Cutro, tre anni dopo

Le parole dei superstiti, dei parenti, e della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

 

“Quando si sceglie di non salvare possiamo dire che ciò che accade non è più naturale ma è il risultato di una precisa scelta politica. Questo mare non era solo acqua, è diventato un muro tra indifferenza e responsabilità”. Sono le parole di Farzaneh Malikiaver, che ha perso nel naufragio di Cutro, tre anni fa, “mio fratello, sua moglie e i suoi tre bambini”. Persone che avevano scelto di partire “per necessità, fuggire per poter sopravvivere, avere una chance di vita. Erano partiti con un sogno di speranza, vivere in sicurezza e in pace. La mia famiglia non aveva altra scelta e non è partita per mancanza di responsabilità. Nessuna famiglia vorrebbe mai essere costretta ad abbandonare i propri figli nelle onde”, ha aggiunto la donna.

 

Ieri a Cutro sono arrivati alcuni parenti delle vittime, dalla Germania. “Quando l’aiuto arriva in ritardo, a volte, non è più aiuto – ha dichiarato Farzaneh Malikiaver -. È solo il conteggio delle vite perdute, è solo un gesto disperato. Non lo chiamiamo un incidente ma crimine umano. Perché quando si può salvare e non si salva, quando si può decidere e non si decide, siamo responsabili. Oggi non sono qui solo per piangere, sono qui per urlare. La vita umana non è uno strumento politico. Nessun confine e nessuna frontiera valgono più della vita di una persona. È un abisso in cui è caduto il vostro Paese, accompagnato da un cinismo che ci ha fatto scoprire quanto la vita umana conti poco”.

 

Al cimitero di Cutro Francesco Piobbichi, operatore di Mediterranean Hope, referente in Calabria dell’ostello sociale di Rosarno, Dambe so, ha disegnato e posato una lapide che raffigura una donna, in mezzo ad un “mare spinato” nel quale scompaiono altre persone, altre vite.

“Esprimiamo il nostro cordoglio per le 94 persone che tre anni fa morirono a Cutro, siamo vicine alle loro famiglie e agli amici nella ricerca di verità e giustizia per quelle morti che si potevano evitare. Così come vanno evitate altre morti, cui purtroppo continuiamo ad assistere, nel Mediterraneo. Chiediamo vie di accesso sicure e legali, per arrivare in Europa, e politiche che siano basate su accoglienza e solidarietà”, ha dichiarato Marta Bernardini, coordinatrice di Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

 

 

Immagine: disegno realizzato da Francesco Piobbichi al cimitero di Cutro