Una fede viva produce opere di misericordia

Un giorno una parola – commento a Matteo 25, 34-36

 

 

Il Signore è colui che fa giustizia all’orfano e alla vedova, che ama lo straniero e gli dà pane e vestito. Amate dunque lo straniero, poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto

Deuteronomio 10, 18-19

 

 

Allora il re dirà a quelli della sua destra: «Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi»

Matteo 25, 34-36

 

 

Gesù, nel Vangelo secondo Matteo, ci introduce nella scena solenne del giudizio finale. Il Re rivolge ai suoi queste parole: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”.

In questo annuncio, il Signore ci mostra che la vera appartenenza a Lui si manifesta in un amore concreto, umile e misericordioso verso il prossimo.

Verrà il giorno in cui il Figlio dell’uomo apparirà nella sua gloria e ogni uomo comparirà davanti a Lui. In quel giorno cadranno tutte le apparenze e sarà manifestato ciò che abbiamo veramente vissuto davanti a Dio.

 

Il Signore ci insegna che il frutto di una vita toccata dalla grazia si riconosce nell’amore concreto verso il prossimo. Nell’affamato, nell’assetato, nello straniero, nel malato e nel carcerato, Cristo stesso si rende presente. “Lo avete fatto a me” è la parola che illumina questo testo. Chi appartiene a Cristo non può restare indifferente davanti al bisogno del fratello, della sorella.

Non siamo salvati per le opere, ma una fede viva produce opere di misericordia. L’amore verso il prossimo non è il fondamento della salvezza, ma ne è il segno evidente. Dove il cuore è stato rinnovato dal Signore, nascono compassione, servizio, attenzione e condivisione. Dove invece regnano durezza e indifferenza, si manifesta la povertà di una fede soltanto esteriore.

 

Questa Parola ci esamina oggi. Ci chiama a guardare le persone non con superficialità, ma con occhi rinnovati da Cristo. Ogni incontro può diventare un’occasione di testimonianza e di amore sincero.

Preghiamo che il Signore ci doni una fede autentica, che non rimanga soltanto nelle parole, ma diventi visibile in una vita trasformata. Che Egli ci insegni a riconoscere nel prossimo colui che è destinatario della Sua cura e a servirlo con umiltà, sapendo che tutto ciò che viene fatto per amore del fratello, della sorella è fatto a Lui.