Parola d’ordine: pensare al futuro

L’intervista a Massimo Cirri, conduttore di Caterpillar di Radio2 e ideatore dell’iniziativa “Mi illumino di meno”

 

“Mi illumino di meno 2026, mi illumino di scienza”. Ne parliamo con Massimo Cirri, conduttore di Caterpillar di Radio2 e ideatore dell’iniziativa.

 

– Quest’anno è la 22a edizione: perché puntare sulla scienza?

«Perché è uno dei mezzi che noi esseri umani abbiamo a disposizione, uno dei tanti, forse uno dei più fondati che possediamo per capire il mondo, per interagire con il mondo, e credo che sia l’ultimo metodo rimasto a disposizione per provare a salvarlo. Il capitalismo, perdonatemi la sintesi brutale, lo ha messo a rischio, e la visione scientifica è la migliore oggi a disposizione dell’umanità. Da ventidue anni facciamo questa piccola cosa, banale, chiamare le persone a un gesto di sensibilità».

 

– Com’è nata l’iniziativa?

«Promossa da Caterpillar di Radio2, era una iniziativa all’epoca un po’ disallineata rispetto al palinsesto. E dunque, si decise di chiedere agli ascoltatori di provare a riflettere su che cosa fosse per loro l’energia, quale ruolo avesse nella nostra vita. Qualche mese prima, era il settembre del 2004, un blackout aveva lasciato al buio mezza Italia, a causa di un albero e di una linea ad alta tensione che si erano sfiorati in Svizzera. Quella notte l’Italia stava importando energia elettrica dalle centrali francesi, quelle nucleari. Come redazione avevamo pensato: perché non proviamo a chiedere alle donne e agli uomini di buona volontà di fare un gesto simbolico… Ossia quello di spegnere la luce e risparmiare energia in alcuni momenti della giornata».

 

– Quindi è partita la Campagna radiofonica…

«Abbiamo cominciato a esortare le persone a spegnere le luci e a riflettere sull’uso razionale dell’energia. Poi, abbiamo pensato che avremmo potuto proporre un’iniziativa nazionale: ora milioni di italiani sono più attenti e tornando a casa si comportano in modo diverso, più parsimonioso. Tante famiglie, poi nel tempo, hanno deciso di installare i pannelli solari fotovoltaici nelle loro abitazioni, una buona pratica».

 

– E la politica?

«Quest’anno proviamo a mettere in comunicazione la politica e la scienza. La lentezza dei decisori su questo tema è evidente a tutti, le paure, i timori, soprattutto gli interessi sono persistenti, e questi nodi messi insieme non hanno fatto progredire l’idea di uno sviluppo energetico responsabile. Per questo, martedì 16 concluderemo la Campagna andando in onda dalla Camera dei Deputati, dove abbiamo invitato un po’ di scienziati, come il Nobel Parisi, esperti del Cnr e dell’Enea, politici, per capire se sia possibile rimettere in dialogo questa comunicazione. Ossia, tra il dire degli scienziati e ciò che, invece, dovrebbero fare i decisori politici».

 

Le guerre sono state messe al centro dell’iniziativa.

«Sì, le guerre sono sempre questioni di energia, le grandi potenze arretrano sugli investimenti per la transizione ecologica. La crisi energetica spaventa. L’abbiamo ormai capito. Siamo al centro di una campagna che promuove la guerra, e guarda un po’, di nuovo per il petrolio. Gli esseri umani si trovano così in mezzo a tante guerre non dichiarate, a “simil-guerre”, a colpi di Stato, strumentali per tornare ad avere il dominio sulle fonti fossili, quelle che stanno uccidendo il nostro futuro».

 

– La Campagna ha preso avvio il 16 gennaio con una puntata speciale di Caterpillar dal Cern di Ginevra…

«Il Cern è un luogo dove gli scienziati giunti da tutti i paesi del mondo fanno cose innervate di futuro; che costano, certo, ma che sono un investimento. Ci sembrava fosse un posto simbolicamente rappresentativo».

 

– Nel lungo vostro peregrinare nel tempo e nello spazio nell’Fm e nel digitale, le adesioni alla Campagna sono state innumerevoli. Anche la Federazione delle chiese evangeliche in Italia vi aderisce da anni…

«Queste adesioni sono l’attestato e la testimonianza che un mondo diverso c’è ed è possibile, per usare una frase abusata, ma vera. Abbiamo raccontato l’adesione della Federazione delle chiese evangeliche giovedì scorso, e al contempo l’adesione di una grande e nota catena di vendita. Due mondi diversi ma con lo stesso obiettivo. Abbiamo illuminato l’adesione di un circolo di judo in Romagna, che nel periodo della campagna fa le sue lezioni a luci spente e in solidarietà con il compagno di corso ipovedente. Per cui è molto bello questo variegato mondo, pieno di tante iniziative diverse, fatto di tante scuole, di associazioni, di Comuni che organizzano e spengono per due ore le luci nelle loro piazze, nelle loro vie, nei loro stabili; questo mosaico di adesioni ci dice quanto le persone, le aziende, le associazioni sentano il bisogno di essere presenti e di sentirsi parte di una grande comunità».

 

– Il 16 febbraio è la Giornata nazionale del risparmio energetico, degli stili di vita sostenibili. I valdesi la sera stessa accendono i fuochi per ricordare i diritti civili concessi da Carlo Alberto con le Lettere Patenti nel 1848. Ma in concomitanza con il vostro evento e quello dei valdesi, ci sono le Olimpiadi invernali…

«È una questione. Immagino che si sia discusso molto sul tipo di investimento; se si potesse o meno fare qualcosa di più sostenibile, se si potessero usare diversamente i fondi stanziati. La questione dirimente è un’altra: tra ventidue anni – per usare il tempo di vita della nostra Campagna – ci saranno ancora degli sport invernali? Ci sarà ancora un inverno? Ventidue anni sono un respiro dell’umanità. Quindi, Olimpiadi e polemiche a parte, sarebbe bene pensare al futuro. Oggi la parola d’ordine è e dev’essere solo una: responsabilità. Essere responsabili può anche essere molto piacevole, molto divertente e se poi lo si fa insieme, la responsabilità diventa un cambiamento, un salto di paradigma. Dunque, una bellezza».