Denunciare lo sfruttamento della creazione

Un giorno una parola – commento a Malachia 3, 1

 

 

Ecco, io vi mando il mio messaggero, che spianerà la via davanti a me

Malachia 3, 1

 

Egli manderà gli angeli e raccoglierà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra all’estremo del cielo

Marco 13, 27

 

Care lettrici, cari lettori, rimuovere i massi delle frane dalle nostre strade fa parte ormai delle occorrenze stagionali di un territorio come il nostro, chiamato “fragile”. Ma c’è anche la criticità opposta: come abbiamo appreso durante la visita dei delegati della Commissione Globalizzazione e ambiente (Glam) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) in Costiera amalfitana, quel particolare territorio geologico e agricolo richiede la complessa manutenzione dei muretti a secco a protezione dei terrazzamenti. Se le pietre non vengono ricollocate, il suolo viene lavato via irrimediabilmente.

 

Sappiamo quanto sia urgente la cura dei nostri paesaggi e, in certe situazioni specifiche, il ritorno a pratiche economiche non rapidamente redditizie ma saggiamente ecologiche. In una riflessione più ampia, che coinvolga anche un’autocritica radicale del pensiero contemporaneo, occorre un cambiamento di paradigma, rispetto a come intendiamo noi stessi e anche Dio nella creazione.

Come ci suggerisce il profeta Malachia, non potrebbe intervenire Dio stesso, se esistesse, a preservare la sua creazione dai crolli nelle voragini della vanità e dell’ingiustizia? Certamente, Dio mostrerà un giorno tutta la sua presenza ma questa è necessariamente preceduta dai “suoi messaggeri”, come rivela il nome stesso del profeta, “Il mio messaggero”.

 

Infatti, non può esserci dimostrazione che tenga, di Dio e della giustizia, se non attraverso le voci e le azioni di chi denuncia l’egoismo umano e lo sfruttamento dell’ambiente, degli animali e delle dinamiche di lavoro e profitto. Dio c’è, sì, ma al di là dei nostri schemi antropocentrici, delle nostre pretese comprensioni sul giusto e sull’utile; e se i crolli ci sembrano apocalittici, non avvengono perché disperiamo, ma sono segni di Grazia per il cambiamento. Amen.