Traduzione e interpretazione del testo biblico

L'ultimo numero di Protestantesimo, rivista della Facoltà valdese di Teologia

Il nuovo corso della rivista Protestantesimo effettua un’apertura a discipline delle Scienze umane che possono essere “collaterali” agli studi biblici, teologici e storici che da sempre la caratterizzano (antropologia, filosofia, studi di genere...). Ora l’ultimo numero ne offre un valido esempio. L’articolo più corposo, di Alessandra Pecchioli, dedicato alla «Traduzione Bir [Bibbia italiana della Riforma, ndr] nel contesto della storia delle traduzioni bibliche» ci propone non solo una panoramica su questa storia gloriosa, ma anche degli elementi per capire in che cosa consistano – ben al di là del solo contesto biblico – l’attività della traduzione di un testo e i suoi principi, tecnici e concettuali. Il concetto di «forma “letterale”» con la conseguente «corrispondenza formale» della traduzione rispetto al testo d’origine; ovvero quello di «versione parafrasata», «corrispondente all’equivalenza funzionale», «orientata a mettere in risalto il significato», lasciano intuire quanto profonde debbano essere le scelte necessarie a impostare un’opera importante come una nuova traduzione (del Nuovo Testamento c’è una prima versione, ora sottoposta al vaglio di osservazioni da parte di un buon numero di studiosi coinvolti, in occasione del V Centenario della Riforma, nel 2017; l’Antico è in corso di realizzazione). Nozioni care alla semiotica e alla linguistica si fanno strada, dunque, incuriosendo il lettore ma all’interno di un terreno familiare (come dovrebbe esserlo la Bibbia). Ne derivano una perentoria affermazione del valore scientifico delle nuove traduzioni bibliche e la consapevolezza della centralità del testo biblico all’interno del panorama letterario e culturale del nostro mondo.

Il saggio di apertura del numero è invece un’interpretazione del concetto di “azione predestinante” di Dio, punto di riferimento per le chiese della Riforma, così come espresso, con la maggiore evidenza, nell’epistola ai Romani. Mauro Belcastro propone una sfida apparentemente impossibile: cogliere il disegno divino, che per sua natura è imperscrutabile. Nei vari passaggi di un procedimento complesso, ma al tempo stesso molto organicamente strutturato, e quindi di lettura impegnativa ma non ostica, vengono analizzati i tre “movimenti” di questo rapporto tra Dio e persona umana: il primo, dedicato alla limitatezza della condizione umana, in generale e poi in rapporto alla fede; “l’essere in Cristo mediante Cristo”, ovvero la possibilità di Dio, che sta nella riconciliazione e nella fede; e infine il “progetto eterno” di Dio per noi. Il biblista ci fornisce un affascinante esempio di interpretazione teologica conducendoci attraverso lo studio filologico del testo greco.

Daniele Garrone riprende poi un tema che nelle pagine di Protestantesimo era già stato affrontato da Giorgio Spini nel 1998: l’opera lirica Stiffeliodi Giuseppe Verdi e il suo contenuto “protestante”, oggetto di studio anche di un musicologo americano, Philip Gossett, che insegnò anche nell’Università di Roma e pubblicò un articolo, «I protestanti nell’opera lirica», nella rivista della Facoltà valdese nel 2006, poi illustrato, anche al pianoforte, nelle aule della stessa Facoltà. Protagonista dell’opera è infatti un pastore protestante (legato a una sorta di setta), che diviene vittima di adulterio e perdona (lieto fine) la moglie. Ma l’interessante sta anche nella storia della rappresentazione dell’opera. Autorizzata inizialmente a Trieste, previo esame da parte della censura austriaca [siamo nel 1850, ndr], l’intervento di un italiano ne blocca l’esecuzione, costringendo il musicista e il librettista Francesco M. Piave a intervenire sul testo: doveva scomparire, per esempio, la frase, improponibile all’epoca, «ministro cristiano coniugato». Molte anche le citazioni bibliche nel libretto.

La rivista propone infine una sguardo attento del pastore Bruno Rostagno su alcuni recenti libri dell’editrice Claudiana basati su testi di Karl Barth (anche autobiografici) che consentono di inquadrare il suo percorso esistenziale oltre alle svolte e approfondimenti del suo pensiero: nel 2018 è caduto il cinquantenario della morte del teologo, e nell’anno in corso siamo a cent’anni dalla prima edizione del suo commento all’Epistola ai Romani (l’edizione italiana tradotta e curata da Giovanni Miegge per Feltrinelli si basa invece sulla definitiva edizione del 1922). Seguono, come in ogni numero, le recensioni di libri in questo caso di storia del cristianesimo e sugli studi di genere.

Protestantesimo – rivista della facoltà valdese di Teologia, n. 2/2019, euro 12,00

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