«Il lavoro con i migranti unisce le chiese nella testimonianza»

Le Chiese non si limitano a reagire alla migrazione; ne vengono rimodellate. Stanno emergendo nuove forme di culto, di leadership e di comunità

 

Mentre l’Europa si prepara a una nuova fase nelle politiche migratorie, i leader delle chiese si sono riuniti il 14 e 15 aprile a Bucarest. Al centro delle discussioni c’è stato il lancio della quarta edizione di “Mapping Migration, un rapporto che documenta come le chiese di tutto il continente stanno rispondendo a una delle questioni determinanti del nostro tempo.

 

La riunione del Comitato esecutivo della Commissione delle chiese per i migranti in Europa (Ccme), di cui è componente anche la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, si è svolto in un momento cruciale. Ospitato quest’anno da AIDRom, membro della Ccme, l’incontro di due giorni in presenza ha riflettuto le realtà affrontate dalle chiese in prima linea in Europa.

«L’attività di AIDRom, per molti aspetti, rappresenta quella di molte delle nostre organizzazioni associate», ha affermato il dottor Torsten Moritz, segretario generale della Ccme. «È stata profondamente influenzata dalla risposta agli sfollamenti dall’Ucraina, dall’assistenza continua ai rifugiati provenienti da altri Paesi e dalla posizione della Romania alle frontiere esterne dell’Unione Europea».

Tale posizione assume un’importanza ancora maggiore con l’entrata in vigore, a giugno di quest’anno, del Patto UE su asilo e migrazione. Il nuovo quadro normativo dovrebbe introdurre procedure di frontiera e meccanismi di controllo più rigorosi, con la conseguenza che Paesi come la Romania potrebbero registrare un numero crescente di persone trattenute alle frontiere esterne.

«Questo significa che, a causa dei controlli e delle procedure di frontiera, la Romania vedrà molte persone bloccate al confine esterno», ha osservato Moritz. «È molto importante che le chiese rispondano a questa situazione».

La scelta dell’organizzazione ospitante mette in luce anche un’altra dimensione fondamentale del lavoro con i migranti: l’unità. AIDRom, un’organizzazione ombrello che riunisce chiese ortodosse e protestanti, incarna la natura ecumenica del ministero migratorio. «Il lavoro con i migranti unisce le chiese nella testimonianza», ha affermato Moritz, sottolineando come le sfide umanitarie condivise possano trascendere le differenze teologiche.

In questo contesto, il lancio di “Mapping Migration, quarta edizione” assume un significato particolare. Realizzato in collaborazione con il Consiglio ecumenico delle chiese, il rapporto offre una panoramica completa delle tendenze migratorie e del ruolo in continua evoluzione delle chiese in tutta Europa.

Più che una semplice raccolta di dati, la pubblicazione cattura uno scenario complesso e in continua evoluzione. La migrazione non sta solo rimodellando le società, ma sta anche trasformando le chiese stesse, passando da congregazioni sempre più eterogenee all’emergere di comunità guidate da migranti che sfidano le strutture tradizionali.

«Mapping Migration è uno strumento importante», ha spiegato Moritz. «Stiamo documentando e mappando i flussi migratori e ciò che le chiese stanno facendo nella loro testimonianza e nel loro impegno nei confronti dei migranti e dei rifugiati in Europa».

Giunto alla sua quarta edizione, il rapporto si basa su anni di ricerca per tracciare sia i modelli di migrazione che le risposte istituzionali. Esamina come diverse confessioni religiose, in vari contesti nazionali, stiano supportando le persone in movimento, sia attraverso aiuti umanitari, attività di sensibilizzazione o iniziative di sviluppo comunitario.

«Ora stiamo restituendo i risultati di questo studio alle chiese in Europa», ha affermato Moritz. «Così che possano comprendere ciò che stanno facendo e mostrarlo anche alle persone al di fuori delle chiese: quanto sia importante questa testimonianza e che altre chiese dovrebbero aderire».

Questo duplice scopo – riflessione interna e visibilità esterna – è particolarmente rilevante in un momento in cui il dibattito pubblico sulla migrazione si intensifica in tutta Europa. Il rapporto evidenzia non solo la portata dell’impegno delle chiese, ma anche le sfide: le questioni di integrazione, appartenenza e razzismo continuano a influenzare le esperienze dei migranti e le risposte delle comunità ospitanti.

Tuttavia, ciò indica anche una trasformazione più silenziosa. Le Chiese non si limitano a reagire alla migrazione; ne vengono rimodellate. Stanno emergendo nuove forme di culto, di leadership e di comunità, spesso promosse dagli stessi migranti. In questo senso, la migrazione si presenta non solo come una sfida da gestire, ma come una forza che rinnova la vita cristiana in Europa.

La tempistica dell’incontro sottolinea l’urgenza di queste riflessioni. Svolgendosi appena due mesi prima dell’entrata in vigore del nuovo patto UE, l’incontro si è concentrato su come la Commissione delle chiese per i migranti in Europa possa rafforzare la capacità delle chiese di rispondere, sia all’interno dell’Unione Europea che al di fuori di essa.