La speranza non delude

Un giorno una parola – commento a Romani 5, 5

Io volgerò lo sguardo verso il Signore, spererò nel Dio della mia salvezza; il mio Dio mi ascolterà
Michea 7, 7

La speranza non delude
Romani 5, 5

La speranza cristiana mette in relazione chi la dona e chi, per fede, spera nel suo compimento. La speranza per non deludere deve essere illuminata dalla fede e alimentata dall’amore. Diversamente, l’obiettivo sperato diventa utopia o illusione, e provoca delusione.

Il percorso da compiere verso il compimento è un percorso non privo di prove, ostacolato dalla incomprensione o dal rifiuto di vedere oltre l’esperienza data dai sensi.

L’apostolo Paolo giustamente afferma: «quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora?» (Romani 8, 24) e prende a modello Abramo, il quale «sperando contro speranza, credette» (Romani 4, 18).

Lo sperante rischia di ricevere l’appellativo di povero illuso, ingenuo, se non addirittura fuori di testa. Tuttavia, chi nutre la speranza di una fede salda non ha timore di esser chiamato pazzo.

Oggi viviamo varie forme di pazzia: la pazzia della violenza, la pazzia dell’intolleranza e della esclusione del “diverso”, la pazzia del potere e del successo anche a costo di schiacciare il debole e di escludere chi non porta “acqua al proprio mulino”, riducendolo a “scarto” della società.

Antonio il Grande nel IV secolo predisse una tale situazione: «Arriverà un tempo in cui il mondo impazzirà, e se tu non impazzirai nella maniera del mondo, ti rinchiuderanno dicendo: Costui è pazzo perché non è come noi».

Concludo, con una riflessione del teologo Dietrich Bonhoeffer: «L’essenza dell’ottimismo non è guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando altri si rassegnano, la forza di tener alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, ma lo rivendica per sé» (in Resistenza e resa, Milano).

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