Chiese e Intelligenza artificiale. Responsabilità, non paura
«Le chiese dovranno raccogliere la sfida: parlare di intelligenza artificiale, e non solo, con la stessa serietà con cui parlano di qualsiasi altra questione che riguarda l’essere umano e la sua dignità»
La European Christian Internet Conference, un gruppo di persone provenienti da chiese affiliate al Consiglio ecumenico cui interessa l’uso di internet nel ministero, organizza convegni da 30 anni, e io non lo sapevo. Con colpevole ritardo ho deciso di partecipare alla conferenza di quest’anno che si è tenuta a Roma dal 10 al 12 Giugno, dal titolo: “Dai prompt alle preghiere: IA e spiritualità autentica”.
Non sono solo evangelici a partecipare ai convegni; quest’anno, per esempio, la logistica era a cura dell’associazione “per il coordinamento dei siti di ispirazione cattolica”, la WeCa, “Webcattolici Italiani”, che ci hanno aperto le porte del Dicastero per le Comunicazioni della Santa Sede.
Gli altri partecipanti sono tutti membri di chiese luterane del Centro o Nord Europa. Una trentina in tutto, di cui un terzo donne, vengono da Finlandia, il gruppo più nutrito, Svezia, Estonia, Danimarca, Polonia, ma anche una persona dal Pakistan e una dagli USA.
Non mi dilungo su tutti gli interventi, ma non posso non citare la pastora Ilenya Goss, intervenuta in quanto coordinatrice della Commissione battista-metodista-valdese per i problemi etici posti dalla scienza, che ha riconosciuto il valore dell’enciclica papale “Magnifica Humanitas” per la discussione sulla portata etica delle novità riguardo l’Intelligenza Artificiale, ma ha tenuto ad aggiungere che serve un ripensamento teologico sistematico profondo, come in tutti i casi in cui sia in atto una rivoluzione antropologica. La presentazione della pastora Goss, per sua stessa ammissione, prendeva spunto dal documento BMV che la Commissione licenzierà a breve. In quell’occasione, come chiese, dovremo leggerlo e parlarne approfonditamente!
Oltre agli interventi, abbiamo avuto modo di ascoltare diverse esperienze di uso pratico e attivo degli strumenti dell’Intelligenza Artificiale nella vita delle chiese. Salta subito all’occhio che questa compagine è formata da entusiasti delle nuove tecnologie, ma noto anche con piacere che le chiese rappresentate, almeno le grandi chiese luterane del centro e nord Europa, non sono state spaventate dall’arrivo di queste novità, soprattutto nella gestione economica e amministrativa, ma hanno pensato subito a definire dei limiti, per non incorrere in rischi eccessivi, e cercare di evitare gli abusi. Ciononostante, l’IA è stata già usata per creare pagine web per i confermandi, semplici videogiochi programmati dai bambini e le bambine, e intere piattaforme social indipendenti dal Web, per assicurarsi privacy e diminuire i rischi di comportamenti a rischio. Gli usi intelligenti ci sono e sono tutti da scoprire.
È confortante, una volta tanto, non essere attorniato da voci che gridano all’apocalisse per ogni novità tecnologica, ma come persone impegnate nella chiesa, non abbiamo paura di parlare dei rischi di queste novità, e di quali siano i limiti da imporre assolutamente, per la salvaguardia di tutti e tutte, in particolare delle persone più deboli. Perciò abbiamo ascoltato con attenzione le preoccupazioni e i consigli degli altri relatori, come il professor Fabio Pasqualetti e il giornalista Bruno Giussani, curatore internazionale delle conferenze TED – Technology Entertainment Design.
Così, mentre un pastore youtuber finlandese ci parla di Heräys, una conferenza fantasmagorica tenuta a Marzo, che ha visto partecipare non solo l’arcivescovo luterano di Turku, ma anche rappresentanti di Google e Microsoft, che raramente si vedono assieme, altre voci chiedevano conto della partecipazione ecumenica, che non c’era stata, e si chiedevano se sarebbe mai possibile, nei rispettivi Paesi d’origine, organizzare una cosa del genere.
Giovedì pomeriggio siamo stati accolti da Alessandro Gisotti, vice direttore editoriale, e da monsignor Lucio Adrián Ruiz, segretario del Dicastero per le Comunicazioni del Vaticano, nella sede di Palazzo Pio. Dopo un intervento sulla Enciclica “Magnifica Humanitas” e un video di presentazione del lavoro del Dicastero, abbiamo avuto modo di sbirciare i preparativi per la trasmissione, in nove lingue, della messa di papa Leone dalle Canarie.
Dalle parole ascoltate, sembra esserci una apertura e una attenzione sincera all’ecumenismo. Pur sapendo che a volte ci imbattiamo in ostacoli nelle nostre realtà locali, il futuro sembra promettente.
L’ultimo giorno il professor Hoiger Sievert ci ha presentato i risultati di un sondaggio, che mostra un crescente utilizzo delle nuove tecnologie, ma anche una crescente apprensione, con la particolare situazione di quelle persone che le usano meno e pensano serva una maggiore formazione a riguardo, ma sono anche le meno propense a formarsi nel campo. Per Sievert, su queste materie stiamo recuperando il ritardo, abbiamo alti standard etici, ma scarsa capacità di controllare sia i modelli che chi li usa, e sebbene ci sia (almeno nel campione del sondaggio) una grande richiesta di cura pastorale, anche in forma digitale, c’è poca fiducia negli strumenti che si potrebbero usare.
Il bilancio di questo convegno è positivo. Personalmente ora so che devo informarmi di più, e soprattutto imparare ad usare certi strumenti. L’Ecic rimarrà uno spazio sicuro, ma anche le nostre chiese dovranno raccogliere la sfida: parlare di intelligenza artificiale, e non solo, con la stessa serietà con cui parliamo di qualsiasi altra questione che riguarda l’essere umano e la sua dignità. La paura è una cattiva consigliera. La responsabilità, invece, è il terreno su cui le chiese hanno qualcosa di specifico da dire.