L’unica costante è il cambiamento
Un resoconto dalla recente Assemblea sinodale delle chiese del Rio de la Plata
Un certo Eraclito, a Efeso, mi ha dato lo spunto per il titolo. È lì, al servizio di tutti, senza rivendicare diritti d’autore, dal V secolo a.C. Ancora una volta l’immagine del fiume che non smette di essere lo stesso anche se non possiamo bagnarci due volte nella stessa acqua, è apparsa per aiutarmi a raccontare come ho vissuto questa Assemblea sinodale del Rio de la Plata, la sessantaduesima. Non le ho vissute tutte, ovviamente, ma già diverse, più di quante a volte tendo a pensare.
La rapida e integrale rielezione della Mesa Valdense domenica 1° febbraio (Marcelo Nicolau, moderador; Darío Dalmas, Darío Barolín, Mariela Gonnet, Marta Garnier) è stata una conclusione coerente con il suo sviluppo. Non è stata caratterizzata da sorprese o colpi di scena, non ci sono stati cambiamenti di rotta, in alcuni momenti correzioni, in molti si è trattato di riaffermare un percorso.
Nel campo della diaconia, si è proseguito il percorso che da almeno tre anni viene portato avanti dalla Commissione sinodale e dai gruppi di consulenza. Si è proseguito nella ricerca di una figura giuridica che possa accogliere le opere di servizio, dare loro possibilità di accesso a nuove fonti di sostegno economico e, allo stesso tempo, risolvere gli inconvenienti legali e amministrativi che si presentano man mano che la realtà cambia e rende obsolete forme di organizzazione che in un altro momento erano adeguate o almeno possibili.
Questa Assemblea sinodale ha ratificato il lavoro svolto e ha deciso la creazione della Fondazione Nueva Tierra Diaconía Valdense. È continuità ed è cambiamento. Ha incaricato la Mesa valdense della sua attuazione, che senza dubbio sarà un lavoro meticoloso e dedicato che richiederà il suo tempo, ma la direzione intrapresa sembra poggiare su un terreno già ben studiato.
Le opere di servizio tradizionali come la Casa di riposo di Colonia valdense, El Sarandí Hogar Valdense, l’Hogar Nimmo, hanno acquisito un volume e una complessità che sono sempre motivo di riflessione e attenzione. I rapporti e gli accordi con enti statali come l’Istituto nazionale per l’infanzia e l’adolescenza dell’Uruguay (Inau) nel caso del Hogar Nimmo nella città di Colonia, il Centro di Assistenza all’infanzia e alla famiglia (Caif) nel Centro di Servizio Sociale El Pastoreo a Rosario, implicano un importante sostegno economico da parte dello Stato e, in cambio, un lavoro molto impegnativo in termini di responsabilità e adempimenti. Ciò richiede da parte delle rispettive Commissioni sinodali e del personale una specializzazione a volte eccessiva. La dedizione delle persone in queste opere è un elemento da sottolineare e ben noto, così come il servizio che prestano, sia all’interno sia all’esterno della chiesa.
Un altro ambito che ha meritato molta attenzione è stato il lavoro del movimento giovanile valdese. Le ricerche sono costanti in un’epoca in cui i cambiamenti, che ci sono sempre stati, avvengono a una velocità molto difficile da seguire. La presenza dei giovani all’Assemblea sinodale è stata notevole, in termini sia di numero sia di partecipazione alle deliberazioni. Dagli incontri giovanili e adolescenziali tenutisi di recente è emersa la loro sete di conoscenza della nostra identità come chiesa protestante. Proprio questo è stato il tema centrale dell’incontro giovanile rioplatense che si è svolto a gennaio a Entre Ríos, in Argentina. Yanina Vigna e Alfredo Servetti, incaricati di coordinarlo, hanno espresso la loro iniziale sorpresa quando la questione è stata loro sottoposta, piacevole ma sorprendente. È stata sottolineata anche la loro sete di formazione biblica e di strumenti per lo sviluppo di un pensiero teologico. Il catechismo tradizionale offre oggi una risposta molto parziale nella modalità proposta, ma necessaria nei suoi fondamenti. La sfida più grande è trovare le forme giuste, fissarle sarebbe come cercare di trattenere l’acqua del fiume, che continuerà a scorrere, il fiume le darà identità.
Anche il monitoraggio del bilancio è stato trattato con grande attenzione. Nell’Assemblea sinodale del 2024 sono state apportate alcune modifiche e, in uno spirito di comprensione fraterna, sono state effettuate alcune ridistribuzioni degli impegni economici che hanno dato risultati positivi, come dimostra il bilancio che ha evidenziato un adempimento da parte delle chiese che ha raggiunto praticamente il cento per cento di quanto impegnato. Dobbiamo dire che si tratta di un bilancio sensibilmente sovvenzionato, ma molto attento alla destinazione delle risorse economiche ricevute.
La copertura del campo pastorale è una preoccupazione molto marcata e non nuova, ma sempre più evidente. La diminuzione del Corpo pastorale attivo è una realtà sotto gli occhi di tutti. In linea con questa preoccupazione, i rapporti rendono conto del lavoro regionalizzato, della formazione di équipe pastorali con una forte partecipazione dei laici, della formazione e dell’aggiornamento che ciò richiede e a cui rispondono in qualche modo diversi progetti, tra cui spicca ultimamente il programma “Esfuérzate en la Gracia” (Sforzati nella Grazia), sviluppato nel corso di diversi anni e conclusosi durante l’ultimo Sinodo.
Questa assemblea ha dato continuità all’impegno con la Rete ecumenica di Educazione teologica (Reet), la cui novità per questo Sinodo è stata l’avvio della Scuola di Ministeri comunitari, in cui gli studenti valdesi sono un numero significativo. Le preghiere che hanno aperto ogni giornata di lavoro di questa assemblea sono state coordinate da loro.
Piccola chiesa, grande Sinodo. La “sfida” per il titolo mi è arrivata da molto più vicino. Lo aveva detto la moderatora della Tavola valdese all’inizio dell’ultima Assemblea sinodale dell’area europea. Lo abbiamo vissuto anche noi quando abbiamo ricevuto la visita di David Giron dei Ministerios Globales della Chiesa Discípulos de Cristo, di Jed Koball della Prima Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti, di Paulo Cámara della Chiesa presbiteriana indipendente del Brasile, insieme a rappresentanti dell’ambito ecumenico regionale e a membri della nostra stessa chiesa, ma anche oltre i confini territoriali, come Dennis Smith della American Waldensian Society (Aws) e Davide Rostan della Tavola valdese. È la presenza, è il saluto, è la fratellanza ed è l’aiuto che la nostra chiesa ha ricevuto nel corso dei secoli in Europa, e naturalmente anche qui fin dai suoi inizi. Non possiamo pensare alla chiesa senza quell’immensa schiera di testimoni che ci circonda. Il fatto che durante il culto di apertura abbiamo accolto e riconosciuto come pastore valdese Antonio Santana, proveniente dalla Chiesa battista di Cuba, è un ulteriore segno di quelle relazioni che vanno oltre il nostro sguardo.
Sebbene nelle risoluzioni sinodali non vi sia un capitolo intitolato “Chiesa e Società”, come invece è avvenuto molte volte in passato, l’Assemblea non si è svolta guardando solo al proprio interno. D’altra parte sarebbe impossibile. Il tempo che viviamo invita alla cautela, ma i segnali di autoritarismo, l’aumento della violenza, i venti di guerra, i discorsi che incitano all’odio, il disprezzo per la vita e lo sfruttamento della creazione non ammettono il silenzio.
L’appello del pastore Kevin Frederick nel bollettino della Aws che presiede è arrivato e ha trovato eco nell’assemblea: «Alzati e fatti contare». Della violenza subita negli Stati Uniti, non tanto nuova quanto sfacciata, subita della popolazione migrante, e non solo, hanno testimoniato le tre persone che hanno partecipato a questa assemblea. Siamo un unico corpo e quando un membro soffre, gli altri non sono indifferenti.
Beati i pacificatori. Non c’è bisogno di dire chi mi ha dato la spinta. La sfida ineludibile di questo tempo non è la conservazione della pace, ma la sua costruzione.
Venerdì 30 sera, in un atto pubblico, tre fratelli della comunità Qom della provincia di El Chaco in Argentina hanno parlato della loro lotta in questo senso e della repressione che si è scatenata su di essa con una crudezza che è andata crescendo. L’avvocato uruguaiano Nelson Villareal Duran, membro dell’Alleanza per il disarmo e la giustizia sociale in America Latina, è stato la quarta voce in questo colloquio in cui l’accento è stato posto proprio sulla necessità imperiosa di costruire legami di pace come forma per alimentare la speranza di una convivenza possibile.
Non è una novità, ma è urgente, è acqua nuova dello stesso fiume, che a volte scorre nella pianura e a volte ci dà la sensazione di attraversare salti e persino di navigare sul bordo delle cascate. L’acqua passerà, il fiume continuerà a esistere. La nostra speranza è riposta in Colui che lo ha creato, che lo cura e che ci chiama a navigare.
(traduzione di Nataly Plavan)