Quando le parole alleviano le sofferenze

Un giorno una parola – commento a Luca 4, 36

 

 

Mi raggiunga la tua bontà, o Signore, e salvami, secondo la tua parola

Salmo 119, 41

 

 

Tutti furono presi da stupore e discutevano tra di loro, dicendo: «Che parola è questa? Egli comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi, ed essi escono»

Luca 4, 36

 

Care lettrici, cari lettori, a volte mi capita di parlare con i miei due gatti. Niente di strano, probabilmente è quello che fa chiunque vive con degli animali, ovvero con altre specie animali rispetto alla nostra che sembra dotata di questa facoltà superiore. Mi capita anche il contrario: quando comunico con i miei gatti emetto suoni non verbali simili ai loro; forse mi comprendono meglio? Chissà.

Sappiamo bene quanto il linguaggio sia costitutivo nella Bibbia, dove sulla scena, al terzo versetto, fa irruzione il verbo “dire” e il suo soggetto: Dio.

C’è però un parlare ben diverso, che non serve, non crea, non avvia possibilità, perché non esprime relazione, è solo mormorio solipsistico o urlo rabbioso; suoni fastidiosi di chi non vede e non sente. Dio vide, che era cosa buona, dopo aver parlato; i demoni, gli assassini, i dittatori spietati, l’intelligenza artificiale, parlano sì, ma non vedono gli altri.

Vari sono nei Vangeli i miracoli di Gesù che ripristinano la facoltà umana del linguaggio, ma forse ancora più determinante è il dono di recuperare la vista. Pochi versetti prima del nostro, infatti, nella sinagoga di Nazareth, Gesù afferma che lo Spirito del Signore l’ha inviato a proclamare la libertà ai prigionieri e la vista ai ciechi.

L’uomo di Cafarnao posseduto dal demone, parla molto chiaramente, anzi grida, perché vede solo il proprio potere a rischio di essere spezzato da una parola diversa, che ha origine nell’autorità di Dio. La sua conoscenza dell’identità di Gesù, infatti è solo nozione, non è vedere perché non lo può accogliere.

Se illuminato dall’autorità di Gesù, che ci apre gli occhi sul mondo e ci dà il gusto e la gioia di interessarci agli altri, anche il nostro parlare può sviluppare relazioni, far prosperare e alleviare sofferenze. Amen.

 

Immagine: Cristo guarisce l’indemoniato a Cafarnao in un affresco dell’XI sec.