Modena, no alle strumentalizzazioni

Dopo l’attentato in città le parole dei membri della locale comunità metodista e del sindaco della città Mezzetti, anche lui membro di chiesa

 

«Eravamo a poche centinaia di metri dal luogo della tragedia, alla presentazione del libro di Francesca Tasca su Valdo e Francesco, in pieno centro a Modena, nel palazzo arcivescovile, un evento pensato in chiave ecumenica. Fra il pubblico c’è chi è passato lungo la via Emilia poco prima che l’auto piombasse sulla gente a passeggio, chi invece è passato poco dopo e si è imbattuto nel dramma dei corpi sull’asfalto».

 

Pierangela Panini è membro della Chiesa metodista della città emiliana. Una comunità sconvolta in pochi istanti in un tranquillo sabato pomeriggio. Il 16 maggio alle ore 16.30 circa un’auto a tutta velocità si è scagliata sulla folla. Il bilancio parla di otto feriti, alcuni gravissimi.

 

«Abbiamo quindi subito discusso di quanto accaduto, vista la presenza di vari membri della nostra comunità metodista e valdese cittadina – prosegue nel racconto Panini-. Abbiamo deciso di produrre un comunicato di solidarietà e vicinanza alle vittime, in attesa di comprendere meglio come si sono svolti i fatti. Molti di noi hanno poi partecipato all’incontro in piazza della domenica, convocato dal sindaco per stringerci tutte e tutti come comunità».

 

La Chiesa evangelica metodista di Modena e Bologna nel testo esprime «vicinanza e solidarietà alle vittime dell’atto insensato e gravissimo di sabato scorso, alle loro famiglie e all’intera comunità modenese a cui si stringe in questo difficile momento».

 

Salim El Koudri, questo il nome del guidatore dell’auto che a grande velocità ha puntato le persone sui marciapiedi della via Emilia. Sceso dal veicolo e datosi alla fuga è stato immobilizzato con grande coraggio da alcuni passanti.

 

Il pastore Daniele Bouchard, che ha la cura della locale chiesa metodista, il mattino seguente, domenica 17, ha tenuto il culto in città: «Le preghiere di intercessione sono state rivolte alle vittime e anche all’autore del gesto. La comunità è certamente scossa ma ferma nel non volere strumentalizzazioni dell’episodio».

La stessa domenica sera la città si è ritrovata in piazza: una comunità commossa e composta, con la volontà di esprimere la vicinanza ai colpiti e allo stesso tempo con la volontà di rigettare qualsiasi strumentalizzazione dell’accaduto, come già anticipato dal sindaco della città Massimo Mezzetti: «Noi dobbiamo esprimere lo stesso senso di fronte alla violenza, di fronte all’odio dobbiamo unirci e non dividerci». Così è stato in piazza all’ombra della Ghirlandina, la torre simbolo della città.

 

Proprio il primo cittadino, che è anche membro della locale chiesa metodista, raggiunto dall’agenzia stampa Nev – Notizie Evangeliche, ha voluto rimarcare come le sue parole volessero fermare ogni speculazione: «Sì, perché purtroppo quello che abbiamo visto in queste ore è il proliferare, soprattutto sui social ma anche alcune testate nazionali, di letture e interpretazioni che non fanno altro che alimentare incendi e generare rancore con interpretazioni e falsità. Io credo, e ne sono convinto, che si debba sempre guardare la realtà delle cose; per questo ho voluto convocare, raccogliere, tutta la comunità di Modena in Piazza grande, perché credo che di fronte a una violenza di questo genere, di cui ancora dobbiamo capire fino in fondo i contorni mentre procede il lavoro prezioso degli inquirenti, non fomentare odio sia necessario, seppur il fatto sia stato di natura criminale, terribile, orribile». 

 

Quello che sta emergendo è un profondo disagio mentale di El Koudri. Mezzetti a riguardo valuta come si tratti «di un dramma che attraversa il nostro Paese, che attraversa la società indipendentemente dalla nazionalità, dall’appartenenza etnica. Il disagio profondo, intimo, quello mentale, è condizione purtroppo molto diffusa, con vari livelli di gravità. Se non si decide di andare alla radice delle ragioni che possono generare reazioni criminali, non si risolve nulla».

 

Mezzetti, come ricordato, ha un portato protestante evangelico, frequenta la chiesa metodista. Le chiese protestanti ed evangeliche sono solite avere al loro interno anche comunità di stranieri e progetti di integrazione. Il sindaco evidenzia che «Stamane, partecipando ad una trasmissione, si ragionava sul perché i processi di integrazione talvolta non funzionino e cosa bisognerebbe fare. Proprio perché vengo anche dalla nostra esperienza evangelica comune, di chiesa, che incontra e ingloba tante comunità straniere, penso sempre che non si debba parlare di integrazione: l’integrazione presuppone sempre che ci sia qualcuno superiore a un altro che deve integrarsi. A me piace usare la parola “condivisione”. Un’idea di condivisione ci dev’essere sempre in ogni progetto culturale».

 

Via il noi e il loro insomma: «Noi chiediamo spesso di rispettare le regole di questo Paese, però poi non offriamo ad esempio il diritto di cittadinanza. Viceversa, se le persone giunte qui dovessero richiedere soltanto il diritto di cittadinanza, ma non rispettare le nostre leggi, non potrebbe funzionare il meccanismo. Quindi ecco che il processo di condivisione richiede che entrambi si faccia lo sforzo di riconoscere per gli uni e per gli altri questi due principali pilastri che devono essere le regole della convivenza civile, diritti e doveri». 

 

In questo caso le istituzioni si sono dimostrate unite in tal senso, escluse le solite uscite fuori luogo. «L’essere venuti qui con la loro presenza per dimostrare solidarietà e vicinanza, a partire dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presenza della presidente Meloni, del ministro Piantedosi, ha dimostrato anche un’idea comune: quella di far abbassare la febbre, di guardare senza rigidità i problemi, e di puntare più all’unità invece che alla divisione. La loro presenza ha avuto un grande significato non solo simbolico» conclude Mezzetti.