Bibbia e teologia come risposta all’abuso spirituale
22-23 maggio, un importante convegno alla Facoltà valdese di Roma
Di Lucrezia Cavina, Andrea Demartini, Nicola Mariani
Quando la fede diventa strumento di controllo e abuso? Il 22 e 23 maggio 2026, la Facoltà valdese di Teologia ha ospitato un convegno dal titolo «Fede, Fanatismo religioso e Manipolazione: una risposta teologica».
Il tema, di stretta attualità, è stato affrontato in prospettiva interdisciplinare, nel tentativo di offrire una pluralità di punti di vista. I partecipanti hanno potuto ascoltare relazioni frontali e riflettere nell’ambito di laboratori di discussione, il tutto allietato da alcuni inframezzi musicali, compresi come elemento non secondario della riflessione proposta: si è infatti ricordato che la dimensione estetica è parte integrante di un’esperienza religiosa sana e aperta.
Il filo conduttore dell’incontro è quello dell’individuazione delle varie forme di abuso spirituale e delle conseguenze che esse comportano. Dopo i saluti istituzionali del decano Lothar Vogel, la dott.ssa Maria Teresa Pizzulli ha aperto i lavori, delineando il fenomeno dell’abuso spirituale. La fede, proprio perché tocca la dimensione più profonda della persona, può diventare terreno di manipolazione quando l’autorità religiosa esercita un controllo sulle coscienze. Tra i segnali più ricorrenti vi sono la colpevolizzazione, l’isolamento dai legami esterni e l’uso della minaccia religiosa per ottenere obbedienza.
Il prof. Eric Noffke ha proposto una lettura dei miracoli neotestamentari, osservando che nei Vangeli e negli altri testi cristiani i segni rimandano sempre a Cristo e non a chi li compie. Quando invece il miracolo viene utilizzato per accrescere il prestigio o l’autorità di un leader religioso, si entra in una logica estranea al messaggio evangelico. La dott.ssa Cristina Caparesi ha presentato il caso dei Children of God, mostrando come un movimento nato con intenti spirituali radicali possa degenerare in forme di controllo totalizzante. L’isolamento dei membri, la concentrazione del potere nei leader e la reinterpretazione della dottrina a fini di dominio hanno favorito gravi abusi, compresi quelli sui minori. Il dott. Luigi Corvaglia ha affrontato il dibattito sulla manipolazione mentale, evidenziando la tensione tra la tutela delle vittime e la salvaguardia della libertà religiosa. Ha illustrato le diverse posizioni scientifiche e giuridiche sul tema, mostrando la complessità di individuare strumenti normativi efficaci senza compromettere diritti fondamentali.
La prof.ssa Francesca Nuzzolese si è concentrata sulle conseguenze dell’abuso spirituale. Chi lascia una comunità abusante perde spesso non solo relazioni, ma anche il quadro di significati che dava senso alla propria vita. Il percorso di ricostruzione personale richiede tempo, sostegno competente e comunità capaci di accogliere senza giudicare. La pastora Hiltrud Stahlberger ha evidenziato come nelle realtà abusanti si costruisca frequentemente un’immagine di Dio modellata sugli interessi del leader: un Dio che esige obbedienza assoluta punisce il dubbio e legittima il controllo. La critica di queste rappresentazioni teologiche è stata presentata come un passo necessario verso la liberazione delle persone coinvolte. La dott.ssa Ilaria Valenzi ha illustrato il quadro legislativo italiano, sottolineando l’assenza di una normativa organica sul fenomeno delle sette e dell’abuso spirituale. Tale vuoto lascia spesso le vittime prive di adeguati strumenti di tutela e rende difficile affrontare il problema sul piano giuridico.