Roma. Dalle Mauritius a “Breakfast Time”: alla ricerca di una vita migliore

Il percorso di riscatto di Sunjay Gookooluk, uscito dalla trappola dell’illegalità grazie a carta e penna

 

«Il breakfast time (il servizio della chiesa metodista di Roma che offre una colazione calda ai fratelli e alle sorelle di strada) è un luogo privilegiato di incontri, costruisce ponti, è un punto di riferimento per molte persone che vivono ai margini». A dirlo è Sunjay Gookooluk, amico fedele di ogni domenica mattina, dal 2023, del nostro gruppo. Originario delle isole Mauritius, è arrivato in Italia nel 1989, per cercare una vita migliore, seguendo le orme di un fratello che vive in Francia e di due sorelle che vivono qui a Roma, e che lo hanno aiutato a sistemare legalmente la sua presenza, facendo domanda di ricongiungimento familiare.

 

Come purtroppo sappiamo bene, il problema dei documenti è il confine sottile che separa uno straniero che può costruirsi un futuro e che può guardare a un domani, da uno che può vivere solo nella clandestinità, nei lavori sfruttati e in quelli illegali. Questo è quello che è capitato a Sunjay. Dopo aver fatto arrivare dalle Mauritius la sua compagna e dopo la nascita dei suoi due figli, per garantire loro una vita dignitosa, senza un permesso di soggiorno regolare è caduto nella trappola della malavita. A seguire, inevitabili anni di carcere a più riprese.

Qui è nato il nuovo Sunjay… abbandonato dalla compagna e dai figli, per salvarsi, si è buttato in tutto ciò che poteva riempire di nuovi contenuti una mente brillante e creativa. Nel carcere ha frequentato tutte le scuole: primaria, secondaria di primo grado, secondaria di secondo grado, conseguendo il diploma di ragioniere, è mosaicista e ha iniziato l’Università di Roma tre. All’interno della struttura carceraria ha partecipato a dei concorsi letterari, vincendone due, cosa di cui è molto fiero!

 

È grazie all’aiuto dell’arte che è nata una persona nuova. «Ogni persona che vive in prigione deve sopportare la sua croce…. il giudice ti condanna, anche tu sai che cosa hai sbagliato. Ma si può cambiare… in carcere hai una possibilità di rinascita, è un cammino in salita, ma si può cambiare, con una penna e con un libro. Tutti hanno diritto a un’altra possibilità». Ed è proprio così! Con una penna e tanti libri, Sunjay ha ritrovato un nuovo sé stesso! Purtroppo, poco dopo essere uscito dal carcere, non avendo più il permesso giudiziario era tornato a vivere in clandestinità, come un invisibile… è stato inserito nel CIE di Ponte Galeria (Centro di Identificazione ed Espulsione, ora diventato un Centro di Permanenza per il Rimpatrio).

 

È qui che nasce il suo primo libro, che abbiamo presentato nella chiesa metodista di via XX Settembre a Roma il 6 giugno, dal titolo Diario di un invisibile. Nell’inferno di un centro di detenzione amministrativa italiano (ediz. Sensibili alle Foglie): contro la deumanizzazione e violenza di questo istituto, Sunjay si arma di una penna, introdotta di nascosto, e di carta di imballaggio. Per tre mesi ha combattuto scrivendo e denunciando quanto succedeva all’interno del Cie.

I temi principali, intorno ai quali ruota tutto il libro, sono due, ha commentato il pastore Eric Noffke durante l’incontro, ovvero l’invisibilità e la libertà. Come ci insegna Gesù nella sua predicazione a Nazareth (Luca 4,16-30), quando lui è presente in mezzo alle persone, gli invisibili diventano visibili e non possono più essere ignorati. Il compito della chiesa, allora, consiste nel porre gli invisibili al centro della propria azione e imparare insieme a loro quella libertà interiore, dono di Cristo, che porta a dare un senso profondo anche alla libertà esteriore, quando abbiamo la fortuna di poterne godere. A presentare il libro era presente anche Teresa Caccavale, la sua ex docente carceraria, che ha raccontato il percorso di rinascita da Sunjay, divenuto possibile grazie allo studio.

 

Sunjay ora vive presso la Caritas di via Marsala, in attesa di non essere più un invisibile, di avere tutti i documenti regolari e di essere una persona finalmente riconosciuta anche dallo Stato! Roma è ormai la sua città di adozione ed è qui che vorrebbe continuare a vivere. Conosce molte lingue: italiano, inglese, francese, un po’ di spagnolo, hindi, urdu e creolo: il 21 luglio ha avuto il colloquio con la commissione per ottenere la protezione speciale (dovrà ritirarne il documento a febbraio). Poi il suo impegno per le persone che vivono ai margini e per gli stranieri in Italia potrebbe trasformarsi in un lavoro di mediatore culturale.

 

Caro Sunjay, i nostri più cari auguri per un futuro ricco di cose belle a te e a tutte quelle persone che cercano in Italia e in Europa, un paese costruito sui diritti e sulla dignità per costruire una vita migliore!