Dopo 1.000 giorni di conflitto, il Sudan è al collasso
Christian Aid e altre 12 organizzazioni chiedono al Governo del Regno Unito di intensificare gli sforzi diplomatici e umanitari per fermare la catastrofe
Christian Aid – organizzazione internazionale per lo sviluppo – si è unita ad altre 12 importanti organizzazioni umanitarie per sollecitare il governo del Regno Unito ad agire immediatamente per prevenire un’ulteriore catastrofe in Sudan.
Mille giorni di conflitto hanno lasciato la popolazione in balia di fame, malattie e violenze mortali, afferma Christian Aid.
Quasi 34 milioni di persone hanno un bisogno urgente di assistenza umanitaria, rendendo il Sudan la più grande crisi umanitaria al mondo. Oltre 11 milioni di bambini affrontano livelli di fame di emergenza o peggiori. Circa 770.000 bambini rischiano di morire a causa della malnutrizione acuta grave.
Patrick Watt, amministratore delegato di Christian Aid, ha dichiarato: «In quanto ex potenza coloniale e importante donatore di aiuti, il Regno Unito potrebbe e dovrebbe svolgere un ruolo chiave nel fermare i combattimenti e nel porre fine all’emergenza umanitaria.
Come “penholder” nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il governo britannico ha contribuito a rendere la crisi più visibile, anche durante il recente assedio di El-Fasher, che ha causato la morte di molte migliaia di civili. Ma si può fare di più per spingere verso un cessate il fuoco immediato, come primo passo verso una pace duratura».
Insieme alle altre organizzazioni, Christian Aid chiede al governo britannico di:
- intensificare gli sforzi diplomatici, anche attraverso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, per promuovere un cessate il fuoco immediato e su scala nazionale;
- proteggere civili, operatori umanitari e soccorritori locali, sostenendo iniziative per prevenire ulteriori attacchi, atrocità e violazioni del diritto internazionale umanitario;
- garantire un accesso umanitario rapido, sicuro e continuo in tutto il Sudan, soprattutto nelle aree colpite dal conflitto e assediate, affinché gli aiuti raggiungano ogni comunità in difficoltà;
- aumentare subito i finanziamenti, in particolare a favore delle organizzazioni locali e guidate da donne, per fermare l’espansione della fame catastrofica e fornire assistenza salvavita, soprattutto a donne e bambini costretti a fuggire dalle proprie case;
- sostenere una risposta regionale alla crisi, collaborando con i Paesi confinanti per rafforzare l’assistenza ai rifugiati, consentire l’accesso transfrontaliero agli aiuti umanitari e impedire un’ulteriore espansione del conflitto.
Le petizioni firmate saranno raccolte da tutte le organizzazioni aderenti e consegnate congiuntamente a Downing Street il 15 aprile 2026, a tre anni dall’inizio del conflitto, come segno di un appello unitario all’azione e della forza del sostegno pubblico.