Un Dio che si dona

Un giorno una parola – commento a I Samuele 1, 27

 

 

Il Signore mi ha concesso quel che io gli avevo domandato

I Samuele 1, 27

 

I vicini e i parenti di Elisabetta udirono che il Signore le aveva usato grande misericordia, e se ne rallegravano con lei

Luca 1, 58

 

Anna era sterile, ma ebbe il coraggio della fede per chiedere al Signore l’impossibile.

Il Dio dell’impossibile (cfr. Mc 10, 27 e par), dal canto suo, accolse la supplica di Anna, e lui che era il Dio della vita, il Dio della fertilità e della prosperità, fece dono di un figlio maschio ad Anna. Qui la storia prende una piega sorprendente: Anna, la reietta per la sua sterilità, decide che il suo primogenito ed unigenito figlio anziché tenerlo tutto per sé, sarà consacrato a Dio.

 

Una volta cresciuto, quel bambino, Samuele, fu il primo grande profeta d’Israele, chiamato a indicare al popolo la strada della fedeltà all’Alleanza. Il nome di quel bambino (Samuele significa “il suo nome è Dio”), ci fa leggere in filigrana la figura del Primogenito ed Unigenito Figlio messo a parte per realizzare l’alleanza tra Dio e l’uomo.

 

Nell’oggi ognuna e ognuno di noi  si dovrebbe sentire come  figlio/a da appartare (santificare) per l’avanzamento del Regno dei Cieli. Il Figlio Primogenito ed Unico ha dato tutto se stesso per realizzare la pace degli uomini con il Padre, e noi, nell’oggi, come figli e figlie – grazie a Cristo – siamo stati costituiti collaboratori di quel Dio che ci ha donato tutto quanto un essere umano può sperare, ancor prima che nascessimo: la vita eterna.

 

Per tutto questo, come ci esorta l’apostolo Paolo in Filippesi 4, 4, dovremmo rallegrarci continuamente, ma talvolta sembra che non facciamo stima delle ricchezze e della prosperità che ci dona il Dio d’Amore. Impariamo a scorgere in ogni ambito delle nostre esistenze lo scopo per il quale siamo nati e risorti in Cristo: essere riconoscenti testimoni dell’Amore. Amen.