Il 17 febbraio visto e disegnato da Mauro Biani
Terza e ultima intervista attorno alla festa della Libertà
Il 17 febbraio 1848 venivano riconosciuti i diritti civili e politici ai valdesi. Poco dopo, agli ebrei. In questa data il mondo protestante, ancora oggi, festeggia ricordando come le Lettere patenti di re Carlo Alberto fecero spazio alla libertà.
A pochi giorni dalla ricorrenza abbiamo chiesto a Mauro Biani alcune riflessioni, che vanno ad aggiungersi allo speciale NEV per uno sguardo “da fuori” sul 17 febbraio.
Biani, lei aveva realizzato una bellissima vignetta per il VXII Febbraio nel 2021. Come l’aveva realizzata e seguendo quali suggestioni?
«Conoscevo poco la storia di Valdo, dei valdesi, e decisi di approfondire l’argomento. Fui subito incuriosito dalla lunga storia fatta di persecuzioni subite dalla minoranza. Una presenza oggi protestante e allora considerata eretica che in qualche modo contribuì a rendere migliore il nostro paese, così pensai allora. L’esempio di Valdo mi ricordò immediatamente la storia di Francesco D’Assisi, fui stupito nel leggere che quella storia era precedente a quella di Francesco. Nato quarantuno anni prima del poverello d’Assisi, immaginai che forse l’eco dell’esperienza di Valdo di Lione, in qualche modo, avesse toccato la vita di Francesco».
La vignetta da lei realizzata ritrae un bambino (bambina?) inginocchiato e intento ad attizzare un fuoco «di libertà» per tutte e tutti…
«Vero, mi ha sempre incuriosito l’azione sociale promossa dalle chiese valdesi e metodiste, quello è sempre stato anche il motore del mio impegno. Il fuoco voleva essere un omaggio esplicito alla ricorrenza dei falò valdesi che si accendono la notte del 16 Febbraio nelle cosiddette “valli valdesi” per ricordare le libertà civili concesse da Carlo Alberto con le Lettere Patenti, nel 1848. Il bambino o la bambina, se così la si preferisce vedere, è invece il simbolo della purezza. L’insieme del disegno invece può essere interpretato come immagine complessiva della chiesa valdese che opera con entusiasmo e trasparenza nello spazio pubblico. La notte illuminata dal fuoco voleva rappresentare la rinascita dei valdesi dopo i tempi bui».

Entusiasmo e trasparenza nello spazio pubblico…
«Sì, già conoscevo l’impegno dei valdesi e della Federazione delle chiese evangeliche profuso a favore delle persone migranti e avevo sentito molto parlare della buona pratica dei “Corridoi umanitari”. Ho sempre trovato interessante la capacità dei valdesi di essere chiesa e allo stesso tempo di essere capace di vivere e interpretare i segni dei tempi, di vivere “con” e nello spazio pubblico a difesa delle libertà di tutte e tutti, allo stesso tempo di difendere la libertà religiosa e le confessioni religiose prive di Intese con lo Stato, ma sempre con un approccio laico e pluralista».
Se dovesse preparare una vignetta per il XVII Febbraio oggi… come la farebbe?
«Le libertà sono a rischio. Lo sono le democrazie e i diritti. Difendere la libertà implica impegno e responsabilità. Il rischio che corriamo è quello di prendere “sotto gamba” la pericolosità di certe azioni autoritarie. Martin Niemöller, pastore luterano, negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale – e che trascorse gli ultimi otto anni nei campi di concentramento – denunciava con forza l’indifferenza con un suo noto sermone. Oggi invece permettiamo a troppe persone di agire impunemente con la forza e la violenza, ritenendo molte ingiustizie del mondo lontane. L’indifferenza non è solo un male, è una condanna per tutti. Non dimentichiamoci mai che ognuno di noi è differente dagli altri, ognuno di noi ha dei punti deboli, ognuno di noi può essere disabile in tante cose, che ognuno e ognuna di noi ha sempre bisogno degli altri».
C’è una ricetta?
«Sì, difendere la giustizia sociale, l’equità. Abbattere le disuguaglianze. Dunque, se dovessi rifare una vignetta la rifarei identica, ma la disegnerei su un filo spinato o appoggiata su qualcosa di instabile, per far capire che viviamo tutte e tutti in precario equilibrio e per ribadire che difendere la libertà, le libertà, è oggi dirimente, ineludibile. Continuare a pensare che le tragedie non ci riguardino, che le sfortune tocchino solo i nostri vicini, che le guerre siano solo su altri confini, che le tragedie siano solo dei palestinesi, delle iraniane e degli iraniani, delle comunità ebraiche, delle persone afro-discendenti o delle popolazioni nere e che a perdere i diritti o a patire le violenze siano solo “altri” è un errore… reputo queste visioni semplicistiche, pericolose, di comodo, parziali e miopi. E soprattutto poco intelligenti. La nonviolenza è l’unica via, non si può combattere la violenza con altrettanta violenza. Confido che il XVII Febbraio – Festa dei valdesi – possa essere una luce corale capace di aprire gli occhi a chi oggi propaganda con arroganza e apologia guerre e sopraffazioni, spesso per un mero profitto».
Qui le altre puntate dello speciale:
Il 17 febbraio visto “da fuori”. Dacia Maraini: la libertà come etica comune
Il 17 febbraio visto “da fuori”. Giorgio Zanchini: una festa del pluralismo