Cronaca silenziosa di un’indagine in Sicilia
Un giallo politico all’indomani del delitto Matteotti
Nel romanzo storico l’arte del verosimile non s’improvvisa, ma richiede scavo paziente e padronanza delle fonti. Nel giallo politico Correva l’anno 1924, Pietro Manuguerra incastra il reale nell’immaginario, ma lo fa con meticolosità e stile riportandoci al momento sciagurato in cui gli italiani si coprirono gli occhi al corteo dei becchini della democrazia. Siamo infatti nel 1924, agli ultimi sussulti della libertà dopo l’omicidio di Giacomo Matteotti.
A Montorsi, un paesino della Sicilia centrale in provincia di Caltanissetta, il malaffare incrina l’equilibrio imposto dalle Camice nere. Il giovane Gaetano, con la passione per la verità e la giustizia, partecipa agli avvenimenti del paese e ascolta in silenzio: eccolo al funerale di un imbianchino morto ammazzato, e quindi al rito pagano dell’anniversario della marcia su Roma. Gaetano raccoglie da un punto all’altro commenti che s’intrecciano a mezza voce, frasi diffamatorie, ma anche ammissioni compromettenti. I sussurri per lui non sono un ostacolo: Gaetano infatti è sordo, ma possiede un’abilità notevole nel leggere il labiale.
Il giovane, orfano di entrambi i genitori fin da bambino, è stato allevato da due zie maestre elementari, indipendenti nel giudizio e nell’azione. Tant’è che lo hanno inserito in una scuola specializzata per sordi a Roma, dove si applica il metodo della mimica gestuale messo a punto in Francia a metà Ottocento, comprendente appunto la lettura del labiale. Un metodo controcorrente, osteggiato dal Ministero della pubblica istruzione fin dall’epoca postunitaria, quando l’obiettivo dell’unificazione della lingua portò a comprimere le parlate regionali e a isolare le minoranze linguistiche: ne fu vittima anche la gestualità dei sordi, considerata sospetta perché comprensibile soltanto alla comunità silenziosa.
Gaetano, dotato di un’intelligenza non comune e di forte spirito di osservazione, legge dunque in piazza le labbra di personaggi ambigui, se non criminali, parole che lo mettono in allarme e lo spingono a indagare. Dapprima agisce per conto proprio, poi si appoggia a soggetti invisi al potere come gli antifascisti e la comunità protestante valdese. Gaetano raccoglie voci e documenti, annota su un taccuino i collegamenti logici e gli interrogativi da sciogliere, usando il quadernetto come un precursore delle lavagne zeppe di post-it così care ai moderni detective. È un’indagine paziente per captare dialoghi sussurrati, dai crocicchi agli angoli discreti delle osterie, ma che lo spinge anche ad azioni rischiose. Al giovane non mancherà il sostegno tacito delle zie, che non rinnegano nemmeno nei momenti più critici l’amore della giustizia a cui hanno educato il ragazzo.
La scrittura di Pietro Manuguerra si esprime al grado più alto quando entra nel cuore dell’intrigo, un impasto di ordinari crimini di provincia e di cospirazioni a raggio internazionale: i dialoghi in codice e la decifrazione dei documenti rivelano a Gaetano il coinvolgimento di alcuni criminali di paese nei piani di assassinio di Matteotti. Gaetano intuisce ciò che soltanto oggi gli storici stanno divulgando, e cioè che quel delitto non ebbe soltanto un fondamento politico, ma soprattutto finanziario. La causa sostanziale dell’eliminazione del deputato socialista fu la sua indagine sulla corruzione dei gerarchi fascisti, disposti a concessioni scandalose a favore dell’americana Sinclair per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi siciliani: ecco i patrioti garanti dei sacri confini pronti a barattare con lo straniero, per un pacco di milioni, le risorse della patria. Matteotti, a caccia di prove con la determinazione di un mastino, viaggiò clandestinamente a Londra – sfidando le spie – e compilò un dossier micidiale, che venne bloccato dal rapimento del 10 giugno 1924.
La progressione narrativa è incalzante, insaporita da espressioni gergali in siciliano, veloci pennellate che non rallentano la lettura. I riferimenti a fatti e persone non sono casuali. Lo confessa lo stesso autore quando ad esempio – nel gioco del verosimile – modifica il nome del paese che fa da scenario, Montorsi nel racconto, Riesi nella realtà. Non siamo in un paese anonimo: Riesi è un tassello della storia democratica del Novecento, sia per l’opposizione al fascismo, sia perché negli anni Sessanta vide l’opera del pastore valdese Tullio Vinay, quando fondò il centro Servizio Cristiano per combattere con i siciliani la miseria, la disuguaglianza, la mafia.
Tra i personaggi storici che popolano il romanzo appaiono anche Pompeo Colajanni, il leggendario comandante partigiano Barbato, tra i protagonisti della liberazione di Torino nell’aprile 1945. Gaetano, dopo aver affidato infatti il suo dossier a Colajanni, non si ferma compiaciuto della sua opera, ma prosegue verso nuove tappe di libertà: «Gaetano si alzò, andò in camera sua, tirò fuori dal nascondiglio il taccuino e ricominciò a scrivere».
Pietro Manuguerra, Correva l’anno 1924. Cronaca di un’indagine silenziosa in Sicilia, Mesogea, Messina 2025, 176 pagine, 16 euro