Una tregua per i Giochi
La Consulta regionale per il dialogo interreligioso in Lombardia si esprime in vista delle imminenti Olimpiadi invernali: sia questa l’occasione per una moratoria basata sui veri valori dello sport
«In qualità di membri della Consulta Regionale per la promozione e l’integrazione del dialogo interreligioso della Lombardia, in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 rivolgiamo un messaggio di pace, di speranza e responsabilità a tutte le nazioni, ai partecipanti, agli organizzatori, agli spettatori e a quanti in tutto il mondo guardano a questo evento con entusiasmo e fiducia. In un tempo segnato da fragilità crescenti, da tensioni globali che attraversano tanti scenari di guerra nel mondo, anche alle porte dell’Europa, e da conflitti che continuano a mettere a dura prova la dignità umana, sentiamo forte il dovere di riaffermare il valore del dialogo, dell’incontro e del rispetto reciproco. I Giochi Olimpici rappresentano un’opportunità unica per valorizzare la diversità come ricchezza e per promuovere l’incontro tra spiritualità, culture e lingue. In questo senso, il dialogo interreligioso si propone come strumento concreto per costruire ponti di comprensione e cooperazione, al servizio della pace e della giustizia».
C’è voluta più di una seduta per scrivere una dichiarazione che potesse essere accolta da chi è presente nella Consulta. Ebraismo, cristianesimo, buddismo, induismo, islam hanno dialogato con i diversi rappresentanti politici della Regione Lombardia, quasi tutti uomini, naturalmente, che – bisogna dire – spesso, hanno ascoltato e accolto le proposte emerse dalle e dai rappresentanti delle religioni. Il risultato è davvero importante: le religioni, se vogliono, possono lavorare insieme e farsi ascoltare nel tentativo di costruire quel bene comune che ogni spiritualità dovrebbe portare con sé.
Il dialogo interreligioso, questa volta, ha avuto la capacità di creare legami di comprensione e collaborazione, con l’idea di poter dire qualcosa, davvero insieme, sulla pace e la giustizia. Fin dall’antica Grecia, ricorda la dichiarazione, l’ideale olimpico è stato intrinsecamente legato alla tregua, che sospendeva le guerre per consentire la partecipazione libera ai Giochi. Questo principio, ancora valido nei Giochi moderni, ci ricorda che lo sport può e deve essere uno strumento di unione. Ogni atleta che gareggia con rispetto diventa una messaggera o un messaggero di una cultura di pace che supera le divisioni politiche e religiose.
A questo riguardo è un gran peccato che all’interno delle nostre chiese non si sia sviluppata una cultura che riconosca nello sport una possibilità di comunione tra atlete e atleti provenienti da storie politiche che li riconosce come popoli antagonisti. Eppure, persino la Bibbia usa immagini sportive: Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa (1 Corinzi 9, 25).
«La nostra esperienza del sacro, – continua la dichiarazione – vissuta in forme differenti ma animata da valori comuni, ci invita a cogliere anche la dimensione spirituale di questo grande evento. Auspichiamo che Milano Cortina 2026 possa trasmettere al mondo un messaggio forte e chiaro: la convivenza è possibile, la pace è necessaria, l’umanità è una sola. (…) Al centro va riscoperta la dignità della vita e della creazione, realtà che appartengono a Dio e non possono essere rivendicate come possesso esclusivo. Solo custodendo insieme questo dono comune potremo vivere la fraternità autentica e costruire un futuro di pace».
Almeno una parte della Consulta è cosciente del fatto che ospitare un’Olimpiade porta con sé diverse contraddizioni: l’ossessione per la sicurezza che ha tirato dentro, molto avversata da diversi di noi, la presenza di ICE al seguito delle squadre nordamericane e dei politici che le accompagnano; la militarizzazione di Milano che già ora pullula di Forze dell’ordine nelle diverse declinazioni; i disagi portati nel giorno dell’apertura dei Giochi, che bloccherà non solo i trasporti ma il passaggio pedonale in alcune zone della città; la devastazione di intere aree verdi; la costruzione della Milano Santa Giulia Ice Hockey Arena, la più grande d’Italia, ribattezzata “la cattedrale nel deserto” perché le opere e i servizi previsti intorno al palazzo del ghiaccio non sono stati realizzati. Da qualche parte però bisogna cominciare. Non ci sarà mai un’occasione perfetta per mettere insieme delle persone che decidono di rischiare di fare qualcosa insieme nonostante siano davvero diversi. Questa volta lo sport ci ha permesso questo piccolo miracolo. Speriamo che possa accadere sempre più spesso.
Foto di Federigo Federighi