Carovita, bilancio, proteste
La posizione della Diaconia Valdese
Qui di seguito una riflessione della Csd – Diaconia valdese, l’ente che gestisce le attività socio-assistenziali e di solidarietà dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi in Italia, sugli avvenimenti in corso in Italia in questi mesi.
Le mobilitazioni studentesche nelle città italiane e l’angoscia di milioni di famiglie, schiacciate dal ritorno del carovita, pongono la politica davanti a una scelta non più rinviabile. La frattura è particolarmente evidente nel Mezzogiorno: scioperi nei trasporti e nella logistica, blocchi stradali, interruzioni nella distribuzione dei carburanti e rischi per gli approvvigionamenti essenziali mostrano la fragilità di territori già segnati da disoccupazione e isolamento infrastrutturale.
«Cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso» (Isaia 1:17). Questo richiamo biblico interpella una realtà nazionale allarmante. L’inflazione accelera al 4,2% annuo, spinta dall’aumento dei beni energetici (+22,6%) e degli alimentari non lavorati (+5,5%). I rincari pesano in modo diseguale: secondo l’Istat incidono per il 4,4% sulle famiglie con minori risorse economiche e per il 2,9% su quelle con redditi più elevati. Per oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta sono a rischio beni essenziali, casa e cure mediche.
A ciò si aggiunge una concentrazione patrimoniale scandalosa: il 10% delle famiglie con maggiore ricchezza possiede quasi il 60% della ricchezza nazionale netta, mentre la metà della popolazione con minori disponibilità si divide appena il 7,4%. L’1% più facoltoso detiene molto più del 20% della popolazione in condizioni di maggiore fragilità economica. L’inflazione diventa così una spoliazione sistematica di chi vive di salari modesti e pensioni minime, trasferendo valore verso rendita e speculazione.
Non è un fenomeno isolato, ma parte di una crisi europea. In diversi paesi dell’Unione, dalla Francia alla Germania, i tagli alla spesa sociale legati al ritorno dei vincoli contabili e l’aumento delle spese militari comprimono i diritti fondamentali e alimentano la protesta delle nuove generazioni, private di prospettive.
La manovra di bilancio deve affrontare con urgenza quattro nodi:
- Carovita, diritto alla casa e povertà: la perdita di valore reale di salari e pensioni e l’aumento dei costi abitativi spingono sempre più persone verso l’indigenza. Senza una tutela strutturale del potere d’acquisto, un accesso equo a un’abitazione dignitosa e un contrasto organico alla povertà, la coesione del paese è compromessa.
- Fragilità, non autosufficienza e divari territoriali: l’impoverimento colpisce duramente le persone non autosufficienti o con disabilità e le loro famiglie, spesso lasciate sole davanti ai costi dell’assistenza. Nel Mezzogiorno e nelle aree interne, distanza dai servizi, spopolamento e rinuncia alle cure trasformano la vulnerabilità in disuguaglianza cronica.
- Nuove generazioni e mobilitazioni: le proteste contro caro-affitti, edilizia scolastica dissestata e lavoro precario esprimono il rifiuto di un futuro negato. Ripudiamo ogni forma di violenza, scontro fisico e vandalismo: il comportamento di pochi delegittima le cause e contraddice l’Evangelo della riconciliazione. L’ordine pubblico va però gestito con equilibrio, de-escalation e proporzionalità, senza criminalizzare il dissenso democratico.
- Iniquità fiscale e concentrazione della ricchezza: la crescita della ricchezza di una minoranza, mentre aumenta la povertà, è un’ingiustizia strutturale, alimentata da norme regressive e dall’evasione che sottrae risorse alla collettività.
Alla luce di queste urgenze, desideriamo condividere alcuni principi che riteniamo essenziali per il bene comune:
- Dignità economica e diritto alla casa: tutela dalla povertà e dal carovita e accesso a un’abitazione dignitosa.
- Futuro delle nuove generazioni: diritto allo studio, ascolto e opportunità di emancipazione.
- Universalità dei diritti: pari accesso alla salute, all’assistenza e ai servizi essenziali in ogni territorio.
- Solidarietà fiscale: equità, progressività e responsabilità verso il bene comune.
La nostra fede cristiana non consente l’indifferenza: ci chiama a cercare la giustizia, a prenderci cura delle persone più fragili e a esercitare responsabilmente la libertà. Finché salute, scuola, casa e dignità dipenderanno dal reddito o dal luogo in cui si vive, non vi saranno vera giustizia né pace sociale. Le istituzioni scelgano con chiarezza di stare dalla parte di chi affronta le maggiori difficoltà.