Un canto che parte da un corpo consapevole, presente, attento
La Festa della musica comunitaria delle chiese valdesi del I distretto
«Si può cantare con gli occhi, con le orecchie, con le mani… non solo con gola, corde vocali e polmoni. Possiamo usare casse di risonanza diverse, far risuonare il suono dentro di noi, provare ad ascoltare e poi riproporre le vibrazioni che sentiamo nella pancia, nella testa, in varie parti del nostro corpo. Possiamo coinvolgere l’udito con l’ascolto di noi stessi e degli altri, il tatto attraverso il contatto, la vicinanza fisica con altre persone e la vibrazione delle note, la vista guardando chi è insieme a noi, chi sta dirigendo il coro in quel momento o visualizzando il punto della nostra testa o del nostro corpo in cui sentiamo uscire il suono. Possiamo (e dobbiamo!) soprattutto essere presenti con tutti i nostri sensi quando cantiamo, non solo durante i concerti in cui ci anima l’adrenalina dell’ambizione di “fare bene”, ma anche durante le prove. Cerchiamo di essere consapevoli, attenti a quanto accade dentro e intorno a noi, presenti e non distratti: avremo già un ottimo punto di partenza».
Sono questi alcuni spunti e alcune idee che Gabriella Greco, ospite della Festa della musica comunitaria delle chiese valdesi del I distretto (valli del Pinerolese nella provincia di Torino), ha condiviso con coralisti/e presenti.
Gabriella Greco porta con sé un notevole curriculum di formazione musicale specialistica. Domenica 17 maggio, nelle poche ore trascorse insieme, ha fornito ai/lle partecipanti alcune nozioni di vocalità, integrandole con concetti di corporeità e consapevolezza. Gabriella è suora, consacrata nella Fraternità della Trasfigurazione e dirige il gruppo vocale InVocEnsemble.
La giornata della Festa delle musica comunitaria si è svolta nei locali della chiesa valdese di Pinerolo e si è aperta con un culto mattutino che ha sottolineato anche i temi dalla Giornata internazionale del 17 maggio contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. “Un canto per tutte le voci: perché nessuna voce deve tacere” è stato il fil rouge che ha guidato il culto, condotto a varie voci da rappresentanti delle varie corali presenti e con l’accompagnamento prezioso ed emozionante di strumentisti/e.
Come è stato detto durante il culto: «La musica ci insegna che l’armonia non nasce dall’uniformità, ma dall’incontro di differenze che trovano un accordo. Un coro non chiede alle voci di essere tutte uguali, ma a ciascuna di portare la propria verità, il proprio timbro, la propria storia. La fede ci ricorda che Dio chiama ogni persona per nome, e che nessuna vita è di troppo, nessuna voce è inutile, nessuna storia è fuori posto nel suo disegno. Vogliamo essere comunità più accoglienti, più attente, più ospitali, in cui nessuno debba tacere per paura e in cui ciascuno e ciascuna possa trovare spazio per cantare».
Una bella giornata di musica, chiacchiere, sperimentazioni e spunti nuovi che si è chiusa a metà pomeriggio con un piccolo momento di concerto aperto al pubblico.
