi nelle varie repliche settimanali. Puntata dedicata al quartiere Arghillà di Reggio Calabria</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Domenica 13 settembre</strong> alle ore 7<strong>,00</strong> con repliche martedì notte 15 settembre alle ore 1,10, mercoledì notte 16 settembre alle ore 1.10, lunedì notte 21 settembre alle ore 1,45, sempre su <strong>Rai 3, </strong>nuovo appuntamento con la trasmissione <strong>Protestantesimo</strong>, curata dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">In questa puntata: <strong>Arghillà, dove ricomincia la speranza</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="v1MsoBodyText" style="text-align: left;" align="center">Ad Arghillà, nella periferia di Reggio Calabria, in un quartiere segnato da degrado, povertà ed esclusione sociale, c&#8217;è chi ha deciso di non arrendersi.</p>
<p class="v1MsoBodyText" style="text-align: left;" align="center">Grazie al progetto <i>F.A.T.A Comunità</i> e a una rete di associazioni sostenute dall&#8217;otto per mille della Chiesa Valdese, nascono percorsi di inclusione, tutela dei diritti e partecipazione.</p>
<p class="v1MsoBodyText" style="text-align: left;" align="center">Dall&#8217;accesso all&#8217;acqua e all&#8217;energia al lavoro, dall&#8217;ambiente alla dignità delle persone, una comunità prova a riscrivere il proprio futuro. Una realtà che torna a sperare.</p>
<p align="center">
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;" align="center"><b>Conduce</b>:<b> </b>Federica Tourn</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: left;" align="center"><b>Servizio</b>: Giuseppe Bellasalma</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="has-text-align-left v1MsoNormal wp-block-paragraph"><b>Rivedi le puntate dell’ultima stagione di Protestantesimo su </b><a href="https://www.raiplay.it/programmi/protestantesimo" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><b>RAIPLAY</b></a></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/11/protestantesimo-sommario-puntata-del-13-settembre/">Protestantesimo, sommario puntata del 13 settembre</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>USA. Porte chiuse ai cristiani in fuga dalle persecuzioni</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/10/usa-porte-chiuse-ai-cristiani-in-fuga-dalle-persecuzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 09:20:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiese e società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://riforma.it/?p=84020</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli Stati Uniti nell’anno fiscale 2026 avranno accolto zero cristiani in fuga dai paesi più...</p>
<p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/10/usa-porte-chiuse-ai-cristiani-in-fuga-dalle-persecuzioni/">USA. Porte chiuse ai cristiani in fuga dalle persecuzioni</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><span class="s1">Gli Stati Uniti nell’anno fiscale 2026 avranno accolto zero cristiani in fuga dai paesi più perseguitati al mondo</span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Secondo un nuovo rapporto di <b>Open Doors –</b> organizzazione internazionale che sostiene i cristiani che vivono in paesi in cui sono discriminati e perseguitati a causa della loro fede –, e dell’agenzia evangelica per il reinsediamento dei rifugiati <b>World Relief</b>, gli Stati Uniti nell’anno fiscale 2026 avranno accolto zero cristiani in fuga dai paesi più perseguitati al mondo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le organizzazioni hanno presentato il loro nuovo rapporto il 3 settembre scorso presso il Capitol Visitor Center degli Stati Uniti, documentando la situazione delle persecuzioni contro i cristiani nel mondo e il numero di rifugiati ammessi negli Stati Uniti.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La pubblicazione arriva un mese prima che l’amministrazione Trump stabilisca il numero di rifugiati da ammettere nel paese per l’anno fiscale 2027, che inizia il 1° ottobre.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Il rapporto, intitolato “Lo stato della Porta d’Oro: Valutare il reinsediamento dei rifugiati e l’asilo negli Stati Uniti alla luce della persecuzione cristiana globale”, afferma che il numero di rifugiati accolti dai 50 paesi presenti nella Open Doors <i>World Watch List</i> (rapporto che monitora e analizza il livello di persecuzione religiosa in oltre 70 paesi del mondo) del 2026 è crollato a zero nell’anno fiscale 2026, che si conclude alla fine di settembre. Il titolo del rapporto fa riferimento a una frase della poesia incisa alla base della Statua della Libertà, che descrive gli Stati Uniti come un paese con una “porta d’oro” «aperta a coloro che desiderano respirare liberi, anche dalla persecuzione religiosa».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Sebbene il rapporto si concentri principalmente sui cristiani perseguitati, esso riconosce che il blocco del reinsediamento dei rifugiati durante l’amministrazione Trump si è applicato a tutte le minoranze religiose in quei paesi, non solo ai cristiani.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il rapporto critica la definizione di “invasione” data dal presidente Donald Trump al confine meridionale, il suo ordine esecutivo del gennaio 2025 che ha bloccato tutti i programmi di reinsediamento dei rifugiati e l’attuazione da parte dell’amministrazione di direttive che incoraggiano gli agenti delle forze dell’ordine a «rimuovere qualsiasi cittadino straniero che tenti di entrare negli Stati Uniti, sia ai valichi di frontiera che tra di essi, anche se sta cercando di chiedere asilo».</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Nell’anno fiscale 2026, l’amministrazione Trump ha dato priorità al reinsediamento negli Stati Uniti dei sudafricani bianchi, descritti come «vittime di un’ingiusta discriminazione razziale».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le statistiche del rapporto rivelano che il tasso di approvazione delle richieste di asilo per i paesi inclusi nella World Watch List è diminuito dal 58% nell’anno fiscale 2023 al 10% nell’anno fiscale 2026, che si preannuncia come il primo anno in almeno un quarto di secolo in cui nessun rifugiato cristiano è stato ammesso negli Stati Uniti, a fronte di una stima di circa 388 milioni di cristiani che hanno subito persecuzioni in tutto il mondo, ovvero un cristiano su sette a livello globale.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Il CEO di Open Doors, Ryan Brown, ha affermato che “l’ampiezza” e “la profondità della persecuzione” contro i cristiani sono cresciute. Tra gli esempi specifici di persecuzione cristiana citati da Brown figurano l’Africa subsahariana, che ha visto un «continuo aumento delle forme di violenza con cui i cristiani subiscono la persecuzione sul territorio», nonché l’avanzamento della “sorveglianza digitale” a “ritmi esponenziali” in paesi come la Cina, dove «la Chiesa viene monitorata e la tecnologia viene utilizzata come strumento per causare danni e sfollamenti».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le azioni dell’amministrazione Trump nei confronti dei rifugiati e dei richiedenti asilo si inseriscono in uno sforzo volto a dare priorità alla sicurezza delle frontiere.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">In un’intervista con The Christian Post, Brown ha chiarito: «Questo rapporto parla specificamente di quegli individui che hanno un ragionevole timore per la propria vita e la propria incolumità a causa della loro fede e identità cristiana».</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Brown ha dichiarato che a suo giudizio l’ampliamento del reinsediamento dei rifugiati non metterà a repentaglio la sicurezza delle frontiere, priorità dell’amministrazione Trump, Secondo Brown i richiedenti asilo sono “un numero relativamente piccolo di persone” che “non hanno davvero altre opzioni”, insistendo sul fatto che “si tratta di migliaia di casi” e non di “milioni di casi”.</span></p>
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<p class="p1"><span class="s1">Il vicepresidente per la difesa e le politiche di World Relief, Matthew Soerens, ha espresso la speranza che Trump ripristini la politica della sua prima amministrazione, in cui il presidente aveva reso «le persone in fuga dalle persecuzioni religiose una priorità nella determinazione dello status di rifugiato nel 2019».</span></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/10/usa-porte-chiuse-ai-cristiani-in-fuga-dalle-persecuzioni/">USA. Porte chiuse ai cristiani in fuga dalle persecuzioni</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Mare e cambiamento climatico: quali interazioni?</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/10/mare-e-cambiamento-climatico-quali-interazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Joachim Langeneck]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 09:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[#evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il difficile equilibrio dinamico degli ecosistemi, fra variazioni stagionali ed eventi dall’andamento imprevedibile &#160; Per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 1">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<h5>Il difficile equilibrio dinamico degli ecosistemi, fra variazioni stagionali ed eventi dall’andamento imprevedibile</h5>
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<p class="p1">Per comprendere l’impatto del cambiamento climatico sugli ambienti marini, bisogna in primo luogo considerare che gli ecosistemi marini si trovano in uno stato di equilibrio dinamico che implica oscillazioni climatiche naturali, relative non solo e non tanto ai cambiamenti stagionali, ma a periodi medio-lunghi e a variazioni rispetto ai valori medi misurati durante questi intervalli. A differenza delle variazioni stagionali, che seguono un andamento essenzialmente prevedibile, le oscillazioni climatiche hanno una ritmicità irregolare e non sono prevedibili. Il famigerato <i>El Niño</i>, di cui stiamo sentendo parlare con un certo allarmismo da qualche mese, appartiene a questa categoria e, anche se interessa principalmente l’Oceano Pacifico meridionale, in combinazione con il cambiamento climatico sta avendo effetti decisamente gravi sull’ecosistema marino e sulle attività umane che lo riguardano.</p>
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<p class="p1"><b>Per quanto a uno sguardo superficiale il mare ci possa sembrare un’unica, omogenea massa di acqua salata,</b> a un esame più attento ci rendiamo conto che non è così. Il mare è suddiviso in numerose masse d’acqua, caratterizzate da temperatura e salinità differenti, e quindi differente densità. Masse d’acqua a densità differente non si mescolano, ma piuttosto tenderanno a scivolare le une sulle altre; le masse d’acqua più pesanti tenderanno a sprofondare al di sotto delle masse più leggere in un processo noto come <i>downwelling</i> ma, siccome lo spazio disponibile non cambia, questo porterà a una simmetrica risalita di acqua, o <i>upwelling</i>. In genere, fenomeni di <i>downwelling </i>sono guidati da un raffreddamento delle acque superficiali, ricche di ossigeno ma povere di nutrienti, che andranno a ossigenare gli strati più profondi, dove la completa assenza di luce impedisce la produzione di ossigeno attraverso la fotosintesi. Al contrario, i fenomeni di <i>upwelling</i> porteranno in superficie i nutrienti inorganici (azoto e fosforo) necessari per la produzione primaria da parte delle alghe unicellulari che costituiscono il fitoplancton. Le aree di <i>upwelling </i>sono relativamente poche, localizzate in alcune zone ben note del nostro pianeta, e caratterizzate da un’elevatissima produzione primaria e immense biomasse di fitoplancton, che lungo la rete trofica vengono trasformate in biomasse di pesci pelagici e dei loro predatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Una di queste aree</b> – forse quella che storicamente ha mostrato la maggiore produttività – è localizzata al largo del Perù, proprio nella zona influenzata da El Niño. El Niño non è un fenomeno originato da attività umane, ma un’oscillazione del tutto naturale, le cui cause sono ancora poco chiare. Già nei secoli passati si era osservato che a intervalli irregolari, che possono andare dai due ai sette anni, in estate la corrente fredda che risale la costa pacifica sudamericana dalla Patagonia verso l’Equatore veniva sostituita da una corrente calda che non sprofondava al largo del Perù, impedendo la risalita delle acque profonde, ricche di nutrienti, che in condizioni normali portano alla presenza di immensi banchi di sardine e dei loro predatori, in particolare uccelli marini come sule e cormorani.</p>
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<p class="p1"><b>L’importanza delle sardine per l’economia delle popolazioni costiere è evidente</b>, ma storicamente gli uccelli marini erano ancora più importanti: prima dei concimi chimici, il guano prodotto nelle loro colonie era una risorsa economica fondamentale e ancora oggi mantiene una notevole importanza come fertilizzante naturale. Negli anni in cui El Niño è attivo, i nutrienti non risalgono, il fitoplancton non cresce, le sardine non si riproducono, e gli uccelli marini hanno pochissimo da mangiare e possono direttamente saltare la stagione riproduttiva, il che limita l’accumulo di guano. Se El Niño rimane un fenomeno relativamente sporadico, gli organismi marini devono affrontare una sola stagione di scarsità di risorse nutritive, e le popolazioni umane che da essi dipendono devono sopportare un solo anno di scarsità economica prima che il sistema ritorni alla normalità. Il cambiamento climatico però ha portato a un complessivo innalzarsi delle temperature superficiali dell’acqua, esacerbando l’effetto del Niño e aumentando la frequenza degli anni in cui le acque superficiali non sprofondano, non permettendo la risalita dei nutrienti, e questo porta a un complessivo collasso dei sistemi biologici basati su questo fenomeno.</p>
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<p class="p1"><b>L’interazione tra i cicli aritmici del clima marino e il cambiamento climatico</b> non è l’unico modo in cui quest’ultimo influenza gli ambienti marini e il nostro rapporto con essi. Per quanto si tenda ad associare il cambiamento climatico all’aumento delle temperature, e in effetti si osservi un aumento dei valori medi, in realtà questo fenomeno porta anche all’aumento della frequenza di eventi estremi come tempeste, nubifragi e mareggiate, che causano gravi danni alle infrastrutture costiere. Il cambiamento climatico ha anche conseguenze sulla salute umana: a esempio, l’aumento delle temperature favorisce specie che meglio tollerano le alte temperature, tra cui si annoverano alghe unicellulari in grado di produrre tossine che causano gravi intossicazioni; queste tossine sono particolarmente subdole perché sono impossibili da individuare senza test di laboratorio, si accumulano da un livello all’altro della catena alimentare, e non sono inattivate dal calore. L’alterazione della funzionalità degli ambienti marini ha quindi impatti diretti e misurabili sull’economia e sulla salute umana.</p>
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<p class="p3"><i>Joachim Langeneck è biologo marino, ricercatore presso l’Università del Salento</i></p>
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		<title>Cultura woke e polemiche sotto l’ombrellone</title>
		<link>https://riforma.it/2026/09/10/cultura-woke-e-polemiche-sotto-lombrellone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Naso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 08:33:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’integrazione non è l’opposto del multiculturalismo, è la sua necessaria complementarità per favorire l’incontro e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>L’integrazione non è l’opposto del multiculturalismo, è la sua necessaria complementarità per favorire l’incontro e quindi la convivenza interculturale</h5>
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<p class="Standard">Soprattutto d’estate, complici il caldo e più tempo libero, si scatenano polemiche ideologiche improvvisate e talora fuori tempo. Quest’anno è toccato al termine inglese “<em>woke</em>”, utilizzato come espressione generalmente dispregiativa per definire tutto ciò che un tempo si definiva “politicamente corretto”: la parità di genere, il linguaggio inclusivo e non offensivo nei confronti dei disabili, gli stereotipi etnici e religiosi, il rispetto per le minoranze e la comunità LGBTQ, l’antirazzismo.</p>
<p class="Standard">Il termine “woke” nasce negli Stati Uniti, all’interno della comunità afroamericana, come un imperativo a “stare svegli”, a non lasciarsi umiliare e a rivendicare, invece, i propri diritti. Come spesso accade alle parole che viaggiano, si trasformano e ampliano il loro significato, ciò che oggi definiamo woke è, in sostanza, la cultura dei diritti civili e dell’inclusione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Standard">Questa parola, <i>woke</i>, ha avuto uno strano destino: dopo essere stata scoperta e importata anche in Italia, oggi è diventata un termine negativo. Qualcuno è arrivato a contrapporre la cultura woke – i diritti civili, l’inclusione, il riconoscimento delle identità di genere – ai diritti sociali, al lavoro, a un salario equo, alla possibilità di studiare e progredire nel proprio lavoro. Ma perché creare un’alternativa escludente tra due principi che possono coesistere?</p>
<p class="Standard">Risulta davvero difficile capire perché il diritto di un ragazzo gay o di una ragazza musulmana a vivere liberi e riconosciuti nella loro identità risulti incompatibile con le politiche per un lavoro dignitoso e giustamente retribuito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Standard">Nei loro Sinodi e nelle loro Assemblee le chiese evangeliche hanno spesso affermato la complementarità dei diritti: quelli civili e quelli sociali, quelli della comunità LGBTQ+ e quelli dei lavoratori immigrati che lavorano nelle nostre campagne o dei giovani che faticano a trovare una casa.</p>
<p class="Standard">Preoccupa che in questa torrida estate la cultura <i>woke</i> sia stata presentata come una sbornia ideologica e una moda radical chic, dimenticando che proprio quella cultura – negli USA come in Europa – ha prodotto importanti conquiste sul piano dei diritti civili, della laicità dello Stato, della tutela delle minoranze etniche e religiose. Insomma, senza ciò che oggi si bolla come cultura <i>woke </i>saremmo meno liberi e meno tutelati.</p>
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<p class="Standard">Noi italiani siamo molto sensibili alle tendenze e oggi tornano di moda parole come autorità, tradizione, patria, identità, nazione. E come una valanga che rotola a valle, la polemica contro la cultura <i>woke</i> prende consistenza e velocità finendo per travolgere principi essenziali di una società democratica e liberale.</p>
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<p class="Standard">Nei giorni scorsi sulle colonne del Corriere della Sera, un autorevole intellettuale di scuola liberale, quale <strong>Ernesto Galli della Loggia</strong>, ha lanciato un allarme contro il multiculturalismo e l’immigrazione. Tema decisamente datato il primo, sempre attuale il secondo.</p>
<p class="Standard">Irridendo al “kebab”, alla “musica reggae” e al “digiuno di Ramadan”, l’Autore arriva a concludere che non c’è integrazione che tenga e che l’islam – letteralmente – è una religione “autorizzata a stabilire una brutale inferiorità delle donne”, a “istituire tribunali con valore civile”, “spesso a comminare orribili pene corporali, dalle frustate a tagli dei piedi e alle decapitazioni”. L’islam italiano al completo, sempre secondo l’autore Della Loggia, “non fa eccezione”. Multiculturalismo e integrazione – è la conclusione – sono due concetti opposti. O siamo per l’uno o per l’altra.</p>
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<p class="Standard">I toni sono quelli di Oriani Fallaci dopo l’attentato alle Torri gemelle e ignorano ciò che accadde allora e ciò che oggi è ancora più evidente. E cioè che il fondamentalismo islamista è una variabile fortemente minoritaria del mondo islamico e che, purtroppo, convive con altri fondamentalismi, non meno distruttivi dei valori liberali e democratici, eppure raramente citati.</p>
<p class="Standard">All’Autore dell’articolo sfuggono le numerose ricerche o, semplicemente, le cronache che documentano come all’interno delle moschee siano più numerose le scuole di italiano che quelle di arabo; che tanti giovani musulmani frequentano gli oratori cattolici o i campi estivi dove incontrano ragazzi italiani, credenti e non; che ci sono musulmani che siedono sulle cattedre universitarie, altri che ci curano negli ospedali e dirigono aziende o centri commerciali che arricchiscono il nostro Paese; e mille altri che lavorano nelle fabbriche o nei campi agricoli.</p>
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<p class="Standard">E lo stesso possiamo dire per altre persone che provengono da culture e tradizioni religiose diverse da quelle maggioritarie in Italia: gli ortodossi romeni, gli indiani induisti o sikh, i filippini o i ghanesi evangelici.</p>
<p class="Standard">È possibile che qualcuno, prigioniero di antichi e nuovi pregiudizi, non se ne sia accorto, ma il multiculturalismo non è una moda <i>woke</i> dei quartieri alti, bensì è la trama della società italiana ed europea di oggi. L’integrazione non è l’opposto del multiculturalismo, è la sua necessaria complementarità per favorire l’incontro e quindi la convivenza interculturale.</p>
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<p class="Standard">Ciascuno ha il diritto di professare la religione in cui crede o di non professarne alcuna: è un principio essenziale della culturale liberale che evidentemente alcuni liberali hanno perso di vista, un cardine della società plurale in cui viviamo.</p>
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<p><em>La rubrica &#8220;Essere chiesa insieme&#8221;, da cui è tratto questo testo, è andata in onda domenica 6 settembre, su RAI Radio1, a conclusione della trasmissione  Culto Evangelico.</em></p><p>The post <a href="https://riforma.it/2026/09/10/cultura-woke-e-polemiche-sotto-lombrellone/">Cultura woke e polemiche sotto l’ombrellone</a> first appeared on <a href="https://riforma.it">Riforma.it</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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