Le chiese possono contribuire a rendere realtà un sistema di asilo alternativo?
Intervista a Torsten Moritz, segretario generale della Commissione delle chiese per i migranti in Europa
Torsten Moritz, segretario generale della Commissione delle chiese per i migranti in Europa (Ccme), riflette su una recente conferenza dal titolo “Proteggere le persone più che i confini” e su come le chiese possano contribuire a rendere realtà un sistema di asilo alternativo. L’intervista è realizzata dall’ufficio comunicazione del Consiglio ecumenico delle chiese.
Quali sono stati i principali spunti di riflessione emersi dalla conferenza?
Ci siamo incontrati dal 28 al 30 settembre con circa 30 partecipanti in rappresentanza di chiese provenienti da tutta Europa. Le discussioni si sono concentrate su una bozza di documento che delineava i possibili elementi di un sistema di asilo alternativo in Europa, orientato alla protezione: un sistema che tuteli le persone più dei confini.
Si è trattato di discussioni molto serie. Hanno dimostrato quanto sia importante, nelle politiche e nelle pratiche di asilo, mettere al primo posto l’essere umano, e quanto spesso ciò non accada oggi in Europa. C’è quindi un ampio sostegno al documento preliminare. Allo stesso tempo, si teme che qualsiasi riforma politica possa essere ulteriormente influenzata dall’estrema destra e da coloro che ne seguono l’agenda. Infine, il messaggio di proteggere le persone più dei confini è un messaggio comune e valido, ma deve essere tradotto e contestualizzato nelle diverse lingue e nei contesti delle chiese in Europa.
Quali sono le informazioni più importanti che le chiese dovrebbero conoscere in questo momento?
Noi – ovvero l’ufficio del Ccme e una task force composta da membri – lavoreremo tenendo conto dei suggerimenti ricevuti dalle chiese europee.
All’inizio del 2027 renderemo disponibile una versione aggiornata delle proposte per un sistema di asilo alternativo in Europa. Sarà principalmente orientata alle politiche e conterrà suggerimenti specifici su come organizzare il riconoscimento delle persone che chiedono protezione in Europa, la loro accoglienza e integrazione, come ciò possa avvenire e far crescere la coesione sociale, e come non debba necessariamente costare più dell’attuale politica di dissuasione. Le proposte si ispirano alle buone prassi, come ad esempio quelle adottate per la protezione degli ucraini in fuga dal 2022 in poi. Presenteremo un quadro generale che dimostra come la protezione delle persone non sia un’utopia, ma una possibilità concreta se osiamo essere al contempo fedeli ai nostri valori e realistici.
Forniremo anche modelli informativi di accompagnamento, come ad esempio una spiegazione delle proposte politiche in un linguaggio meno tecnico, comprensibile sia ai membri della chiesa non esperti che al pubblico in generale. Nel corso del 2027, diffonderemo queste informazioni, online ma anche attraverso eventi in tutta Europa, rivolgendoci al pubblico ecclesiale e ai responsabili politici, nonché a un pubblico più ampio.
Qual è il vostro appello urgente alle chiese?
Innanzitutto, continuate a lavorare sul principio di proteggere le persone prima ancora che i confini. Con l’inasprimento delle politiche e delle pratiche nei confronti dei più vulnerabili, è essenziale limitare i danni. Le chiese in molti luoghi fanno la differenza nel difendere la dignità delle persone che cercano protezione in Europa, adoperandosi al contempo per promuovere la coesione sociale per tutti.
In secondo luogo, collaborate con noi per rendere realtà un sistema di asilo alternativo. Fateci sapere cosa vi aiuterebbe a sostenere una politica che dia priorità alla protezione delle persone: di quali informazioni avete bisogno, volete che veniamo a trovarvi per spiegarvi la situazione e chi vorreste raggiungere con le vostre argomentazioni? Sappiamo tutti che i tempi sono difficili e le nostre risorse, a vari livelli, sono limitate, ma se lavoriamo insieme, possiamo fare la differenza!