L’Ungheria prova a voltar pagina
La grande sconfitta elettorale del premier Orban figlia della ribellione popolare contro un sistema corrotto
Dopo venti anni di regno di Viktor Orban, di cui sedici consecutivi, l’Ungheria volta pagina. Lo fa con fragore, con una elezione che ha visto trionfare l’opposizione guidata da Péter Magyar, ex membro dello stesso partito Fidesz del premier uscente. Magyar potrà godere della maggioranza assoluta del Parlamento e in questo modo potrà tentare la complessa opera di smantellamento del grande sistema di potere costruito in questi anni attorno ai fedelissimi di Orban.
Magyar ha lasciato Fidesz soltanto nel 2024, a seguito dello scandalo cosiddetto “della Grazia” (kegyelmi ügy in ungherese), che ha visto coinvolta di riflesso anche la Chiesa riformata ungherese, a segnalare le pesanti commistioni create ogni livello della vita pubblica dal partito al governo ininterrottamente dal 2010. Commistioni che passano soprattutto attraverso i finanziamenti pubblici. Un episodio che deve essere parso al popolo ungherese più della classica goccia che fa traboccare il vaso: ha rappresentato probabilmente la summa del metodo clientelare e assoggettato al potere costruito da Orban in questi anni.
Proviamo a riassumerlo.
Il 2 febbraio 2024 è emerso che alcuni mesi prima l’allora presidente della repubblica Katalin Novak, altra super fedelissima di Orban, aveva concesso la grazia a Endre Kònya, ex vice-direttore di un orfanotrofio, che proviene da un’importante famiglia riformata e che era stato condannato per aver aiutato a coprire gli abusi sessuali su minori compiuti dal suo superiore, il direttore della struttura, Jàanos Vàsarhely. Da inchieste giornalistiche è emerso che la richiesta di grazia era giunta dopo la pesante pressione di Zoltàn Balog, figura chiave di questa vicenda e dell’intero periodo orbaniano. Balog è un pastore, oggi vescovo, della Chiesa riformata ungherese, che dal 2012 al 2018 è stato anche il potentissimo ministro delle Risorse umane dei governi Orban. Dopo le dimissioni è stato nominato nel 2021 presidente del Sinodo della Chiesa riformata. Balog è anche mentore politico della Novak, cresciuta nella sua ombra e salita fino alla carica di Presidente della Repubblica. Lo scandalo ha assunto proporzioni enormi e ha scosso il Paese perché ha esplicitato il sistema di potere clientelare e personale costruito da Fidesz. Si sono succedute grandi manifestazioni popolari e di giorno in giorno sono aumentate le richieste di dimissioni della Presidente. Dimissioni giunte il 10 febbraio 2024, seguite alcuni giorni dopo da quelle di Balog dalla guida della potente chiese riformata ungherese, nonostante un tentativo di asserragliarsi nel fortino. Non ha però lasciato l’incarico di vescovo nonostante le richieste giunte anche dall’interno della stessa chiesa riformata. In quell’occasione si dimise anche la ministra della giustizia Judit Varga, che aveva controfirmato la Grazia.
Varga altri non è che la ex moglie di Peter Magyar da cui si era separata l’anno prima, nel 2023. Una separazione privata che ha anticipato quella pubblica. Dopo lo scandalo della Grazia Magyar ha infatti annunciato le dimissioni da tutte le sue posizioni pubbliche e ha criticato aspramente la gestione dello Stato da parte del partito Fidesz. Questo, insieme ad altri pesantissimi scandali corruttivi, hanno spinto il popolo ungherese a punire pesantemente nelle urne Orban.