Matera crocevia del Mediterraneo
Due giornate di dibattito a partire dall’idea della nonviolenza
La chiesa battista di Matera ha organizzato un importante evento dedicato alla nonviolenza, reso possibile anche grazie al sostegno della Diocesi e al generoso contributo del Movimento dei Focolari. L’iniziativa, dal titolo «Matera crocevia del Mediterraneo: dialogo, conflitto e riconciliazione nel linguaggio della nonviolenza», inserita nel percorso di Matera Capitale Mediterranea della cultura e del dialogo, si è svolta presso i nostri locali nelle serate del 22 e 23 maggio.
Ad aprire la prima giornata, il pastore Nunzio Loiudice che ha dato il benvenuto ai presenti: al relatore past. Ruggero Lattanzio, ai membri del Movimento ecumenico dei Focolari, ai membri di chiesa, ai sacerdoti presenti tra cui don Donato Giordano, direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi Matera-Irsina.
Il tema centrale, “nonviolenza e riconciliazione”, è stato introdotto dalla proiezione del film sulla vita di Bonhoeffer dal titolo Agent of Grace di Eric Till, girato nell’anno 2000.
Lattanzio ha ripreso il nodo cruciale della decisione del teologo Bonhoeffer che, trovandosi al sicuro negli Stati Uniti, sceglie di tornare nella Germania nazista. Una lacerazione tra il dovere di pastore e la responsabilità di agire contro un regime totalitario basato sulla supremazia della razza ariana e sull’antisemitismo, appoggiato anche da parte della chiesa tedesca. La reazione da parte della Chiesa arrivò nel 1934, con la Dichiarazione teologica di Barmen redatta dal teologo Karl Barth e adottata dal Sinodo della Chiesa evangelica tedesca: un documento fondamentale in cui si condannavano le ingerenze del nazismo e l’ideologia totalitaria che cercava di controllare le Chiese. Arrestato, Bonhoeffer scrisse in carcere una serie di testi (soprattutto lettere) riuniti dopo la sua morte nel volume Resistenza e Resa, dove emerge una fede che non si riduce all’intimità con Dio, ma ha risvolti etici e politici: è un’etica della responsabilità che spinge il cristiano a sporcarsi le mani per il bene comune.
Da qui Lattanzio si è collegato al pastore battista Martin Luther King, che negli anni ‘60 adottò la nonviolenza come strumento di lotta per i diritti civili degli afroamericani. Il metodo della nonviolenza ha concluso Lattanzio, vuole combattere il male sociale con la forza dell’amore che spezza le catene dell’odio. Mettendo a confronto i due pastori ha affermato che la nonviolenza è il criterio più alto dell’agire cristiano, a cui ancora oggi siamo chiamati.
Il dibattito conclusivo è iniziato con la domanda che il past. Loiudice ha rivolto ai presenti: cosa significa oggi assumersi le proprie responsabilità?
Don Donato Giordano ha affermato che riflessione di oggi ci coinvolge tutti come cristiani. Citando una lettera del card. Battaglia ai venditori di armi, ha ricordato il grido della Chiesa contro qualsiasi commercio di armi e contro qualsiasi giustificazione. Per don Donato non ci può essere la pace se c’è la deterrenza in cui la classe politica giustifica la spesa per il riarmo per la difesa dello Stato. La pace si ottiene attraverso la conversione del cuore, che fa vedere l’altro e l’altra non come un avversario, ma come un fratello o una sorella. Sarà un’utopia, ma come cristiani dobbiamo credere in questa utopia.
La seconda serata, sabato 23 maggio, ha approfondito “la forza della nonviolenza nel dialogo, conflitto e riconciliazione”. A introdurre i relatori ai numerosi presenti è stato ancora il past. Nunzio Loiudice.
La prof.ssa Gabriella Falcicchio, docente all’Università di Bari e attivista della nonviolenza, ha ricostruito la lunga storia della violenza presente da millenni e riscontrabile in molte religioni. La nonviolenza è un metodo di lotta che richiede energie e che può opporsi alla lotta armata, artefice di distruzione.
L’ing. Gianantonio Ricci, responsabile da sette anni del progetto Spartacus, che si occupa a Reggio Calabria dell’accoglienza agli immigrati provenienti via mare dall’Africa, ha portato l’esperienza concreta del loro lavoro che favorisce l’integrazione, fornendo agli stranieri tutta la documentazione necessaria per accedere ad una formazione per il riconoscimento di un posto di lavoro e per avere diritto a un’abitazione per la loro integrazione nel territorio.
Il dott. Marco Pelosi, vicedirettore del Museo Diocesano di Matera, ha sottolineato che Matera è stata promossa come crocevia del Mediterraneo, pur non avendo il mare, perché nel corso dei secoli è stata abitata da molte popolazioni che provenivano dal mare Mediterraneo e dal mare Adriatico. Pelosi ha raccontato, in maniera coinvolgente, come la città sia stata abitata da francesi, longobardi, ebrei, armeni, bizantini, normanni, franchi, arabi, saraceni, aragonesi, slavoni, albanesi, serbo-croati. Non sono mancati conflitti, superati con il dialogo e la convivenza.
È seguito un dibattito in cui i relatori hanno risposto in maniera esaustiva alle numerose domande del pubblico.
Un ringraziamento è stato rivolto a tutti i relatori per il prezioso contributo e anche al pastore Loiudice, che ha guidato magistralmente le due giornate.