Essere è più che avere

Un giorno una parola – commento a Salmo 4, 7

Tu m’hai messo in cuore più gioia di quella che essi provano quando il loro grano e il loro mosto abbondano
(Salmo 4, 7)

Paolo scrive: «Io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo»
(Filippesi 4, 11b)

Che cosa è essenziale per una vita felice? Potremmo affrontare questo argomento solo da semplici esseri umani che sono sempre alla ricerca della felicità oppure da bravi cristiani che vivono una vita di fede in Cristo. La questione che i due passi biblici pongono è quella della dialettica tra l’avere e l’essere. Tra il sentimento di proprietà e quello delle esperienze che ci formano come individui.

Con la sua affermazione l’apostolo Paolo ci conferma che tutti e tutte noi abbiamo bisogno dell’avere esistenziale necessario alla nostra sopravvivenza e dignità. E il rinunciare alle cose futili non fanno nascere in lui uno stato d’ansia e non lo rendono insicuro, perché Paolo non si fonda su ciò che ha, ma su ciò che è: l’apostolo mandato ad annunciare il vangelo di Cristo Gesù al mondo. Egli è sereno e può sopportare anche una situazione di povertà, se necessario, perché la sua vita è ancorata a Cristo.

Essere gioiosi - come lo è il salmista perché è sicuro che Dio farà risplendere su di sé il suo volto (v. 6), e come lo è Paolo quando vede concretizzati i suoi insegnamenti nella vita quotidiana dei fratelli e delle sorelle della chiesa di Filippi - significa imparare a vivere da veri discepoli e discepole di Cristo, che vivono secondo l’etica dell’essere, del condividere e della solidarietà.

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